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Ehi Giò

prima a Spoleto

di Carla Santini

“Ehi Giò” la nuova produzione della Stagione lirica sperimentale di Spoleto ha soddisfatto pienamente il pubblico accorso per la prima allo spazio teatrale del complesso di san Nicolò. Il lavoro era stato commissionato al giovane e talentuoso compositore Vittorio Montalti , su libretto di Giuliano Compagno.

Dissacrante, apparentemente, il modo di apostrofare un genio della musica, ma forse il modo migliore per coglierne l’umanità, per farlo sentire uomo vero e reale, con le sue contraddizioni, le sue debolezze, le sue paure, le sue tante insicurezze.

Lo spettacolo è filato via liscio, senza un attimo di caduta dell’attenzione grazie ad un’elegante e ben articolata sequenza narrativa. I personaggi non hanno prevalso l’uno sull’altro in un sapiente gioco armonico. Gli attori, i cantanti, l’orchestra, la musica hanno avuto la possibilità di condurre lo spettatore nel complicato mondo di Rossini attraverso un linguaggio chiaro, seppure denso di contenuti e a tratti complesso per i dotti rimandi storici, culturali e sociali che non hanno sottaciuto evidenti allusioni anche alla realtà del nostro tempo.

L’espediente dei quadri, fortemente simbolici ed evocativi, ha sicuramente costituito un altro aspetto interessante dello spettacolo, così come l’incursione in linguaggi musicali apparentemente distanti.

La preoccupazione di dare risposte esaustive al dilemma tra teatro musicale e opera è stata fugata dall’aver reso convincenti tutti i personaggi, ivi compresa la musica, non base ma organismo vivo e pregnante.

Si può parlare sicuramente di riuscita sinergia fra le varie anime che hanno avuto il compito di confezionare lo spettacolo, dalla scenografia alla regia, dalla direzione dell’orchestra all’interpretazione dei cantanti e degli attori.

IL lungo applauso alla fine dello spettacolo è stato ben meritato.

articolo pubblicato il: 10/09/2016 ultima modifica: 17/09/2016

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