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con questi modi, Brigida
di Carla Santini

È notizia di due giorni fa la richiesta da parte dei baristi romani di aumentare il costo della tazzina di caffè al banco. Si tratterebbe di un ritocco variabile tra i 10 e i 30 centesimi. Gli esercenti si sono accorti che a Manila ed a Città del Guatemala il costo di una tazza di caffè è di gran lunga superiore a quello richiesto in Italia.

Come direbbe Petrolini i casi sono due. La prima ipotesi è che i baristi non si sono accorti che ciò che costa tanto all’estero è quel prodotto che viene chiamato in tutto il mondo con la parola italiana “espresso”, mentre se si ordina il “caffè” ti danno una cosa completamente diversa, di solito un grande bicchiere di un caffè non fatto certo con la cattabriga, come un tempo si chiamava popolarmente la macchina per l’espresso, dal nome di una fabbrica di macchine per bar.

La seconda ipotesi riporta sempre a Petrolini, nello specifico a quanto diceva di statistiche e di polli, ovvero che da noi i dati sono sempre letti in modo creativo e che se si vuole dimostrare l’indimostrabile basta leggerli come si vuole. È vero che in tanti posti del Brasile l’espresso è più caro che a Roma, ma se ordina il locale cafezinho si paga molto di meno.

Aldilà della questione caffè, emerge ancora una volta la pratica tutta italiana di trovare giustificazioni o appigli per tutte le decisioni che si intendono prendere, giuste o errate che siano. Il genio italiano è d’ispirazione per tanti stranieri e migliaia di giovani lo portano in dote ai paesi che li ospitano, ma a volte il genio viene utilizzato per dimostrare l’indimostrabile, come è anche avvenuto con la faccenda Minzolini. Il senatore di Forza Italia è stato condannato in via definitiva per peculato commesso quando era ai vertici della RAI, un reato disgustoso perché milioni di italiani pagano il canone televisivo, esattamente come i loro nonni pagavano il canone EIAR ottanta anni fa, in tutt’altro contesto politico. Le spiegazioni date da alcuni senatori del PD che hanno votato con Forza Italia a favore di Minzolini sono state le più italicamente creative, o forse, a dirla schietta, semplicemente penose.

L’abolizione dei voucher è stata una vittoria di sindacalisti vecchi dentro che osteggiano in tutti i modi qualsiasi tentativo di cambiamento o di innovazione. Eppure riguardava solo un misero 1% dell’apparato economico, più o meno. Ma un governo che ha paura di un referendum e pur di evitare una sconfitta non si pone il problema di quanto lavoro tornerà ad essere tranquillamente in nero non dimostra di avere i requisiti morali per rispondere alle esigenze di un mondo in continua evoluzione, di giovani che restano eroi silenziosi impegnati a barcamenarsi tra la corruzione, il clientelismo, il nepotismo, la scarsa meritocrazia.

Sono stati ricordati in pompa magna i trattati di Roma, siglati giusto sessanta anni fa. Altri tempi, altri politici, altre speranze. La Brexit è la dimostrazione che la storia a volte torna anche indietro.

articolo pubblicato il: 17/03/2017 ultima modifica: 30/03/2017

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