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c'è qualcosa che non quadra
di Teddy Martinazzi

Pippo Baudo è tornato alla guida di Domenica In, trentasette anni dopo aver presentato per la prima volta la trasmissione ammiraglia della domenica pomeriggio RAI. Non era la prima volta che Baudo (classe 1936) intratteneva i telespettatori domenicali, perché già cinquanta anni fa, nel 1966, aveva condotto Settevoci, che di Domenica In era in un certo senso l’antesignana. Anche Berlusconi è del 1936 ed anche lui è praticamente insostituibile nel campo del no targato centrodestra al prossimo referendum.

C’è qualcosa che non quadra. Si alzano al cielo geremiadi di ogni tipo sul Paese che invecchia perché gli italiani non fanno più figli e sulla disoccupazione giovanile che sfiora una percentuale spaventosa e non si trova di meglio di due ottantenni da schierare l’uno sul campo dello spettacolo e l’altro in quello della politica.

Verrebbe voglia di votare sì, considerando che a sinistra il fronte del no è guidato anche da Massimo D’Alema il quale, pur essendo molto più giovane (classe 1949), è comunque in età da pensione; una sessantina di anni fa, in pantaloncini corti, portò il saluto dei pionieri, i giovani esploratori comunisti, al congresso del PCI. Togliatti e gli altri dirigenti che sedevano sul palco del congresso sono scomparsi da decenni e le loro idee e le loro azioni appartengono ormai alla storia, mentre D’Alema è ancor qui che pontifica sul futuro dell’Italia.

Noi stiamo per votare sì o no all’abolizione del CNEL, di cui milioni di italiani ignoravano fino a ieri l’esistenza, mentre viene deciso al di fuori del Parlamento che ragazzi italiani vengano schierati contro la Russia. Una cosa del genere non accadde nemmeno negli anni 1953/54, quando il capo del governo Pella trasferì la divisione Ariete in Friuli per difendere l’italianità di Trieste, scatenando le ire di un giornale ben individuabile. Si era in piena guerra fredda e comunque i militari italiani non uscivano dai confini nazionali. C’è qualcosa che non quadra.

Nella proposta di legge di stabilità, o come diavolo si chiama oggi la finanziaria, è stato riconosciuto come lavoro usurante quello delle maestre della scuola dell’Infanzia, così come è stato riportato da molti giornali. A parte il fatto che nel lontanissimo 1978 fu aperto anche ai maschi l’insegnamento nell’allora scuola Materna, e quindi di maestre non si deve parlare, si è pontificato per anni sull’unicità della funzione docente ed ora si viene a riconoscere come lavoro usurante solo un settore dell’insegnamento. Andiamolo a dire a quei professori che si trovano ogni giorno a fronteggiare teppistelli di quindici, sedici anni, per nulla motivati a frequentare le lezioni ed andiamolo a dire a quelle insegnanti mamme che per correggere pacchi di compiti in classe si alzano ad ore antelucane per non essere disturbate dalle incombenze familiari. C’è qualcosa che non quadra.

articolo pubblicato il: 17/10/2016 ultima modifica: 28/10/2016

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