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arte e mostre
"La città tentacolare"

a Mantova


Arianna Sartori ARTE & OBJECT DESIGN Via Cappello, 17 – 46100 MANTOVA - Tel. 0376.324260 - info@ariannasartori.191.it

Riccardo Luchini
La città tentacolare

dal 25 febbraio al 9 marzo 2017

Una nuova mostra a Mantova dell’artista Riccardo Luchini intitolata “La città tentacolare” si potrà ammirare alla Galleria Arianna Sartori nella Sala di Via Cappello 17. La personale si inaugurerà, alla presenza dell’artista, Sabato 25 febbraio alle ore 17.00 e resterà aperta al pubblico fino al prossimo 9 marzo 2017.

La città tentacolare di Riccardo Luchini
La città, che Riccardo Luchini ossessivamente scruta e definisce nelle sue infrastrutture storiche e nuove, è a un tempo realtà urbana in continua trasformazione e metafora di un intricato recinto che esseri viventi e natura animata e inanimata include e accomuna nell’uguale destino di esilio, perdita e rimpianto. Mutevole la città cantata da Riccardo Luchini, e labirintica - “La forme d’une ville / change plus vite, helas! Que le coeur d’un mortel” (Baudelaire) - luogo dello spaesamento, dell’indigenza e della ricchezza, dove si consuma la condanna, a carico dell’uomo, del Dio biblico, cui si indirizzano, dopo la cacciata dal paradiso, invocazioni e bestemmie. Solidale, l’artista, per indole e formazione con Charles Baudelaire cantore della modernità, nel momento della germinazione e resa dell’apparenza urbana che di continuo gli sfugge, sembra far proprio lo stesso grido dell’incipit de “Le cygne”: “Andromaque, je pense à vous”. Dove Andromaque, privata del suo Ettore e alla mercé del vincitore, è tutte le donne offese che nella città tentacolare patiscono odiose subalternità al predominio di maschi imbarbariti, e violenze, e umiliazioni. Tra esse, la “negresse”(figura che preannuncia le grandi migrazioni), che la tisi consuma al pari della cocente nostalgia “dei superbi palmizi dell’Africa remota”. E, tra i sacrificati della città ingorda di spazio, anche il cigno, icona di natura animata, privato del suo elemento vitale, l’acqua, il cigno che, vinto d’arsura, rivolge a Dio un rimprovero eterno e muove a pietà il poeta. Tutti esseri, questi, di lacrime nutriti che patiscono la perdita di “ciò che non si ritrova mai più, mai più”: i prigionieri, i vinti e altri ancora, immolati sull’altare dello sviluppo industriale che non diventa progresso. Tutto questo è la metropoli che Baudelaire profeticamente canta con la parola che si fa musica e poesia e Luchini sublima con la parola, di cui dispone: la pittura. Sicché un luogo convulso, caotico, opprimente, dilatato carcere piranesiano, sognato approdo di tutti i disperati della terra e dei pochi che aspirano alla gloria, agli occhi dell’artista che ha vocazione dionisiaca e grazia apollinea è anche luogo di bellezza misteriosa e, in alcuni lacerti, di sospensione metafisica. È il prodigio di una visione mitopoietica della città-girone dantesco, dove si consumano le tensioni verso l’alto e verso il basso dei viventi che l’abitano, inferno e spes contra spem di paradiso, sterminato ring, dove si combattono Dio e il Maligno, irriducibili avversari di sempre, campus di traiettorie di luce e rugginose tenebre. Ma, quale il logos proprio di Luchini per darci la sua idea di città? Artista colto e largamente dotato di un ricco repertorio di mezzi espressivi, scansa le secche della pura e semplice descrizione o illustrazione per restituirci sulla tela l’oltre dell’apparenza fenomenica. Se la città moderna si connota per la monumentalità delle sue emergenze volumetriche che si stagliano solenni sulla linea d’orizzonte, ecco che, per esempio, tre silos, banali manufatti di consueta funzionalità industriale, assumono, per forza di segno e colore, valenza metafisica e portanza poetica. Ancora. Se la città si appalesa come scenario in continua evoluzione attraversato da linee e suoni intersecantisi, ecco che tangenziali, scali ferroviari, cavalcavia e strade non sono motivo di esercizio tautologico, ma discorso segnico a evidenza della velocità e del dinamismo del nostro tempo, quindi linguaggio pittorico identitario, stigma luchiniano. Mira l’artista, con il suo sistema compositivo e di segni, a “intensificare la qualità illusoria (dell’opera d’arte) per creare il più possibile l’effetto della vita” (Alberto Giacometti). Vita e arte vivono in rapporto dialettico per trarre l’eterno dal transitorio e dall’effimero, di cui si nutre il grande ventre della metropoli, dove non resta che “consumare il tempo attraverso il lavoro e il piacere” (Gesualdo Bufalino) nel vano tentativo di sfuggire a un destino irredimibile. Così l’artista, novello Eugène de Rastignac (Père Goriot – Balzac), guardando l’immenso corpo della città tentacolare, da una postazione alta, lancia il suo guanto di sfida e l’esito del duello è un grande affresco carico di dannazione e folgorante bellezza.
Giovanni Stella

Riccardo Luchini è nato a Milano nel 1949. Ha svolto il ruolo di docente presso l’Accademia di Belle Arti di Brera (Milano), l’Accademia di Belle Arti di Roma e l’Accademia di Belle Arti di Carrara. Attualmente è docente presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino. Vive e lavora a Pieve a Elici, Massarosa (Lucca). Hanno scritto di lui, tra i tanti: Tommaso Paloscia, Dino Carlesi, Nicola Micieli, Paolo Levi, Massimo Bertozzi, Claudio Giumelli, Giuseppe Cordoni, Giovanni Faccenda, Lodovico Gierut, Anna Vittoria Laghi, Serena Vanzaghi, Melina Scalise, Paolo Nerbi, Stefano Silvestri, Maria Gabriella Savoia, Bruna Nizzola, Roberto Valcamonici, Marcella Malfatti, Giuseppe Parisio, Adolfo Lippi, Giammarco Puntelli.

Nome della Galleria: Galleria "Arianna Sartori" Indirizzo: Mantova - via Cappello 17 - tel. 0376.324260 Titolo della mostra: Riccardo Luchini. La città tentacolare Date: dal 25 febbraio al 9 marzo 2017 Inaugurazione: Sabato 25 febbraio, ore 17.00. Sarà presente l’artista Orario di apertura: dal Lunedì al Sabato: 10.00-12.30 / 16.00-19.30. Chiuso festivi

articolo pubblicato il: 23/02/2017

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