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finanza
zero virgola
di Domenico Massa

Ho ripetuto fino allo sfinimento che non mi appassionano minimamente le vicende italiane, ma il commento dei dati diffusi dall’Istat e dalla Commissione Europea ha del grottesco. Deve essere ricordato che nel 2015 le previsioni di crescita del PIL italiano erano dell’1,4%, poi ad ottobre del 2016 furono limate fino allo 0,8% il resto è storia contemporanea.

E’ stato diffuso il dato sulla crescita del PIL allo 0,9% con un incremento rispetto alle previsioni del Governo. Dal Governo un commento entusiastico: “bene, così siamo sulla strada giusta”. A questo punto è necessaria una serie di riflessioni, prima fra quella che il Governo sbaglia anche al ribasso le previsioni di crescita, che aveva dato; infatti il balzo, per così dire, non è minimamente legato all’azione di Governo, ma alla congiuntura complessiva dell’economia europea. Proprio su questo versante arriva la doccia fredda per i bollori dell’esecutivo italiano. L’Italia è il fanalino di coda dell’Europa. Tutti gli altri sono cresciuti più dell’Italia.

Naturalmente nessuno, in casa, si è accorto del miglioramento, perché siamo ancora agli “zero virgola”, quando per poter sperare in una ripresa delle dinamiche occupazionali sarebbe necessario almeno un + 3% di crescita del PIL. Numeri lontani fino a quando in Europa la Cancelliera Merkel sarà succuba del “falco” Schauble e speriamo di non aver troppo offeso i falchi che possono vantare un’acutissima vista, mentre il ministro delle finanze tedesco si sta distinguendo per non riuscire a vedere oltre la punta del proprio naso, esattamente come gli ha fatto notare il proprio collega Gregor Gysi in un discorso al parlamento tedesco il 17 luglio 2015, dove lo ha pubblicamente accusato, con la politica del rigore, di contribuire vistosamente alla disgregazione dell’Europa. Finché in Italia la “Politica” sarà latitante e continueranno ad essere scelti ministri solo perché sono ben visti dalla “Comunità Finanziaria”, le prospettive di crescita sono legate alla sola dinamica automatica dell’andamento dell’economia mondiale, e forse sarà mortificata anche quel poco di crescita che ci potrebbe investire per puro caso. Per fortuna sembrerebbe che nel mondo il clima sia cambiato: infatti l’annuncio dell’aumento dei tassi usa non ha minimamente turbato i mercati che avrebbero dovuto essere in contro tendenza con l’apprezzamento del dollaro rispetto alle altre valute.

E’ noto che gli investitori hanno la memoria corta, ma deve essere ricordato che il 12 febbraio 2016 ci fu uno storno generalizzato solo per il sospetto che la Fed potesse aver avuto in mente di aumentare i tassi e sospendere o ridimensionare il Q.E., costringendo Draghi a usare il “Bazooka” per arginare l’ondata di vendite che non risparmiò nessuna delle “asset class” che si utilizzano per differenziare gli investimenti finanziari. Forse c’è qualcosa di nuovo sotto il sole, ma in finanza non funziona come con le stagioni; alla primavera può sempre seguire un severo inverno e la prudenza è una virtù che supera per utilità tutte le altre.

articolo pubblicato il: 17/02/2017 ultima modifica: 25/02/2017

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