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editoriale
in vino veritas
di Domenico Massa

In vino veritas: non significa che sia strettamente necessario essere ubriachi per dire ciò che si pensa. Talvolta è sufficiente una “ubriacatura da potere” per permettere che la lingua assecondi pedissequamente il volere del conscio e del sub-conscio.

Sono state attribuite da più parti le seguenti parole al Ministro del Lavoro: «Il rapporto di lavoro è prima di tutto un rapporto di fiducia. È per questo che lo si trova di più giocando a calcetto che mandando in giro dei curriculum»

La reazione da parte di politici e semplici cittadini ha costretto il Ministro alla seguente precisazione: «Voglio chiarire che non ho mai sminuito il valore del curriculum e della sua utilità. Ho sottolineato l’importanza di un rapporto di fiducia che può nascere e svilupparsi anche al di fuori del contesto scolastico. E quindi dell’utilità delle esperienze che si fanno anche fuori dalla scuola»

Dovrei dire cado dalle nubi. Purtroppo non sono minimamente meravigliato, perché il livello della classe dirigente in Italia è quello che è. In primis il ministro dovrebbe familiarizzare con il latino se è in vena di citazioni, perché il plurale di curriculum è curricula. Sorvolando sull’errore grammaticale e tornando al ben più grave strafalcione sul valore dei curricula, ci sarebbe da domandarsi come avrebbe potuto un giovane promettente ingegnere italiano ad essere assunto, per un incarico di rilevantissima responsabilità, da una multinazionale svedese. Non è l’unico esempio che mi viene in mente, anche per il fatto che molti giovani di grande valore hanno trovato una collocazione lavorativa degna dei propri titoli scolastici e formativi in genere all’estero. Ahimè l’elenco è lungo per questo povero Paese che sta esportando competenze di qualità per importare obtorto collo una pletora di potenziali delinquenti o manodopera a bassissimo costo. Con buona pace per l’eccellenza italiana.

Tornando alla “classe dirigente” appare certo che i curricula servono a poco ed è meglio avvalersi delle conoscenze. Il Ministro dell’Istruzione (superando il giallo del curriculum), ora è certo, non ha neanche uno straccio di diploma che dia accesso all’università.

Il ragionamento del Ministro del Lavoro è di una semplicità estrema e senza dubbio scevro di ipocrisia: per trovare lavoro è necessario conoscere qualcuno che ti faccia una raccomandazione. La prova è il fatto che, senza diploma di laurea e addirittura senza il diploma di scuola media superiore adeguato a consentire l’accesso agli studi universitari, si può tranquillamente essere nominati ministro dell’istruzione. In Germania per un copia incolla su una tesi di laurea senza la citazione della fonte si è dimesso un ministro, ma questa è tutta un’altra storia e soprattutto tutta un’altra Nazione.

articolo pubblicato il: 05/04/2017 ultima modifica: 13/04/2017

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