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teatro
"A porte chiuse"

a Teatri di Vita di Bologna


Nell’inferno di Sartre e dei nostri tempi Andrea Adriatico rilegge “A porte chiuse” per VIE Festival

In prima assoluta a Teatri di Vita, 13-18 ottobre 2016

Due donne e un uomo, rinchiusi in un salotto per l’eternità: quel salotto elegante e perbene è l’aldilà, e la loro convivenza è la condanna dopo la morte, perché “l’inferno sono gli altri”. Siamo nel mondo inquietante di “A porte chiuse. Dentro l’anima che cuoce”, il classico di Jean-Paul Sartre, riletto in maniera nuova e attuale da Andrea Adriatico, per l’interpretazione di Gianluca Enria, Teresa Ludovico, Francesca Mazza e di Leonardo Bianconi. Lo spettacolo, in coproduzione Teatri di Vita-Akròama con la collaborazione dei Teatri di Bari, debutta in prima assoluta, nell’ambito del VIE Festival, a Teatri di Vita (via Emilia Ponente 485, Bologna; tel. 051.566330; www.teatridivita.it), giovedì 13 ottobre, ore 21, e replica fino a martedì 18 ottobre (venerdì e sabato ore 19; domenica ore 17). Oltre a essere presentato all’interno del VIE Festival, lo spettacolo inaugura la “stagione postmoderna” di Teatri di Vita, dedicata a Pier Vittorio Tondelli. Drammaturgia di Andrea Adriatico e Stefano Casi. Scene e costumi di Andrea Barberini.

Jean-Paul Sartre scrive “A porte chiuse” (“Huis clos”) nel 1944, firmando uno dei capolavori della drammaturgia europea: un serrato dialogo fra tre morti che protraggono la loro pena semplicemente rigettandosi in faccia verità scomode. Una metafora delle relazioni sociali e della stessa identità, formata dalla prospettiva degli altri. Un’intuizione che rimane sempre potente per la sua capacità di descrivere i rapporti umani, e dunque le aberrazioni e forzature del giudizio altrui, anche 70 anni dopo, nell’epoca in cui il “controllo” dell’altro passa impietoso e violento attraverso i media e i social network, definendo un “inferno globale” che è l’ambiente in cui viviamo.

Dopo gli “inferni” di Copi, Elfriede Jelinek, Koltès, Beckett o Pasolini, Andrea Adriatico approda all’opera più esplicita riguardante la pressione sociale come fonte di sofferenza per l’uomo della nostra epoca. E lo fa in una coproduzione che vede coinvolti Teatri di Vita, Akròama e Teatri di Bari, nell’ambito del VIE Festival.

Lo spettacolo rientra nel progetto “Atlante”: “progetto cervicale per chi soffre di dolori al collo, dolori da peso del mondo”, che si sviluppa attraverso gli spazi urbani. Dopo “Bologna, 900 e duemila”, prima tappa di “Atlante” negli spazi monumentali del capoluogo emiliano, ecco lo spazio tutto interiore e domestico di “A porte chiuse”, seconda parte del progetto.

Gianluca Enria, attore e regista, stretto collaboratore di Giancarlo Sepe dal 1998, è stato diretto tra l’altro da Luca Ronconi (La morte innamorata), Carmelo Bene (Hommelette for Hamlet), Andrea Camilleri, Attilio Corsini, Roberto Guicciardini. Con la regia di Andrea Adriatico ha interpretato diversi spettacoli (tra cui Il ritorno al deserto, Giorni felici, Bologna 900 e duemila). Inoltre ha lavorato per il cinema, la radio e la televisione. Come regista ha messo in scena opere di Schwarz, Ripoll, Jarman.

Teresa Ludovico, attrice e regista, direttrice artistica del Teatro Kismet e oggi dei Teatri di Bari. Ha collaborato con molti artisti, da Marco Martinelli a Giovanni Tamborrino. Ha diretto e interpretato, tra gli altri, i testi di Antonio Tarantino Piccola Antigone e Cara Medea e Namur, e ha diretto opere liriche (al Petruzzelli di Bari) e numerosi spettacoli anche in Inghilterra e Giappone, ricevendo premi. Con i Radiodervish ha realizzato In search of Simurgh (Premio dello Spettatore a Teatri di Vita).

Francesca Mazza, attrice protagonista del teatro contemporaneo italiano, ha lavorato a lungo con Leo de Berardinis con il quale ha fondato il Teatro di Leo negli anni 80. Ha lavorato, tra gli altri, con Alfonso Santagata, Raul Ruiz, Fernando Solanas, Jacques Lassalle, Julie Ann Anzilotti, Fanny & Alexander e Pietro Babina. Con la direzione di Andrea Adriatico ha interpretato, tra l’altro, Madame de Sade, Il ritorno al deserto, Non io e il film Il vento, di sera. Ha vinto il Premio Ubu due volte, nel 2005 e nel 2010.

Andrea Adriatico compone partiture della parola e dello spazio, facendo base nella casa bolognese di Teatri di Vita creata nel 1993, incontrando drammaturgie come quelle di Koltès, Pasolini, Beckett, Copi, Jelinek, attraversando numerosi festival da Santarcangelo alla Biennale Teatro. Al cinema racconta rimozioni intime (nei film Il vento, di sera; All’amore assente) e pubbliche (nei documentari +o- il sesso confuso. racconti di mondi nell’era aids, e Torri, checche e tortellini), presentate e premiate in festival internazionali.

articolo pubblicato il: 09/10/2016

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