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finanza
la lepre e la lumaca
di Domenico Massa

Pochi sanno che il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble non è mai stato un europeista convinto: per rendersene conto basta valutare le sue ultime esternazioni circa la necessità di formalizzare il concetto di Europa a più velocità.

In effetti l’idea dell’Europa a più velocità Schaeuble l’ha sempre teorizzata; è sufficiente un approfondimento per recuperare alcune sue dichiarazioni risalenti al 1994. Il linguaggio politichese nasconde concetti che non sono facilmente esternabili senza evocare negli ascoltatori sentimenti di fastidio. Quale è il problema? In realtà non c’è un solo problema; ci sono diversi problemi. Finché le cose sono andate relativamente bene ogni Stato membro seguiva il processo di unificazione con la propria idea di integrazione, che sicuramente era diversa rispetto a quella di tutti gli altri Stati, almeno nella narrazione che veniva fatta ai cittadini dei singoli Stati. Esattamente come avviene in un condominio, ogni condomino pensa prima di tutto ai propri interessi; se poi gli interessi di tutti fanno in modo che il condominio intero ci guadagni è meglio. Nessuno dei condomini lo ammetterà mai neanche difronte all’evidenza.

I problemi del percorso di unificazione sono esplosi con la crisi finanziaria e migratoria. In un primo momento la crisi finanziaria è stata gestita con rigore e nell’interesse della Germania, che ha potuto risolvere le problematiche del proprio sistema bancario ultra esposto nei confronti dei Paesi deboli d’Europa: i così detti PIIGS. Utilizzando mezzi forti appoggiati dalla TROIKA, la Germania ha riscosso tutto quello che doveva riscuotere e per questo anche Paesi non esposti, come l’Italia, hanno dovuto mettersi le mani in tasca e finanziare copiosamente quello che fu chiamato il fondo salva stati. Quando la BCE si è resa conto della gravità della situazione ha abbandonato le proprie posizioni ortodosse e in linea con i cugini di oltre oceano ha cominciato una politica di acquisto sul mercato di titoli degli Stati membri, in modo tale da sostenere la domanda e scongiurare una caduta libera dei prezzi che avrebbe depresso irrimediabilmente l’economia reale.

Parecchie cose si sono messe di traverso: i Paesi del sud Europa non tengono il passo con la crescita media del PIL europeo e si profilano all’orizzonte procedure di infrazione per deficit eccessivo. I risparmiatori tedeschi mal sopportano questo lungo periodo di tassi bassi e se ne fregano se un aumento dei tassi o quantomeno un allentamento della politica monetaria della BCE potrebbe compromettere quell’ipotesi di crescita che le statistiche segnalano, ma che i cittadini non riescono neanche a percepire nel sud dell’Europa. Il problema dei migranti che sono per il 90% economici viene trattato con ipocrisia disarmante. Emblematica la posizione della Inglese May che critica Trump per il muro con il Messico a spese dei Messicani e poi a proprie spese ne fa costruire uno in territorio Francese per non vedere i migranti arrivare dal tunnel sotto la Manica.

Schaeuble si sfrega le mani per il corposo surplus commerciale della Germania, ma ha reazioni epidermiche difronte ai Paesi dell’Est Europa che non collaborano sull’immigrazione. Le reiterate problematiche di stabilità di bilancio dei Paesi del sud provocano convulsioni al ministro delle finanze tedesco e non solo a lui, ma molto realisticamente alla maggioranza dei tedeschi. Probabilmente l’Europa a più velocità introdotta prima dell’adozione dell’euro avrebbe messo in luce problemi che l’immaginazione di grandi statisti non ha saputo vedere. Probabilmente la speranza che gli ideali potessero superare le beghe di condominio ha ottenebrato le menti dei politici e fatto tacere i tecnici. Solo dichiararsi contrari all’euro rappresentava elemento di discriminazione ed ostracismo, certi discorsi non si potevano neanche accennare. Tanto per essere precisi una unione monetaria senza una condivisione dei debiti rappresenta un’utopia, esattamente come è un’utopia il sistema dei cambi fissi applicato a realtà economiche profondamente diverse. In pratica è stato eliminato l’unico meccanismo per un continuo riequilibrio: “la fluttuazione delle monete”.

Oggi la pancia della Germania sta per esprimersi con le elezioni e l’Europa a più velocità potrebbe rappresentare il toccasana per risolvere diversi problemi, con la costruzione di trattati che includono il doversi difendere anche sotto il profilo dell’immigrazione, escludendo chi non rispetta gli accordi e magari condizionando pesantemente coloro che non riescono a tenere il passo con il rapporto debito /PIL. Nella mente di Shaeuble l’idea che gli italiani siano i più ricchi d’Europa e lo Stato tra i più indebitati, oltre a togliergli il sonno potrebbe essere una vera ossessione al punto che dietro le ormai comiche lettere della Commissione Europea si cela la poco velata richiesta di operare una pesante patrimoniale a carico degli italiani per rimettere a posto il debito. Per il momento in Italia abbiamo altro a cui pensare, perché le Banche si trovano di fronte alla pressante necessità di ricorrere al mercato e là dove non è possibile il carico ricade sullo Stato. Staremo a vedere se a marzo a Roma soffieremo sulle 60 candeline di una unica torta (per i 60 anni dal Trattato di Roma). In queste ultime ore il dibattito si è arroventato e gli spread hanno cominciato a pulsare. Per questo è stata necessaria la discesa in campo dei “cavalieri campioni” ognuno a difesa dei colori del proprio “casato”.

E’ presto per trarre conclusioni; i giochi sono appena cominciati ed il torneo durerà per tutto il 2017 e il confronto avverrà in diversi campi dalla Francia alla Germania, forse anche in Italia.

articolo pubblicato il: 07/02/2017 ultima modifica: 16/02/2017

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