torna a "LaFolla.it" torna alla home page dell'archivio contattaci
cerca nell'archivio




ricerca avanzata


Google



contattaci

ingrandisci o rimpicciolisci il carattere del testo

opinioni e commenti
prime impressioni sul voto olandese
di D. B. V.

I risultati elettorali di un Paese, anche se europeo, forniscono un riferimento molto remoto per le tendenze di un altro Paese europeo. L’esito delle politiche olandesi non autorizza che una analisi sfumata in “chiave italiana”. Così in certo senso sarà per le elezioni francesi, anche se quel contesto è decisamente più avvicinabile al nostro. Con questa fondamentale riserva, va detto che il popolo olandese, recatosi peraltro alle urne abbastanza più numeroso del solito: 1) Ha duramente penalizzato la sinistra, che già allontanò dal governo e che ora non ha approvato nemmeno come “appoggiatrice” del governo; 2) Ha espresso una certa insoddisfazione per il partito liberale di governo (centrodestra), che ha confermato prima forza ma riducendone i seggi; 3) Ha rafforzato in voti e seggi il partito “di destra” che gli intellettualoidi chiamano “populista e anti-islamista”, ma senza attribuirgli un successo straordinario; 4) Ha rafforzato un poco i due partiti che potremmo definire centristi, forse destinati ad appoggiare un nuovo governo del liberale Rutte; 5) Ha attribuito consistente rappresentanza ai Verdi.

Prime indicazioni, salvo sviluppi post-elettorali? Una “destra” che punti tutto sul sentimento antieuropeista e sulla comprensibile reazione popolare contro un’immigrazione invasiva e destabilizzante, incrementa sicuramente la propria rappresentanza, ma è ben lontana dal diventare elettoralmente maggioranza. Può bensì influenzare le tematiche dominanti e condizionare programmaticamente chi in concreto concorre per governo e potere. Neanche il “moderatismo” da solo rappresenta più una vera maggioranza del popolo, nemmeno in un Paese ad economia avanzata, anche se costituisce una risposta “appetibile” quando assume in proprio i temi della destra di libertà e comunque alternativi alla sinistra. Conclusione: quasi ovunque si è alla ricerca di una nuova sintesi tra questi due filoni, ove sorgano uomini e formazioni onesti e credibili che si facciano preferire a demagoghi da avanspettacolo e dimostrino senso dello Stato e amore per l’equità sociale. Il quadro americano, cui molti in quest’occasione si sono riferiti, merita invece, a nostro avviso, un’analisi profondamente e qualitativamente diversa

articolo pubblicato il: 25/03/2017 ultima modifica: 31/03/2017

Commenta Manda quest'articolo ad un amico Versione
stampabile
Torna a LaFolla.it