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nel paese delle meraviglie
di Teddy Martinazzi

I giornali italiani più che di editorialisti e commentatori vari hanno sempre più bisogno di cronisti giudiziari, di quelli che passano ore ed ore appostati presso le macchinette per il caffè dei tribunali, che fanno amicizia con magistrati e cancellieri, che fiutano l’aria che tira nelle procure. Tutto questo perché la politica italiana è ormai in mano ai magistrati, inquirenti e giudicanti, e non solo di quelli che dalla magistratura sono passati, temporaneamente o definitivamente, a far politica.

Il dibattito politico non è incentrato sulle questioni del lavoro, della previdenza, della salute, ma sulla posizione giudiziaria di Tiziano Renzi. Un’altra bella tegola per il figlio, già duramente colpito dall’esito del referendum, che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto rappresentare l’apoteosi del premier e segretario. Comunque vada a finire giudizialmente la vicenda Consip, l’avventura politica di Matteo Renzi risente ogni giorno di più dalle notizie che trapelano che dagli amici sui quali poter contare all’interno del PD; se credeva di cavalcare trionfalmente il prossimo congresso, soprattutto dopo l’uscita di tanti ex compagni, ogni giorno che passa, con il padre mostrato in tutti i telegiornali, il logoramento della sua figura lascia sempre maggiori spazi ad Andrea Orlando. La crisi del PD fornisce sempre maggiori possibilità di vittoria al M5S, la vera alternativa di governo. Solo Bersani si ostina ad evocare una destra che a suo dire prenderà il potere se il centrosinistra non si riorganizza. Ma Bersani è colui che riuscì a non diventare premier dopo le elezioni del 2013, che diceva che solo l’esercito lo avrebbe cacciato dalla “ditta” e che si è presentato in direzione dicendo che a lui interessava solo lo Stato, mentre milioni di italiani si convincevano che dietro la scissione ci fosse stata in primo luogo la mancata nomina a Mister PESC di Massimo D’Alema.

Un centrodestra, o semplicemente la destra, come evoca Bersani, esiste in Italia, ma è ostaggio di un personaggio nato nell’anno in cui Vittorio Emanuele III assumeva il titolo di Imperatore ed i soldati che avevano combattuto la guerra d’Abissinia si preparavano ad affrontare il duro inverno di Spagna con le divise leggere con le quali erano entrati in Addis Abeba. C’è chi fa notare che anche Pippo Baudo è della classe 1936, eppure ancora conduce la principale trasmissione d’intrattenimento. Chi ha avuto modo di fare zapping e finirci dentro ha visto un vecchio signore che cammina con l’andatura tipica di chi non ha più le giunture di una volta e che presenta gli ospiti con una voce molto diversa da quella che aveva nei lontani anni Sessanta del secolo scorso.

Anche il leader che non vuole minimamente essere messo in discussione crede di vivere ancora nel secolo scorso, quando riuscì a mettersi di traverso, mandando fuori strada la gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto. Ma l’Italia è molto cambiata; la crisi economica, altrove ampiamente superata, da noi è ancora viva e vegeta e le prospettive di crescita sono a livello di prefisso telefonico; i giovani che non vantano la qualifica di studente sono tragicamente disoccupati; i bambini che nascono sono spesso figli di migranti e quelli figli di italiani nascono al di sopra delle Alpi e dopo la Brexit molti di loro nasceranno extracomunitari.

Forza Italia spera che il Governo duri, in modo da superare l’impasse dell’incandidabilità del proprio leader; per questo si è dichiarata garantista, in modo che il Ministro Lotti, a ragione o a torto messo in mezzo alla vicenda Consip, possa mantenersi saldo in sella. Naturalmente di primarie non se ne deve parlare, perché il leader deve essere il patron di Forza Italia, per di più prossimamente rimpolpata da ex verdiniani, ex alfaniani ed ex casiniani in fuga, se non addirittura anche dai tre capi.

articolo pubblicato il: 07/03/2017 ultima modifica: 17/03/2017

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