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finanza
quando finirà la crisi?
di Domenico Massa

Per coloro che hanno vissuto il periodo della crisi petrolifera in Italia, apprendere che il prezzo del petrolio sta aumentando rappresenta una iattura. Oggi invece si dovrebbe salutare la notizia con sollievo per gli effetti positivi sull’andamento degli indici borsistici.

Il ragionamento sarebbe semplice da analizzare. Il maggior consumo di petrolio che porta agli aumenti dei prezzi è legato alla ripresa dell’economia. Purtroppo l’aumento che si è verificato recentemente non ha alcun legame con l’incremento della produzione economica, ma troverebbe giustificazione nell’accordo dei Paesi produttori aderenti all’OPEC.

L’esatto contrario di quello che ci servirebbe, perché un aumento dei costi di produzione in assenza di domanda non può che deprimere ulteriormente l’economia. Invece la buona notizia è che i Paesi produttori con maggiori entrate potrebbero tornare a spendere.

Di fatto c’è che i Paesi produttori versano in condizioni economiche diciamo disagiate: l’Arabia Saudita ha annunciato il taglio del 20% degli stipendi e questo non è che l’ultima iniziativa in un Paese dove i sudditi vivevano, fino a qualche tempo in dietro, senza fastidi sia fiscali sia economici. Naturalmente queste sono indiscrezioni raccolte sul campo, da fonti che si sono sporcate le mani ed hanno lavorato fianco a fianco con gli indigeni, con importanti responsabilità nei confronti di committenti Esteri. Difficilmente si troverà pubblicato che gli accordi in quelle terre sono di carta e la carta si può sempre strappare, anzi addirittura prima si siglano poi ognuno si regola come crede meglio.

L’Iran è stato beneficiato nella riduzione delle quote di produzione del petrolio semplicemente perché a causa dell’embargo era stato fin troppo a lungo fuori dal mercato ufficiale e non ha alcuna intenzione di rallentare il recupero delle proprie quote di mercato nell’area. Un altro motivo che ha spinto ad un accordo sulla riduzione delle quote è la necessità per i Paesi OPEC di tenere il prezzo del petrolio in prossimità della quota del costo di estrazione del petrolio con il metodo della frantumazione che si attesta intorno ai 40/50 dollari al barile, ma con un prodotto sicuramente migliore; un vantaggio economico spingerebbe ad un ulteriore affinamento delle tecniche estrattive sia sotto il profilo dell’economicità sia sotto il profilo della qualità del prodotto finito.

Nulla di nuovo sotto il sole: la crisi economica mondiale sta rivelando un altro suo volto e speriamo che sia l’ultimo, un desiderata che non costa nulla. Alcune Banche Europee si trovano a fare i conti sia con le sanzioni per i misfatti legati proprio all’origine della crisi sia con le conseguenze dell’attività di credito alle imprese svolta a livello internazionale. Si legge sulla stampa specializzata che la Deutsche e la Commerce bank sono tra i maggiori finanziatori della compagnia di trasporti marittimi sud coreana Hanjin Shipping per la quale il 31 agosto scorso è stata presentata istanza di fallimento. Qualcuno per rincarare la dose e richiamare l’attenzione sulle banche Europee ed in particolare tedesche ha ricominciato a focalizzare sui derivati ed in particolare sul nozionale che per i volumi sicuramente spaventa; si parla di più di dieci volte il PIL tedesco. Ma il valore del nozionale può spaventare soltanto i non addetti ai lavori, perché questi ultimi sanno bene che al di là del valore quello che conta è chi detiene chi. Se le quote sono paritarie non può succedere nulla. Parlare di volumi fa solo il gioco della speculazione che si nutre di volatilità e teme la stabilità come i vampiri la luce del sole.

Una pillola per fare in modo che tra i risparmiatori regni il buon senso: “pianificare i propri investimenti tenendo conto di tutte le possibilità, mantenere sempre l’occhio sulla bussola e l’orizzonte, tenere sempre sotto controllo la rotta e ascoltare i bollettini senza tenere conto delle “sirene”: nei blog ce ne sono troppe che scrivono con autorevolezza, ma sicuramente in completa assenza competenza”.

articolo pubblicato il: 04/10/2016 ultima modifica: 17/10/2016

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