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editoriale
il nuovo che avanza
di Teddy Martinazzi

Se dalla qualità del seme si può ipotizzare come sarà la pianta, i tempi che ci aspettano non saranno probabilmente dei migliori. Equiparando al seme l’amministrazione della città di Roma, la pianta che ci aspetta, il governo prossimo venturo del Paese a guida M5s, non costituirà quel cambiamento che, a parole, dovrebbe essere.

Sono ormai passati mesi dall’elezione di Virginia Raggi ma niente è cambiato a Roma dagli anni, anzi, dai decenni precedenti, anche a livello dei Municipi, che teoricamente dovrebbero contribuire a governare meglio i quartieri. Gli abitanti del Terzo Municipio nel corso degli anni non hanno visto cambiare nulla al di fuori della denominazione. Dapprincipio era la Quarta Circoscrizione, poi il Quarto Municipio Montesacro ed ora, per l’appunto, il Terzo. Stesse buche, stesse erbacce, stessa sporcizia, dopo mesi che alla Presidenza, dopo decenni di alternanza tra presidenti di destra e di sinistra, è giunta una grillina. Nulla è cambiato. Un lungo tratto di via dei Prati Fiscali, che del Municipio costituisce uno degli assi viari principali, provocherebbe l’invidia della Selva amazzonica; nello spartitraffico centrale sono nate alcune piante spontanee che, non contente, stanno addirittura colonizzando una delle due carreggiate di marcia. Ogni giorno decine di migliaia di automobilisti probabilmente si chiedono se stanno nella Caput Mundi o nei dintorni di Manaus. Tutto questo avviene un po’ dappertutto a Roma, con l’eccezione del centro, che comunque ha altri problemi, come i venditori di merce taroccata all’ingresso di una delle più frequentate stazioni della metro e la pittoresca corte dei miracoli vicino a San Pietro.

Gli stessi che al funerale di Gianroberto Casaleggio gridavano “Onestà! Onestà!”, hanno tollerato per mesi l’assessore Muraro fino a quando non è stata raggiunta da un avviso di garanzia, incuranti della sua storia pregressa e del fatto che il servizio della raccolta dei rifiuti non sia migliorato affatto. Hanno tollerato che “uno dei ventitremila dipendenti comunali”, come lo ha definito la sindaca, ovvero il Capo del Personale, venisse imposto fino a quando non è stato arrestato.

Adesso, dopo lunghe riunioni al vertice, la parola d’ordine del M5s è che le cose cambieranno, anzi, sono già cambiate. Si è dimesso il vicesindaco appartenente al cosiddetto Raggio magico e al suo posto va un amico della Casaleggio e Associati. La sindaca sarà in un certo senso sotto tutela, magari anche da parte di quella senatrice che, oltre ad aver sciorinato un linguaggio a livello di coprolalia per festeggiare la sconfitta della Boschi, ha dimostrato grande rigore istituzionale sventolando il tesserino parlamentare per risalire in macchina il colle del Campidoglio. Se il buongiorno si vede dal mattino, giorni grami attendono i cittadini, non solo quelli romani.

articolo pubblicato il: 18/12/2016 ultima modifica: 24/12/2016

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