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arte e mostre
"Parlare con il colore"

opere di Francesco Del Drago al Museo Bilotti di Roma

di Michele De Luca

“Fino al tempo di Matisse e Picasso, i pittori creavano quadri che servivano per essere visti dall'occhio. Oggi cerchiamo di agire direttamente sulla trasmissione dalla retina all’area cerebrale, ed io personalmente sull’area gratificante delle sinapsi edoniche”. Ad esprimersi così è stato Francesco del Drago, l’artista di cui il Museo Carlo Bilotti, nel cuore di Villa Borghese a Roma, presenta la prima ampia retrospettiva a partire dal 19 gennaio (fino al 26 marzo). A curare la mostra, attesa da tempo, è Pietro Ruffo, il giovane artista romano riconosciuto dal mondo dell’arte come uno degli artisti più interessanti in Italia, con la consulenza scientifica di Elena del Drago, storico e critico d’arte figlia dell’artista. La mostra, intitolata “Francesco Del Drago. Parlare con il colore”, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

Del Drago (Roma nel 1920 – Filacciano, Roma, 2011, ha percorso quasi un secolo di storia da protagonista, partecipando attivamente e con passione tanto alle trasformazioni artistiche che si sono susseguite nel Novecento, quanto ai cambiamenti politici. Ha tenuto numerose mostre a partire dalla partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1954, ed è presente in molte collezioni pubbliche e private soprattutto europee e statunitensi. Intellettuale rigoroso e straordinario artista, indagò a lungo la fenomenologia del colore giungendo all’elaborazione del “Nuovo Cerchio Cromatico”. I contrasti cromatici e la giustapposizione di determinate forme concorrono nel creare uno stato di eccitazione nelle aree cerebrali deputate alla visione.

Le sue ricerche teoriche sono state oggetto di conferenze in molte università del mondo, ma anche di scambio con i numerosi amici artisti: tra gli altri, Guttuso e Birolli in Italia, Picasso, Pignon, Matta e i maestri del colore francese come Herbin e Dewasne a Parigi, dove si trasferì nel 1951. Esperienza francese particolarmente rilevante nel suo percorso, tanto che lo storico dell’arte Nello Ponente scrisse: “Del Drago porta avanti tutti gli sviluppi della pittura contemporanea e in modo particolare quelli della tradizione francese”. La mostra pensata da Pietro Ruffo per il Museo Bilotti presenterà una selezione di opere astratte fondamentali, che consentiranno di entrare nel pensiero e nella pratica artistica di Del Drago. Seguendo un percorso a ritroso, la mostra comincerà con le ultime opere realizzate dall’artista, emozionanti nello sforzo di ampliare ulteriormente la gamma cromatica, per poi concentrarsi sugli imponenti polittici astratti, summa dell’intera ricerca di Del Drago.

Di Del Drago, sarà evidenziata anche la statura di teorico, i suoi studi sul colore strettamente connessi alle più recenti scoperte matematiche attraverso una ricca selezione di documenti, filmati ed esperimenti. Particolarmente interessante è infatti la possibilità di passare dai risultati estetici alle premesse teoriche in un processo che consente di approfondire le problematiche dell’arte astratta del Novecento e, segnatamente, quelle riguardanti il colore. Non a caso la ricerca di Francesco del Drago ha influenzato profondamente l’utilizzo cromatico delle generazioni successive, anche nel mondo della grafica, della pubblicità e del cinema.

L’artista ha iniziato a dipingere con il padre pittore dilettante. A dodici anni ha seguito i corsi di L. Rosa, autore della “Tecnica della pittura”. Si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Roma frequentando allo stesso tempo gli studi degli amici-maestri Guttuso, Severini, Birolli e Morandi. Nel 1951 a Parigi, dove si trasferisce, si lega d’amicizia con Pignon, Dewanse, Matta, Leger e Picasso (di cui peraltro ereditò lo studio parigino di Montparnasse). Nei musei studia a fondo, per anni, i grandi coloristi francesi e su questi avanza per raggiungere verso il 1960 una pittura del tutto originale che si afferma nelle grandi manifestazioni internazionali e in numerose mostre personali e collettive. Ha svolto un’intensa attività interdisciplinare e scritto 30.000 pagine che sono la genesi di una nuova, rivoluzionaria teoria cromatica. Ha tenuto conferenze sulla ricerca nel 1973, ‘74, ‘75 al College de France, nel '78 alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, nel 1983 e 84 al Consiglio Nazionale delle Ricerche, nel 1987 presso l'istituto Surikov e alla Casa del Pittore di Mosca. E’ al “Muchina” di Leningrado ed ancora negli Istituti Italiani di Cultura a Madrid, Parigi e New York, dove G. Macchiarella afferma: “I suoi risultati sono i più avanzati nell'arte contemporanea”. Nel 1944 l’Accademia Nazionale della Cina a Hangzhou lo invita per una “Settimana professionale”. Le conferenze che vi ha tenuto, illustrate dai suoi quadri astratti e figurativi, sono state pubblicate a Pechino da Xia Shuoqi nella importante rivista Art (aprile 1995). Per le mostre Alitalia di Roma e New York l’artista stesso ha scelto nella sua produzione recente alcuni quadri e polittici tra i più significativi.

Per l’occasione fa piacere ricordare un altro evento espositivo di notevole importanza che gli venne dedicato quando era ancora vivo. Nella sede del MaMa a Bologna, in via Farini, il 1° ottobre 2004 venne inaugurata la sua mostra personale “Oltre”, che presentò opere allora inedite della sua più recente produzione. Il titolo della mostra voleva rifarsi direttamente alla peculiarità dell’artista di andare “oltre” le scuole e gli “ismi”, oltre le singole discipline, oltre le logiche e i dettami di un mercato dell’arte manipolato dai critici e galleristi a cui egli mai ha voluto piegarsi.

articolo pubblicato il: 13/01/2017

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