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prima le idee
di Domenico Benedetti Valentini

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un contributo dell'avvocato Domenico Benedetti Valentini, già deputato e senatore, sulle prospettive del centrodestra.

"Facciamo il punto sui “lavori in corso” per quanti ci stanno chiedendo aggiornamenti. E’ ormai noto che noi (numerosi ex deputati e senatori di Alleanza Nazionale, divenuti ex in quanto escomiati dalle “liste bloccate” del PdL per mano di un certo Denis Verdini, dico Verdini!, con facoltà attribuitegli da Berlusconi nel 2013) non abbiamo ritenuto di aderire ad alcuno degli attuali partiti costituiti in Parlamento. Col massimo rispetto per chi ha ritenuto di dare o mantenere militanza in Forza Italia, in Lega, in Fratelli d’Italia, o di fare passaggi dall’una all’altra. Siamo poco inclini a credere che ciascuno di questi partiti sia, di per sé, la soluzione alla domanda politica che sale dal Paese; e dubitiamo anche che la semplice loro sommatoria – teoricamente possibile, programmaticamente poco praticabile – sia la risposta di governo alle stremate aspettative della maggioranza degli italiani. Continuiamo a pensare che ci sia bisogno di un “soggetto” aggregato che vada oltre tutto questo; non tanto “nuovo” (aggettivo ormai stucchevole e mistificante), quanto innovativo per categorie mentali, linguaggio e stile, seppure radicato in quei “valori forti” identificanti di un “fronte della libertà” capace di non cadere nella melassa del moderatismo e del democristianismo di ricasco.

In quest’ottica ben dichiarata, il contrario di qualsiasi trasformismo, abbiamo lavorato e stiamo lavorando per un confronto più accelerato e, se del caso, concludente, in vista di una confluenza di energie di varia provenienza che, con generosa creatività, materializzi questo “soggetto”: non una somma, ma sintesi di gruppi e movimenti, che abbia titolo a chiedere fiducia a qualche milione di italiani disorientati, ma comunque contrari al degrado della sinistra in tutte le sue versioni. Sì, qualche milione, perché non stiamo alludendo a poche teste isolate, ma alla sterminata platea di persone sane e normali che chiedono affidabilità “antica e rinnovata” e dunque un motivo vero per tornare a votare. Le nostre stesse famiglie, i nostri colleghi di lavoro….. Solo nella giornata di domenica scorsa, la mattina eravamo, anzi ero, ad Assisi rincontrando persone d’ogni genere per le solennità pasquali; poi il pomeriggio nella strapiena piazza di Scheggino in Valnerina per la bella sagra annuale…..beh, decine e decine di persone mi hanno espresso questi stessi sentimenti, spronato a fare “qualche cosa” che ridia loro voce e rappresentanza.

In verità – per ora a nome di un bel gruppo di già parlamentari, di Alleanza Nazionale e non solo, salvo allargare la compagine ad amici di tutti i loro territori – ho avuto e sto avendo colloqui, sia pubblici sia ristretti, con quei “soggetti” che dicono di condividere questi intendimenti di fondo: oltre a fondazioni e associazioni politiche e culturali radicate “ a destra”, movimenti cattolici legati alla tradizione e non al relativismo, intellettuali conservatori, in termini più operativi con “Identità e Azione” (IDeA) del senatore Quagliariello, “Direzione Italia” di Raffaele Fitto, “Energie per l’Italia” di Stefano Parisi.

In delegazione abbiamo partecipato alle convention cui ci hanno cordialmente invitato i leaders di questi movimenti, che abbiamo trovato non solo affollate ma anche di contenuti interessantissimi e largamente condivisibili. La relazione di Gaetano Quagliariello ai suoi quadri riuniti alla Biblioteca di San Macuto ha esposto concetti e usato un lessico assolutamente anche nostri. Il discorso tenuto da Parisi all’Ergife di Roma ci è parso un’incoraggiante base di confronto e sintonizzazione. Gli interventi di Fitto, tenuti a Roma, in più regioni e da ultimo nella nostra Perugia, ci sono parsi sottoscrivibili al 90%, sia nell’analisi del passato, sia nella prospettiva. E allora?

E allora, a questi autorevoli amici stiamo cercando di dire con franchezza alcune cose essenziali:

A ) Comprendiamo che in questa fase ciascuno di voi è impegnato a consolidare ed espandere le adesioni al proprio movimento, percorrendo l’Italia con la “rete a strascico”. Ma non ha senso dire a ciascuno di noi: “Saremmo onoratissimi della tua adesione!”. Non è così che funziona, noi col nostro onorato vissuto non aderiamo in ordine sparso a chi ci risulta simpatico. Siamo portatori, incensurati e coerenti, di una – chiamiamola – affluenza da destra con le sue connotazioni: democratica, nazionale, sociale, interclassista, umanista, europeista, credente nell’economia d’impresa, nel senso dello Stato e dell’ordine, nel primato della libertà, nella concezione spirituale della vita individuale e comunitaria. Interessa il contributo, qualificato e riconoscibile, di una siffatta componente alla sintesi del nuovo “soggetto”? Sì? Allora strutturiamoci, con noi non ci sono problemi organizzativi. No? Arrivederci e tanti auguri! Però vi diciamo qualcos’altro.

B ) Se per avventura il vostro disegno fosse altro, tipo una “confederazione di centro” o una “casa dei moderati” aut similia, ci duole avvertirvi che questo non è un autobus, ma tutt’al più un pullmino di cui la pretesa guida è già affollata e screditata: Berlusconi, Renzi, Alfano, Verdini, Casini, socialdemocratici vari, civici, “riformatori ed altre sirene assortite. Ma parlano ai propri corridoi di palazzo. Fuori invece ci sono milioni di persone né moderate né estremiste, ma semplicemente normali. Perché oggi una persona “normale” continua ad essere moderata nei principi e nell’educazione civile, ma estrema nelle legittime reazioni ai fenomeni quotidiani che ha sotto gli occhi e spesso sulla carne: dal taglieggiamento fiscale alla prostituzione dei mezzi d’informazione, dall’immigrazione selvaggia alla delinquenza impunita contro le persone e i beni, dalla distruzione dell’ambiente alle perversioni spacciate come “diritti”, alla politica ridotta a propaganda strillata o melliflua o esaltazione d’immagine alimentata da cortigianismo e corruttela. Pertanto, chi vuole competere davvero con l’isterismo grillino, lo squallore renziano e i cosiddetti slogans populistici, occorre che si intesti pronunciamenti e progetti seri e praticabili certo, ma illuminati da premesse forti e in vibrazione col sentire popolare: cose che “al centro” non si trovano. Il centro, ormai, è un luogo della manovra politica, non del pensiero e nemmeno degli interessi legittimi reali. Insomma, per intenderci e tra virgolette, senza pretese ideologiche, l’elettorato, quando è libero da ricatti, sta “a destra”. Se in un soggetto “innovativo aggregante” non si trova anche la componente di destra, non si sente l’anima sociale, peccheremo di autosopravalutazione, ma prevediamo un rapporto con gli elettori limitato e limitante.

C ) Qui sta il punto. I cittadini diventano tuoi elettori quando la tua proposta è non solo giusta, ma anche probabile. L’elettore di centrodestra, tradizionalmente, non vuole “disperdere” il suo voto: è stato perfino ricattato, per decine d’anni, sotto questo profilo. Ecco allora, onorevoli Fitto, Parisi, Quagliariello ed altri all’opera: da soli – ciascuno – non ce la farete; raccoglierete adesioni generose, che vi sembreranno una rete nazionale consistente, ma non lo sarà abbastanza. Resterete sotto gli sbarramenti eretti dal regime e comunque non determinerete i baricentri politici. Sarebbe peccato mortale di energie dilapidate, un imperdonabile favore al regime. Insieme, invece, con una identità, una sfida riconoscibile, nome, volti e simbolo che significhino qualche cosa, non sommeremmo piccole percentuali tra di loro, ma lanceremmo una proposta in cui possono credere ambienti, famiglie, categorie e territori che neanche noi immaginiamo. Il bacino di espansione e consenso è potenzialmente straordinario. Ma il tempo disponibile è poco. Non si vara e non si sottopone alla conoscenza di milioni di cittadini una forza e proposta politica in qualche settimana a ridosso delle elezioni, senza neanche disporre di grandi mezzi da investire……

D ) Altro punto. Ci si fa presente che il percorso naturale e democratico dell’aggregazione saranno le “primarie”. Ora prescindiamo dal fatto che ognuno sta indicendo le mitiche primarie per quando meglio crede. Prescindiamo dal fatto che le primarie, se non normate per legge, sono di fatua configurazione, né possono dirsi un fatto particolarmente innovativo. Comunque ben si facciano. Si chieda ai simpatizzanti di fare per noi le scelte che noi non vogliamo o non sappiamo fare. Ogni strumento partecipativo, a questo punto del disfacimento democratico, è il benvenuto. Valuteremo l’opportunità di prendervi parte e di concorrere. Ma i nodi politici vengono prima delle primarie, le quali sono solo un metodo, uno strumento di cui va premesso il fine. Onorevoli amici, prima facciamo la professione di fede in un progetto ideale, assumiamo una identità, definiamo l’aggregazione da cui prendiamo le mosse, le sue discriminanti e linee di vetta, pur tenendo aperte le porte a chi si riconosce nelle premesse. Lanciamo all’opinione pubblica, con manifestazioni e strumenti di comunicazione, la proposta che abbiamo scandito e contornato. Compiuto questo atto irreversibile di generoso impegno, di doverosa chiarezza, di rigenerante entusiasmo, si dà corso agli strumenti nobili, a cominciare da consultazioni primarie dirette, per articolare nello specifico le opzioni programmatiche e far emergere ruoli direttivi e figure della rappresentanza.

Queste a noi sembrano questioni chiare e ragionevoli, per mettere insieme cuore, testa ed energie. Possiamo essere d’accordo? Vogliate dare presto risposte concludenti. A noi, sì, ve ne saremo grati. Ma molto di più le dovete a quel popolo di gente onesta e normale a cui voi e noi diciamo di volerci rivolgere."

articolo pubblicato il: 22/04/2017

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