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arte e mostre
"Novecento artistico siciliano"

al Palazzo Marchesale di Santeramo in Colle

di Michele De Luca

Il Palazzo Marchesale di Santeramo in Colle, in provincia di Bari, fu edificato nel 1576 dal marchese Ottavio Caracciolo, così come testimonia la scrittura scolpita sulla facciata che si apre su Piazza Garibaldi. Complessivamente l’edificio conserva l’originaria struttura caratterizzata dal tipico bugnato cinquecentesco. Sulla facciata che domina largo Piazzola si distingue per il grande portale a bugne alterne-piatte e a punte di diamante. Sul retro dell’edificio, si apre lo splendido cortile “Cavallerizza”, così anticamente denominato dalla famiglia Caracciolo in quanto adibito al passaggio e ristoro dei cavalli.

Questa prestigiosa sede fa da cornice alla mostra, “Aspetti dell’arte italiana fra gli anni Trenta e settanta. Sebastiano Carta, Bruno Caruso, Renato Guttuso, Giuseppe Mazzullo e Saro Mirabella, a cura di Ilaria Almagno e Raffaele Germinario, che verrà inaugurata il 16 dicembre con l’intervento di Gianni Sportelli, Assessore alla Cultura e Luana Tritto, Presidente Lions Santeramo. L’esposizione vuole rendere omaggio ad alcuni tra i più significativi artisti del panorama italiano del Novecento, accumunati dalla terra d’origine, la Sicilia, che hanno lasciato un segno indelebile nel linguaggio dell’arte del XX secolo.

Con questo evento espositivo, in cui si presentano trenta opere per la maggior parte del tutto inedite - disegni, sculture, litografie e acqueforti che coprono un arco cronologico che va dagli anni trenta agli anni settanta - si vuole di fatto gettare nuova luce su questi artisti per farli conoscere ed apprezzare anche ad un pubblico più vasto.

L’intento dei due curatori è, idealmente, quello di ricreare l’atmosfera nata nell’immediato secondo dopoguerra nell’abitazione romana dello scultore Giuseppe Mazzullo (Graniti 1913 – Taormina 1988) sita in Via Sabazio, 34 e detta, per via del colore delle sua mura, la “Casa Rossa”. Questa, infatti, divenne un luogo di ritrovo di intellettuali e artisti italiani e stranieri, come Giuseppe Ungaretti, Paul Eluard, Cesare Zavattini, Renato Guttuso, Sebastiano Carta, Piero Dorazio, Saro Mirabella, Pietro Consagra, ognuno dei quali poteva e voleva esprimere la propria idea di bellezza e impegnarsi nella rinascita culturale del proprio paese.

La mostra raccoglie una serie di disegni e litografie di Mazzullo che ripercorrono il percorso stilistico dell’artista, qui presentato in veste di disegnatore, e il suo costante muoversi fra classicismo - con lo studio della statuaria classica e del corpo umano - e realismo, con il ritrarre pescatori, contadine e operai che popolano la sua terra. Traspare nelle sue opere quell’elemento che diverrà poi una costante di tutta la sua produzione sia grafica sia scultorea, che è quella di una viva e appassionata partecipazione umana; come ebbe a scrivere Guttuso presentando nel 1951 una sua mostra alla Galleria Il Pincio di Roma.

I contadini, gli operai e i pescatori di Mazzullo “hanno la barba mal rasata, hanno le ossa storte dai pesi e dalla fatica, … gli occhi hanno sempre una espressione attonita e intensa, chiusa e carica di pensieri repressi, sepolti dentro, di affetti e rancori inespressi”.

La Sicilia, con tutte le sue contraddizioni, è infatti presente nelle opere anche degli altri artisti in mostra, quali Renato Guttuso (Bagheria, 1911 – Roma 1987) che celebra la terra siciliana con i suoi colori e la sua vivacità; che, per Lorenza Trucchi è stato “un pittore popolare, un pittore non di avanguardia né di tradizione ma, giorno dopo giorno, di attualità. Un testimone veridico di se stesso e del nostro tempo”.

Forte è il legame con le proprie origini anche per Bruno Caruso (Palermo 1927) come è ben evidente nelle incisioni dedicate all’Orto Botanico della città di Palermo. Le opere di Caruso si contraddistinguono nondimeno per il suo forte impegno politico e sociale, per la denuncia alla violenza, alle condizioni delle fasce più deboli del popolo: clochard, operai e minatori, come testimoniano alcune opere in mostra, di cui, per dirla con un siciliano doc come Leonardo Sciascia, va riconosciuta “la precisione ossessiva, calligrafica, l’ostinatezza da persiano, da cinese”. Di altra natura i disegni di Sebastiano Carta (Priolo Gargallo, 1913 – Roma, 1973), pittore poliedrico e schivo, lontano dalle mode e dalle leggi del mercato, che nel suo percorso artistico coniuga varie correnti - futurismo, espressionismo, astrattismo – sperimentando tecniche differenti. Di lui, come annota Ilaria Almagno nel suo puntuale testo di presentazione, ha testimoniato Cesare Zavattini: “Carta quando stende davanti ai suoi amici i grandi fogli di pittura, si ricomincia ad amarlo e a stimarlo. Ci aggiriamo attorno a questi fogli come alle figure che i pittori ambulanti fanno sui marciapiedi”.

In mostra anche un disegno di Saro Mirabella (Catania 1914 – Roma 1972) - che insieme a Mazzullo e Guttuso tra il 1949 -50 diede vita ad un sodalizio artistico denominato “Scuola di Scilla” - appartenente alla sua fase postcubista e di impronta picassiana. Nei disegni di pescatori, braccianti e operai di Calabria, Sicilia ed Emilia Romagna è forte il richiamo all’amico Guttuso, che così descrive nel 1950 i suoi lavori nel catalogo della mostra presso la Casa della Cultura di Roma: “Il disegno di Saro è realistico. E’, cioè, moderno. Il suo segno grosso indaga, conosce e fa conoscere nelle pieghe di un volto, nel reclinare di una testa, nel gesto di una mano, nel volo di una ciocca di capelli qualcosa che appartiene alla nostra vita, alla vita dell’uomo di oggi quale esso è nelle campagne, nelle officine, sulle coste italiane”.

Nel corso dell’esposizione si realizzeranno delle visite guidate gratuite rivolte anche alle Scuole, “incontri – studio” e serate a tema, che contribuiranno a fare del Palazzo Marchesale un luogo fruibile e aperto a scambi culturali. Tale evento – infine - vuole essere solo il primo di tante iniziative che possano contribuire a fare di Santeramo in Colle, considerando anche la vicinanza con Matera, capitale europea della cultura 2019, un nuovo centro e polo culturale, aperto ad esperienze e fermenti artistici innovativi.

articolo pubblicato il: 04/12/2016

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