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finanza
i soldi in cantina
di Domenico Massa

A metà gennaio 2017 DBRS , la più grande società di rating canadese, ha ridotto la valutazione sul debito pubblico italiano. Immediatamente importanti testate che si occupano di economia depotenziarono la notizia affermando che non avrebbe avuto impatto sui mercati ed evidenziarono che l’indicatore più sensibile non dava segni di reazione: infatti lo “spread” BUND/BTP non aveva subito variazioni apprezzabili. Si osserva nella narrazione giornalistica la tendenza a circoscrivere all’immediato l’orizzonte temporale tra causa ed effetto.

Spesso nella narrazione giornalistico-economica si commette l’errore di confondere l’effetto con la causa e di sottovalutare l’ipotesi che ci si trovi di fronte non ad una causa, ma ad una pluralità di cause. Il vero rischio che si corre è quello di asservire un “fatto” a sostegno di una congettura. Già in passato la ricostruzione giornalistica ha indotto la formazione di opinioni pubbliche basate su presupposti completamente infondati. La caduta del Governo Berlusconi fu causata dall’impennata dello Spread BTP/BUND a livelli insostenibili. In seguito abbiamo familiarizzato con l’indicatore “spread”, e anche il grande pubblico ha potuto rendersi conto che più che le vicende italiane (in gran parte legate più che all’economia alla vita privata del capo del Governo), lo spread rifletteva i timori sulla tenuta del “sistema euro”.

Nel 2010 qualcuno in Europa si dichiarava favorevole ad un euro a due velocità ed anche sui vari blog autoaccreditatisi come esperti di economia cominciarono ed imperversare conversazioni inverosimili con tanto di esempi, per descrivere la diversa sorte che sarebbe toccata ai depositi in euro presso le “poste svizzere” rispetto ad euro detenuti in una cassetta custodita in una cantina italiana. Cose dell’altro mondo. Il vero è che l’euro non può prescindere da ulteriori passi verso l’unificazione. Il problema è che questi ulteriori passi sono imprescindibili dallo spirito di solidarietà tra i Paesi europei aderenti. E’ necessario un meccanismo automatico di ridistribuzione del surplus esattamente come avviene negli USA.

Oggi la Germania ha un surplus commerciale di 250 miliardi di euro. Nessuno in Europa si è sognato di valutare l’apertura di una procedura di infrazione per surplus eccessivo, mentre tra Commissione e FMI è senza soluzione di continuità la gara a chi è più “rigorista” nei confronti dei Paesi finanziariamente deboli.

Moody’s ha confermato la valutazione del debito pubblico italiano tagliando l’outlook a negativo. Il responso circa la valutazione assume un significato importante, poiché l’Italia è già stata relegata ad appena due gradini sopra la soglia “Junk”. La valutazione pesa anche sui titoli emessi dalle banche che hanno chiesto la garanzia dello Stato perché avranno la medesima valutazione assegnata allo Stato stesso. E’ pur vero che per effetto della crisi finanziaria mondiale gli Stati che possono vantare la tripla “A” sono sensibilmente diminuiti, ma dai gradini bassi sarebbe un grave errore pensare “mal comune mezzo gaudio”.

articolo pubblicato il: 13/02/2017 ultima modifica: 17/02/2017

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