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finanza
e vai col tango
di Domenico Massa

L’unica speranza che possiamo ancora flebilmente nutrire è quella di veder classificata come “fake new” il lungo articolo comparso su” libero quotidiano.it” a firma di Guido Crosetto e Marco Zanni, dal titolo “ Il colpo di grazia per le banche italiane: cambia tutto, bomba da 400 miliardi”.

In sintesi un piccolo emendamento all’articolo 507 del regolamento sui requisiti patrimoniali (Crr) prevede di delegare all’Eba, l’autorità bancaria europea, la facoltà di cambiare l'approccio sull' esposizione bancaria nei confronti degli Stati e del loro debito sovrano: i titoli di Stato in pancia alle banche non saranno più considerati a rischio zero se con rating inferiore alla A.

Considerando che l’Italia è al penultimo posto prima della classificazione “junk” significa che i titoli di Stato italiani detenuti per oltre 400 miliardi e che ora hanno coefficiente zero, dovranno essere calcolati con ben altro coefficiente con conseguenze disastrose sul coefficiente patrimoniale utilizzato per gli stress test. Le conseguenze saranno apocalittiche visto che i titoli con rating inferiori alla A dovranno essere rimpiazzati nel più breve tempo possibile con quelli con almeno rating A. In pratica ci sarà uno spostamento repentino e massiccio verso i Titoli di Stato dei Paesi del Nord Europa, e quelli dei Paesi deboli verranno buttati a piene mani sul mercato con la conseguente impennata degli “spread”. In sintesi si metterebbero in ginocchio le poche banche italiane ancora sane; paradossalmente ancora più sane di quelle dei Paesi del nord Europa che hanno in pancia un bel quantitativo di level-3 asset, quelli che l’uomo della strada chiama derivati e che se solo provasse a capire con precisione di che si tratta ci guadagnerebbe sicuramente un bel mal di testa; inoltre dovrebbe confidare che chi gli ha fornito la traduzione dall’inglese non abbia commesso anche solo una minima imprecisione, che potrebbe determinare il rischio di rovesciare i termini e gli obblighi del contratto.

Non serve un luminare per capire che se si tratta di una notizia con solide basi di verità, l’uscita dall’euro sarebbe una liberazione a costo di dover ricominciare dal PIL del 1946. Tanto per trovare un ordine di grandezza per testare le dimensioni della catastrofe finanziaria, basti pensare che è stato stimato il danno dei terremoti in 23,5 miliardi di euro: il Sistema bancario italiano dovrebbe sostituire titoli di Stato per 400 miliardi.

E’ stata inventata una nuova arma, che ricorda quella di cui si parlava negli anni ’70: una bomba che distrugge tutti gli esseri viventi lasciando intatti i manufatti. Nel caso specifico sono lasciati intatti i manufatti e la forza lavoro; sarebbe effettuato un ridimensionamento drastico delle pretese della classe operaia e la cancellazione delle speranze della classe media, la più grande redistribuzione di ricchezza di tutti i tempi. Peccato che la direzione del trasferimento sia esattamente contraria rispetto a quella che i politicanti di sinistra amano lasciar credere e sperare ai cittadini per prendere voti.

Rimandiamo a dopo aver ricevuto conferme gli approfondimenti sulle responsabilità, perché non è mai stato opportuno fare il processo alle intenzioni. Ma “gli atti non sono belli” disse il rospo che vedeva affinare la punta di un bastone.

articolo pubblicato il: 17/02/2017 ultima modifica: 25/02/2017

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