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arte e mostre
"L'Arlecchino Tristano Martinelli"

a Mantova

di Michele De Luca

La Casa Museo Sartori di Castel d’Ario (Mantova), fino al 28 maggio, presenta la rassegna “L’Arlecchino Tristano Martinelli – la Commedia dell’Arte nell’Arte Contemporanea”, curata – unitamente al catalogo - da Arianna Sartori. In mostra 58 opere, tra dipinti e sculture, realizzate da Baldassin Cesare, Baratella Paolo, Bedeschi Nevio, Bellomi Federico, Benedetti Laura, Benghi Claudio, Bianco Lino, Bobò Antonio, Bonafini Annalisa, Bongini Alberto, Budini Gianfranco, Calabrò Vico, Calvi Cesare, Capraro Sabina, Castagna Angelo, Castaldi Domenico, Cattaneo Claudio, Crestani Cristina, De Micheli Gioxe, Desiderati Luigi, Dugo Franco, Dulbecco Gian Paolo, Faccioli Giovanni, Falco Marina, Ferraris Giancarlo, Fioravanti Ilario, Fonsati Rodolfo, Galante Sabino, Galbiati Barbara, Grilanda Alberta, Guala Imer, Lavagna Silvana, Lo Presti Giovanni, Luchini Riccardo, Macaluso Marisa, Masserini Patrizia, Merik Milanese Eugenio Enrico, Molinari Mauro, Nastasio Alessandro, Nigiani Impero, Pantaleoni Ideo, Pedroli Gigi, Pilon Valerio, Poggiali Berlinghieri Giampiero, Previtali Carlo, Rossato Kiara, Sandrone Manuela, Santoli Leonardo, Scotto Aniello, Sironi Fabio, Soravia Sandro, Staccioli Paolo, Terreni Elio, Timoncini Luigi, Venditti Alberto, Vigliaturo Silvio, Zoli Carlo, Zucchellini Maurizio.

Lo scorso 7 aprile cadeva l’anniversario dei 460 anni della nascita di Tristano Martinelli. Con questa originale e intrigante iniziativa si è voluto rendere omaggio al grande “Arlecchino - Tristano Martinelli”, con una attenta selezione di opere che raffigurano oltre ad Arlecchino altre maschere italiane, scene teatrali della Commedia dell’Arte, realizzate grazie ad una interpretazione personale ed intuitiva, che esplora aspetti e situazioni veramente originali; dato il tema, tutte le opere si collegano una all’altra e la loro osservazione risponde ad una sensazione unica, di piacere, di cultura e di bellezza. Intensa e avventurosa è stata la vita di Tristano Martinelli, il quale – come scrive Maria Gabriella Savoia nel suo testo introduttivo in catalogo – “nasce da Francesco e da Lucia il 7 aprile 1557 a Marcaria, nella campagna mantovana. Trascorre la gioventù seguendo il fratello Drusiano, alternando parti di acrobata e di attore nelle parti comiche, in giro per le piazze europee. Con lui e la cognata, fa nascere alla fine del XVI secolo, una compagnia teatrale, che ottiene riconoscimenti e protezione da parte del duca di Mantova Vincenzo I Gonzaga. Nel 1584 - 85 recita in Francia, interpretando in modo esclusivo il ruolo di Arlecchino, sceglie il nome dalla tradizione popolare francese adattando il suo personaggio al gusto del pubblico parigino e, all’originaria casacca grigia degli zanni, sostituisce una veste aderente a cui aggiunge qua e là pezze di vari colori. Un’ulteriore modifica alla figura dello zanni è l’uso del dialetto mantovano arricchito con parole latine, francesi, spagnole, imparate durante la sua carriera. Con questo personaggio è promosso Re dei Diavoli. Si sposa con Cassandra Guantari. Nel 1598 decide di rientrare a Mantova, al servizio del duca Vincenzo I Gonzaga. Nominato capocomico in occasione delle nozze di Maria de’ Medici ed Enrico IV di Francia, pubblica uno scherzoso volume intitolato ‘Composition de Réthorique’. Dato che il suo personaggio, a metà fra l’attore e il buffone di corte, supera in quanto a celebrità, tutti gli altri comici della compagnia, è nominato massaro dei comici, artisti e venditori ambulanti con il compito di riscuotere le tasse sugli spettacoli, carica che diventa ereditaria dopo la sua morte”.

Rimasto vedovo, a cinquantadue anni si sposa con la ventenne veronese Paola Avanzi che negli anni gli darà ben sette figli: Francesco, tenuto a battesimo dal principe di Mantova con la consorte Margherita di Savoia. Da questo momento il Martinelli inizia la sua strategia del comparaggio, con la quale riesce a legare a sé i maggiori principi italiani ed europei, ai quali offre di far da padrino ai suoi figli, definiti con ironia ‘gattesini’, che poi vengono accolti a corte. La parentela con i potenti del tempo serve a confermare la sua presenza nelle corti e a compensare le doti tecniche recitative, soprattutto quelle acrobatiche, che iniziano ad essere minacciate dall’età. Nel gennaio 1618, da Alessandro Gonzaga di Novellara, compra un mulino situato nel comune di Bigarello, su cui appone una lapide descrittiva della sua arte, conservata ora nel Museo della città di palazzo San Sebastiano a Mantova, sulla quale si fa raffigurare come Arlecchino che, legato da una grossa catena alla sua proprietà, scaccia per sé e per la sua famiglia i tormenti della fame. Martinelli quindi vive a Mantova, prima nel quartiere di Pradella e quindi nella contrada del Mastino diventato poi quartiere di San Leonardo, fino alla morte sopraggiunta nel 1630”.

articolo pubblicato il: 22/04/2017

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