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arte e mostre
Federico Collino musicista e pittore

al Museo Nazionale della Montagna di Torino

di Michele De Luca

A Federico Collino (Pinerolo, 1869 - Torino 1942), musicista compositore, esecutore e direttore d’orchestra, ma anche valente pittore, il Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” di Torino (Piazzale Monte dei Cappuccini 7), in collaborazione con la Società Storica delle Valli di Lanzo, dedica (fino al 17 aprile) la bella mostra antologica “Federico Collino tra musica e pittura. Dal Conservatorio di Torino ai paesaggi della Valle di Viù”. In mostra, coordinata da Laura Gallo e realizzata da Marco Ribetti, sono esposte circa sessanta opere di vario formato per lo più dedicate ai paesaggi delle Valli di Lanzo, scelte per l’occasione all’interno di un corpus di trecento tra disegni, pastelli e olii, realizzati da Collino a partire dal 1896. L’esposizione, promossa dalla famiglia, rende omaggio a un artista pressoché sconosciuto, sia come musicista sia come pittore e completa un lavoro di studio, recupero e valorizzazione in parte già avviato dal Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino nel 2005 per quanto riguarda la sua produzione musicale.

Federico Collino si diploma al Liceo Musicale nel 1891 e nello stesso anno viene assunto dallo stesso Liceo come Maestro di oboe e fagotto. Dal 1892 inizia a rappresentare alcune sue composizioni a partire dal Circolo degli Artisti di Torino. Suona come primo oboe e corno inglese al teatro Regio e al teatro Carignano; dirige al teatro Vittorio Emanuele come Maestro sostituto per la stagione autunnale 1895.

Parallelamente, coltiva la passione per la pittura. Nel tempo libero, soprattutto durante le vacanze a Usseglio, avvia una produzione come pittore en plein air, inserendosi nel filone del nuovo interesse per il paesaggio maturato nella seconda metà dell’Ottocento dai pittori torinesi dell’Accademia Albertina di Belle Arti e dai soci del Circolo degli Artisti, attratti dagli scenari montani, e in particolare dalle Valli di Lanzo, tra cui si possono ricordare Cesare Ferro Milone, Giovanni Guarlotti, Giovanni Piumati e Alessandro Poma. D’altra parte fra Otto e Novecento queste vallate vivono una stagione irrepetibile quali luoghi di villeggiatura, frequentati anche da presenze illustri, come la regina Margherita di Savoia, Benedetto Croce, Guglielmo Marconi, Guido Gozzano, Annie Vivanti, Eleonora Duse, che gira a Balme il film Cenere, mentre Giovanni Pastrone, il regista del kolossal “Cabiria”, soggiorna a Ricchiardi di Groscavallo.

Il primo schizzo dal vero di Collino, opera ispirata al greto d’un fiume le cui sponde sono fiancheggiate da un filare di alberi, porta la data del 1896. Seguono numerose tavolette, non riconducibili a una data certa, che coprono l’intero arco della vita dell’artista. Collino ritrae soprattutto il paesaggio montano: borgate (“Interno di borgata Pianetto), torrenti, laghi (“Malciaussia”), ghiacciai, pascoli alpini, piloni votivi (“Pilone votivo al Cortevizio”), scene di vita quotidiana (“Nel prato”; “Usseglio, prima della processione”); ma anche affetti famigliari (“Ritratto di Tilde”), nature morte con fiori e frutti. Nei suoi spostamenti tra Torino e le Valli di Lanzo il pittore raffigura vedute delle campagne del fondovalle: da “Baracca nella neve”, fino agli scorci della periferia torinese con le sue fabbriche di inizio Novecento (“Torino, periferia”). Non mancano angoli di Torino, come il giardino della sua abitazione di corso Ferrucci, e il raffinato pastello con un notturno di Piazza San Carlo percorsa da un’automobile con i fari accesi e le sfavillanti luci dei portici che illuminano la notte. Federico Collino frequenta il Circolo degli Artisti per tutta la vita, ne è animatore, socio dal 1913, membro del consiglio direttivo e figura di spicco dal 1892 quando viene incaricato di musicare l’opera “Donna Fabia”. Anche se la documentazione dei rapporti fra Collino e il Circolo è riconducibile soprattutto alla sua attività di musicista, è proprio qui che emerge il suo interesse pittorico. La frequentazione conviviale dei pittori soci e i loro amichevoli consigli hanno sicuramente favorito l’evoluzione e la piena maturazione della sua tecnica, al punto da incoraggiarlo a esporre i suoi dipinti a Palazzo Graneri nelle esposizioni sociali degli anni 1919, 1921, 1924, 1928.

La mostra è accompagnata dal volume: “Federico Collino tra musica e pittura (1869-1942). Dal Conservatorio di Torino ai paesaggi della Valle di Viù”, a cura di Gian Giorgio Massara; testi di Marco Albera, Manlio Collino, Marco Leo, Gian Giorgio Massara, Anna Nelayeva. Edito dalla Società Storica delle Valli di Lanzo, 240 pagine, 334 illustrazioni. Come consuetudine è disponibile presso il Museo il “giornale di mostra” - nel formato di un piccolo quotidiano - che verrà offerto gratuitamente al pubblico durante il periodo dell'esposizione. Al suo interno si potranno trovare immagini e testi dei curatori, utili ad approfondire l'argomento.

articolo pubblicato il: 21/01/2017

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