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questione di parole
di G. V. R. M.

Pinuccia Montanari, nuova assessora all’ambiente della città di Roma, al posto di Paola Muraro, ha appena dichiarato che per lei è un grande onore accettare questa sfida per portare Roma verso la dimensione di una città sempre più zero waste. “Mi piacerebbe - ha aggiunto la neoassessora - che i rifiuti venissero chiamati materiali post-consumo”.

Confessiamo di non sapere cosa sia una città “zero waste”, ma la definizione sembra oltremodo impegnativa. Ancora più importante è il fatto che i rifiuti non debbano assolutamente essere definiti tali, bensì “materiali post-consumo”. Geniale.

Fino ad oggi i rifiuti potevano essere chiamati immondizia, immondezza o, con termine d’antan, pattume. A Roma il popolo retrogrado li chiama monnezza, come il personaggio del grande Tomas Milian. Li chiamano monnezza anche a Napoli ed ai tempi della sindaca Russo Jervolino il termine era conosciuto a livello planetario, al pari di ciao, ragazzo/a ed espresso.

Omen nomen dicevano gli antichi, e chiamare non vedente e non udente un cieco o un sordo fa sì che siano meno ciechi e meno sordi, così come uno zoppo, si sa, zoppica, mentre un claudicante corre come un bersagliere.

Quando i romani, invece della monnezza che straborda da luridi cassonetti o gettata a terra da cercatori di vestiti da rivendere, si troveranno davanti montagne di materiali post-consumo non ritirati adeguatamente, potranno orgogliosamente affermare di vivere in una grande capitale europea.

articolo pubblicato il: 20/12/2016 ultima modifica: 24/12/2016

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