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finanza
subordinate Upper Tier
di Domenico Massa

Le recenti tragedie italiane connesse con le problematiche degli eventi sismici aggravati da condizioni climatiche avverse di portata eccezionale rischiano di distrarci dai problemi che riguardano il modo con cui il Governo, ed in particolare il Ministro dell’economia, sta gestendo la ricapitalizzazione del MpS. Alcune scelte hanno sollevato le proteste di coloro che, colpiti dalla liquidazione delle quattro banche (Etruria, Marche, Chieti e Ferrara), hanno subito ragguardevoli perdite in conto capitale oltre ad aver dovuto rinunciare agli interessi. La confusione regna sovrana e nella confusione sono perpetrate, volontariamente o involontariamente, delle ingiustificabili ed intollerabili disparità di trattamento.

Tralasciando le lamentele dei clienti delle quattro banche “risolte”, il coacervo delle scelte sulla ricapitalizzazione del MPS con intervento pubblico lascia oltre che perplessi sbalorditi.

Risulta agli atti che ben 385 soggetti, tra il 15 ed il 25 novembre scorsi, abbiano acquistato sul mercato obbligazioni subordinate Upper Tier II 2008-2018 del MPS per un investimento netto di 25 milioni e 172 mila euro. Il ministro dell’economia ha deciso di rimborsare alla pari quello che solo qualche giorno prima era stato acquistato con uno sconto sul valore nominale del 38,20%. Chi ha comprato quei titoli che sul mercato valevano il 61,80% del valore nominale, ha ovviamente speculato puntando sul fatto che Padoan avrebbe riservato loro un destino ben diverso rispetto a quello che hanno sofferto i clienti delle quattro banche “risolte”.

Ora, in punta di diritto e senza tema di poter essere smentiti, le situazioni erano ben diverse ma in entrambi i casi il Governo ha molto di cui doversi vergognare. Gli attacchi piovono un po’ da tutte le parti, persino alcuni che non avrebbero alcun titolo per opporre lamentele si sentono in diritto di lamentarsi. E’ il caso del direttore di una BCC che in un suo articolo pubblicato lamenta di essere costretto ad un contributo straordinario al fondo salva banche e che questo contributo sarebbe servito a salvare un Istituto che gli ha sempre fatto concorrenza.

Purtroppo questa grande confusione dà voce anche coloro che non avrebbero avuto alcun titolo a trattare l’argomento. E’ anche il caso di tutti quei risparmiatori che quando hanno effettuato l’investimento non avevano neanche la più pallida idea di cosa potesse esser l’operazione di burden sharing e quella denominata bail in.

Tuttavia reputare giusto che i soldi pubblici possano servire tra l’altro a dare ristoro agli speculatori e a fargli conseguire guadagni del 38% in pochi giorni, dovrebbe sembrare troppo anche a coloro che spaccano il capello in punta di diritto comunitario, bancario, internazionale eccetera, eccetera…

Sulla grande stampa specializzata si legge che Il buon Padoan, che di economia e finanza ha ampiamente dimostrato di non masticarne molto, abbia detto che non è possibile distinguere gli investitori perché non si sa a che prezzo è stata comprata l’obbligazione. Francamente di fronte a questa obiezione ci sarebbe da sbellicarsi dalle risate, se non ci trovassimo in una situazione più vicina e consona alle lacrime. Il buon Padoan non è minimamente al corrente che il sistema italiano prevede che le banche siano sostituto di imposta e per questo sono tenute a registrare il prezzo medio di carico (in linea di massima prezzo di acquisto) di qualsiasi strumento finanziario, per poi applicare l’imposta dovuta al momento della vendita e registrando minuziosamente ogni variazione in capo ad ogni singolo individuo identificato tramite codice fiscale.

articolo pubblicato il: 23/01/2017 ultima modifica: 03/02/2017

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