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politicamente corretto
di Domenico Massa

Sono ormai passati alcuni giorni dalla diffusione dei dati circa la tornata elettorale a stelle strisce e possiamo tirare giù qualche notazione.

Il candidato democratico molto ben visto dalle grandi corporazioni e per questo ultra supportato dai media ha dovuto fare i conti con la realtà dei fatti. I media avevano disegnato uno scenario apocalittico in caso di vittoria del repubblicano Trump: la borsa a picco, la gente per le strade, odore di cordite diffusa nel mondo. La paura. I media hanno fatto in modo che il sentimento al quale appellarsi per orientare il voto degli americani fosse la paura.

Le grandi corporazioni ed i media, che le seguono come i pesci pilota seguono gli squali, hanno continuato a vivere nelle ovattate torri, se non d’avorio, di acciaio e cristallo. Non hanno minimamente intercettato il sentimento dell’America vera, quella che tutte le mattine si alza e indossa la tuta blu o il colletto bianco e si prodiga nel lavoro. Quella classe che ha reso possibile il sogno americano, che in altri tempi ha versato il proprio sangue sulla terra di mezzo mondo per garantire la libertà a chi l’aveva persa o la sognava e non l’aveva mai avuta.

La tuta blu o il colletto bianco made in USA si è reso conto che il mostro della globalizzazione ormai proiettava la propria terrificante ombra non solo sul sogno americano, ma sulla semplice possibilità di vivere un sereno quotidiano con la speranza di potersi migliorare con il lavoro ed il sacrificio. La supremazia della finanza sull’economia ha rappresentato quel mostro che si nutre di globalizzazione e parla un linguaggio politicamente corretto, anche se poi all’atto pratico ha infiammato mezzo mondo con guerre scatenate per le più disparate ragioni: religiose, etniche e territoriali. Trump più che parlare alla classe media ed operaia americana ha saputo far arrivare loro la speranza di avere una voce in capitolo per la gestione del proprio futuro.

Ancora oggi i media, dimostrando tutta la prepotenza celata dietro il “politicamente corretto”, stanno incitando la folla alla ribellione ed i professionisti della protesta certamente non si sono fatti pregare. Ma Wall Street, dove il denaro non dorme mai, ha già preso nota e sta organizzandosi per spostare gli investimenti in quei settori che avranno vantaggio dalla visione politica di Trump.

Non ci sono stati settori penalizzati, perché ci sono aspettative di crescita; stanno soffrendo quelle asset class che rappresentano lo status quo e la prudenza per eccellenza. L’attenzione in queste asset class si è spostata sul merito di credito ed in Europa questo spiega l’incremento del differenzia tra BUND E BTP (il famigerato spread con il quale nel 2011 in Italia si è combattuta una guerra senza spargimento di sangue e si è fatto in modo che il voto degli italiani fosse carta straccia).

A questo punto è necessaria una riflessione sul lessico di questo periodo. Il termine fascista è stato soppiantato dall’aggettivo populista. Questa precisazione non rende se non si cerca di capire che cosa si intende per contrario di populista: il contrario di populista è “politicamente corretto”. Il linguaggio politicamente corretto non permette di esprimersi con l’aggettivo “clandestino “, riferendosi agli immigrati; con il politicamente corretto si può parlare di migranti ed al massimo si può distinguerli in economici o rifugiati. In fondo chi scappa dalla fame non è tanto diverso da chi scappa dalle guerre.

Tuttavia andrebbe individuata la ragione della fame e la ragione delle guerre. A guardare bene la ragione della fame e delle guerre vede sempre lo zampino di coloro che si fanno scudo del linguaggio politicamente corretto. Non è necessario uno sciamano o un veggente per far capire alle tute blu ed ai colletti bianchi chi abbia infiammato mezzo mondo nel nome della “Primavera”.

Primavere velleitarie o forse più che velleitarie le potremo definire funzionali agli scopi di chi aveva interesse a rimescolare le carte che tanto faticosamente erano state messe a posto dagli anni ottanta in avanti. I Francesi hanno a cuore gli interessi delle proprie compagnie, più che i rapporti di buon vicinato.

Oggi a rimettere tutto in gioco ci hanno pensato prima gli Inglesi votando l’uscita dall’Europa, poi gli Americani che hanno votato in massa Trump: l’uomo che ha promesso di dar loro voce: sicuramente non sarà un lessico politicamente corretto.

articolo pubblicato il: 14/11/2016 ultima modifica: 23/11/2016

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