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finanza
la storia infinita
di Domenico Massa

Alessandro Merli sul Sole 24 ore torna ad occuparsi della vicenda Monte dei Paschi. L’articolo commenta le dichiarazioni del ministro dell’economia Padoan sulla comunicazione ricevuta dalla Vigilanza europea sul MPS “cinque righe e tre numeri”. L’articolo è stato chiuso con: “resta il fatto che, in casi come quello di MPS, l’opacità denunciata da Padoan e le “sorprese” rischiano di contribuire al protrarsi della crisi.”. Sembrerebbe che si tratti di una congiura ai danni del sistema bancario italiano ed in primis a danno dei tentativi di salvataggio di MPS.

In primo luogo MPS non avrebbe avuto alcun bisogno di essere salvato se non fossero stati resi noti i risultati sugli “stress test”: senza l’operato di volonterosi funzionari incaricati dalla Vigilanza europea, non si sarebbe potuto testare la reazione delle banche in presenza di scenari “particolarmente avversi”. Partendo dalla crisi dei “sub-prime” le Istituzioni Economiche e Politiche mondiali si sono prodigate nel cercare di creare meccanismi di controllo e prevenzione sul sistema bancario con accordi internazionali, che hanno permesso di promulgare regole comuni di valutazione ed intervento. C’è stato un periodo di “vesting” durante il quale molti hanno fatto molto ed altri hanno fatto poco o troppo poco.

L’Europa nel periodo tra il 2008 e il 2013 ha approvato aiuti di Stato a: Regno Unito 873 miliardi di euro, la Germania con 646, la Spagna 571, la Francia 371, l’Olanda 313, Italia 130. L’Italia fanalino di coda per varie ragioni: prima il Governo allora in carica negava che ci fosse la “crisi” e forse in quel momento aveva ragione, vale un esempio: se stai in una stanza satura di gas senti odore, ma non bruci fino a quando qualcuno non accende la luce. Era già chiaro che la crisi avrebbe colpito l’Italia anche se in quel preciso momento (2008) poteva essere non manifesta. In seguito fu accelerato l’ineludibile processo che avrebbe portato a fare i conti con la percezione della crisi anche in Italia. Per convincere alcuni a farsi da parte, in modo tale da far gestire il “particolare momento” ad altri, questi ultimi ritenuti più capaci dalle Istituzioni Finanziarie Mondiali con particolare riferimento a quelle Europee; si verificarono quindi alcuni strani eventi. A tal proposito, in Italia, si dibatte ancora sulle cause che portano pressione sui titoli di Stato Italiani allargando lo spread fino ad 574 punti base da quelli tedeschi. Nel 2011 fece i primi passi il Governo Monti e pianse, in diretta TV, anche il ministro del lavoro dovendo imporre una cura da cavallo agli italiani.

Mettetevi nei panni di un politico dell’epoca che doveva spiegare agli italiani che i soldi non potevano più servire per le pensioni, ma dovevano essere impiegati per il sistema bancario. Nessuno se la sentì di praticarsi la punizione dalla quale è costume che un giapponese non possa sottrarsi. Per queste ragioni si è procrastinato l’intervento dello Stato fino al fuori tempo massimo. Questi sono i risultati. Appare a dir poco singolare che chi ha prestato attivamente la propria opera all’interno degli Organismi internazionali quali FMI e OCSE, oggi si lamenti e parli di opacità nella comunicazione. Le regole esistono, sono state sottoscritte, sono chiare ed è ineludibile la loro applicazione. Non è difficile pensare che era questo il pensiero di Padoan quando per conto delle Istituzioni Finanziarie si occupò di Argentina, Grecia e Portogallo (con i risultati che conosciamo).

Sulle pagine dell’Espresso, che in copertina sfoggia un “buon anno vecchio” visto che il “nuovo” ha tradito le aspettative, si legge che le Banche hanno largamente utilizzato società con sede nei “Paradisi Fiscali” pagando le tasse all’estero ed ora si giovano di danaro dei contribuenti italiani: con questi si apre un’altra parte della “saga” che sicuramente durerà parecchio tempo.

articolo pubblicato il: 30/12/2016 ultima modifica: 01/01/2017

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