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teatro
"Sandro Penna una quieta follia"

a Teatri di Vita di Bologna


Una delle voce poetiche più limpide della letteratura italiana: è Sandro Penna, che rivive a teatro grazie a Massimo Verdastro. “Sandro Penna una quieta follia” è il titolo dello spettacolo scritto da Elio Pecora, poeta e amico di Penna, e diretto da Verdastro, che è in scena insieme a Giuseppe Sangiorgi. Lo spettacolo, prodotto da Compagnia Diaghilev in collaborazione con la Compagnia Massimo Verdastro, è in scena a Teatri di Vita (via Emilia Ponente 485, Bologna; tel. 051.566330; www.teatridivita.it), dal 16 al 18 dicembre (venerdì ore 21, sabato ore 20, domenica ore 17). Musiche originali di Riccardo Vaglini.

E domenica, dopo lo spettacolo, è previsto un incontro con la compagnia, condotto da Marco Antonio Bazzocchi.

“Felice chi è diverso / essendo egli diverso, / ma guai a chi è diverso / essendo egli comune”: i versi di Sandro Penna testimoniano una delle voci poetiche più pure del 900 italiano. Nato 110 anni fa a Perugia e morto a Roma nel 1977, Penna è stato un punto di riferimento per i poeti, ma soprattutto per i lettori che si sono riconosciuti nella profonda leggerezza dei suoi versi e in chi ha apprezzato, dietro la pudica semplicità, la potenza di uno spirito inquieto e controcorrente, che in nome di un’omosessualità solare e gioiosa ha raccontato il suo struggente amore per i ragazzi. A Penna è dedicato questo spettacolo in cui Massimo Verdastro dà corpo e voce al poeta, grazie a un testo scritto appositamente da Elio Pecora (poeta, amico e massimo esperto di Penna): una sorta di spartito musicale, in una lingua molto prossima alla poesia, ma veloce e chiara, che accoglie in sé i versi, le prose e alcuni frammenti dei diari inediti. E’ un Sandro Penna insonne, quello che ci accoglie in scena, che si racconta e rivela e, mentre riflette e confida le fonti e le ragioni della sua opera poetica, descrive le sue giornate e il tempo che ha traversato: l’infanzia difficile, gli anni del fascismo, la guerra, il secondo dopoguerra, la sua intera esistenza fatta di inquietudini e di stupori, le sue frequentazioni e amicizie con Montale, Saba, Pasolini e Morante, e l’amore intravisto, inseguito e negato.

Massimo Verdastro ha alle spalle una lunga e intensa attività teatrale, iniziata a Roma nel 1977. Ha lavorato, tra gli altri, con Peter Stein, Luca Ronconi, Federico Tiezzi, Michele Perriera, Sylvano Bussotti, Giancarlo Nanni, Mauro Avogadro, Roberto Andò. Ha lavorato per diversi anni con Krypton e dal 1995 collabora intensamente con la Compagnia Lombardi-Tiezzi. Ha vinto il premio Ubu 2002 come migliore attore non protagonista per L'Ambleto di Giovanni Testori, nella messinscena di Sandro Lombardi e Federico Tiezzi.

Tutto è cominciato dal mio entusiasmo per il “Satyricon” di Massimo Verdastro al teatro Vascello. Ammiravo da anni Verdastro, ma quel suo spettacolo – dal libro di Petronio – m’ha ridato la voglia e il desiderio di scrivere ancora per il teatro, che ritengo la maggiore espressione della parola. (Guardo alla stessa poesia, anche a quella lirica, come a una forma di teatro: la sua consistenza e la sua resa, prima che dalla lettura silenziosa, vengono dall’oralità e dall’ascolto). Nel 2013 l’amico regista e attore m’ha chiamato come complice in una sua messa in scena de “Il padiglione delle meraviglie” di Petrolini e ne ho ricavato un vero piacere. Nella scorsa primavera Verdastro, che aveva letto la mia biografia penniana edita da Frassinelli e sapeva che detengo e curo l’intero archivio del poeta, mi ha chiesto di scrivere un testo teatrale su Sandro Penna. Ed io ho accettato convinto e, fra luglio e agosto del 2014, in una mia casa–giardino nel Sud, ho composto il monologo in cui Penna insonne parla a un magnetofono dal chiuso della casa da cui ha smesso di uscire e nei suoi ultimi giorni. Che la poesia, la grande poesia com’è quella di un poeta molto amato, letto, studiato e tradotto in numerose lingue, possa parlare di se stessa senza allontanarsi dalla vita di ogni giorno e di tutti e dal suo difficile tempo: questi mi sono parsi il fine e il piacere del testo.
(Elio Pecora)

articolo pubblicato il: 12/12/2016

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