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arte e mostre
"Fotografi in trincea"

a Santa Maria della Scala di Siena

di Michele De Luca

Ha appena aperto al pubblico, nel Complesso di Santa Maria della Scala di Siena la mostra “Fotografi in trincea. La Grande guerra negli occhi dei Soldati Senesi”. L’esposizione, aperta fino al 15 gennaio, nasce da un lungo lavoro di ricerca che ha portato al ritrovamento di ventidue archivi fotografici privati, per un totale complessivo di oltre duemilacinquecento scatti, e di diciotto archivi cartacei composti da lettere, cartoline e diari. Da questo immenso materiale sono state selezionate cento fotografie amatoriali, riprodotte in grande formato, scattate da soldati senesi appassionati di fotografia durante i quarantuno mesi di conflitto. Non si tratta di veri e propri reportage ma di “racconti” illustrati con le immagini fotografiche dai protagonisti stessi delle operazioni di quella che è stata definita, appunto per merito della fotografia, la prima “guerra rappresentata”. E’ stato possibile, inoltre, “isolare” le figure di 36 combattenti – dal boscaiolo al futuro generale, passando per tutti i gradi della scala sociale – che ha permesso di ottenere un quadro attendibile dei personaggi, sia per provenienza geografica che per estrazione sociale: aristocratici, borghesi, studenti universitari, artigiani e mezzadri. Quale fu il contributo di Siena alla Grande Guerra: dei trentasei soldati partiti per il fronte, sette muoiono in combattimento, per ferite o malattie; due sono congedati per le gravi offese fisiche subite e ventisette tornano alle loro case e ai loro affetti più o meno psicologicamente provati dall’esperienza bellica ma senza menomazioni. Indossati di nuovo gli abiti civili, gran parte di loro condurrà una vita anonima, il cui ricordo è rimasto confinato alla memoria degli eredi. Solo pochi conosceranno – talvolta in modo effimero, talvolta duraturo – onori, fama e celebrità. Tutti insieme ritornano oggi a raccontarci le storie di quel terribile e grandioso momento, autentico spartiacque della storia contemporanea.

Come ci dice Daniele Pitteri, Direttore del Complesso Museale Santa Maria della Scala: “È in questa straordinaria frattura, semantica e narrativa, che si condensa il senso di questa mostra che rimanda, per la prima volta, la rappresentazione della guerra allo sguardo dell’uomo. Di quei trentasei uomini, partiti, con la loro passione, per un lungo viaggio nell’orrore”. La Grande Guerra, dunque, – prima grande catastrofe del XX secolo – rivive nella documentazione fotografica, per lo più inedita, custodita dagli eredi dei trentasei giovani di Siena e della sua provincia. Sono assenti nelle immagini le crudeltà della guerra combattuta; abbondantemente presenti, invece, gli effetti dei combattimenti e dei devastanti bombardamenti di artiglieria, con i feriti, i corpi insepolti e le distruzioni arrecate all’ambiente e ai centri urbani. Un materiale eterogeneo e sorprendente, lontano dall’iconografia ufficiale e in grado di documentare tutti i fronti della guerra “15-18”. Fanno da contrappunto alle foto i brani tratti dai diari, lettere, cartoline e memorie conservate da ufficiali e soldati, che ci restituiscono la dura realtà dei “costi” anche sul piano dei sentimenti e delle sofferenze private dei soldati nel corso della loro terribile esperienza in trincea, ma anche nei ricoveri e nelle retrovie. Mentre ampliano la prospettiva dell’esposizione ben quindici dipinti di Giulio Aristide Sartorio –provenienti dalla ricca collezione del Ministero degli Affari Esteri – realizzati tra il settembre 1917 e il giugno 1918 sulla base di scatti fotografici e di rapidi schizzi colti dall’autore sulla linea del fronte. Opere che conservano la freschezza e l’immediatezza dell’immagine fotografica da cui traggono origine. Tra questi, splendida l’immagine del bombardamento di Venezia visto da Murano. La mostra, promossa dal Comune di Siena con il patrocinio del Comitato provinciale per il centenario della Prima Guerra Mondiale è corredata da un catalogo contenente oltre alle immagini, alcuni brevi saggi.

Ma chi erano i “fotoamatori” che ci hanno lasciato questo patrimonio di immagini di incalcolabile valore per la memoria storico-visiva della prima guerra mondiale? Tra loro c’era chi sarebbe diventato Podestà di Siena (Fabio Bargagli Petrucci) e chi avrebbe fondato l’Accademia Chigiana (il conte Guido Chigi Saracini), c’era chi, rivestiti gli abiti civili, avrebbe trascorso un’esistenza normale e “anonima”, c’erano perfino gli artisti, come Mino Maccari. Condivisero, oltre alla situazione di soldati mandati in trincea a difendere i “sacri confini”, la capacità di fotografare, per consegnare alla memoria storica dei loro contemporanei e dei posteri un documento di immagini e di testimonianze che ci mostrano ancora oggi, con l’evidenza e l’efficacia del mezzo fotografico, una rappresentazione autentica e, come si diceva, in massima parte inedita, di una guerra sofferta e guardata dall’interno. Un racconto, quindi, che si colloca tra “cronaca” e “storia”; come scrive Giulia Maestrini su “Artrubune”, il loro è piuttosto “uno sguardo intimo e privato sulla vita dei singoli, squassata dal richiamo alle armi ma mai annientata; un mosaico vero delle piccole storie che, tutte insieme, contribuiscono a formare, ricordare e tramandare la grande Storia”. Quella con la “S” maiuscola.

articolo pubblicato il: 11/11/2016

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