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finanza
due soldi di speranza
di Domenico Massa

Ogni volta che i media affrontano problematiche riguardanti il debito pubblico italiano, fanno riferimento al Paese come se si trattasse di una famiglia. Si fanno raffronti tra entrate ed uscite e si pone l’attenzione sui rilievi della Commissione Europea che esige si individuino le risorse strutturali per gli impieghi. Nelle migliori famiglie l’accordo tra i vari componenti, è elemento fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi. In Italia si è litigato molto ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ormai sono trascorsi diversi anni dall’entrata in vigore del sistema di cambi fissi in Europa e si possono cominciare a tirare le somme. È vero che in Italia si è litigato molto, ma la responsabilità della situazione non è da ascrivere ai litiganti per effetto dei litigi, ma alla distrazione completa che tali litigi ha comportato per la tutela degli interessi della nazione. Gli italiani non possono fare a meno di dividersi l’uno contro l’altro: eterno scontro tra guelfi e ghibellini.

Oggi le ragioni del contendere sono molteplici e sempre considerate talmente importanti da distrarci e non trovare il tempo di recuperare qualche dato che ci metterebbe in grado di capire quanto abbiamo sbagliato ed in quale “Cassandra Crossing” stiamo ancora viaggiando al massimo della velocità. Ad intervalli quasi regolari qualche politico ha la sfrontatezza di affermare che si vede la luce in fondo al tunnel: il primo fu Monti, ma in quel caso come ancora oggi avviene, si trattava del faro di un treno che arrivava in senso contrario. Un po’ di attenzione ed una sana umiltà ci permetterebbe di guardare in faccia la realtà ed immaginare consapevolmente il nostro futuro e quello dei nostri figli.

Uno sguardo all’andamento degli indici di borsa ci permetterebbe di prendere coscienza che questo sistema di cambi fissi è funzionale solo ai Paesi del Nord Europa che, grazie alla svalutazione comportata dall’acquisizione di un cambio medio determinato dall’adozione dell’euro, hanno potuto prima beneficiare di una svalutazione senza perdere potere d’acquisto nel mercato interno e quindi senza impoverire i propri cittadini; successivamente hanno potuto beneficiare dell’impossibilità dei Paesi del sud Europa di operare quella che ante euro si chiamava svalutazione competitiva. I cittadini dei Paesi periferici non solo si sono impoveriti per mancanza di lavoro, ma anche a causa degli impegni a loro carico, quali ad esempio il costo della gestione degli immigrati clandestini; il soccorso al sistema bancario europeo con le banche tedesche che hanno potuto recuperare crediti che senza l’intervento dell’Europa sarebbero risultati inesigibili.

Risultato: mentre la Germania dai massimi del 2007 ha raddoppiato la capitalizzazione, l’ Italia dai massimi del 2007 ha dimezzato la capitalizzazione dell’indice di riferimento (MIB 30).

Del resto in Italia non passa giorno che non si scopra un nuovo episodio di ruberia e corruzione. In sintesi non c’è speranza.

articolo pubblicato il: 28/10/2016 ultima modifica: 04/11/2016

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