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con il Cuore dagli yankees
di Domenico Massa

«Conosco i dubbi di Gabriel dalla mia ultima visita a Berlino e sono solo in parte condivisibili: è vero che le offerte americane sono ancora insoddisfacenti ed è difficile chiudere l’accordo entro la presidenza Obama, come avevo peraltro detto due mesi fa. Del resto per un’intesa commerciale di queste dimensioni due anni e mezzo di trattative non sono molti». Il Gabriel cui si riferisce il ministro allo Sviluppo economico Carlo Calenda è Sigmar, attuale vicecancelliere tedesco, e gli accordi di cui parla sono quelli meglio conosciuti con la sigla TTIP.

Ma chi sarà mai questo sig. Carlo Calenda che dimostra di avere così tanta familiarità con il vicepremier tedesco e sembra poterlo trattare con estrema sufficienza, tanto da poterlo redarguire paternamente? Carlo é figlio dell'economista Fabio Calenda e della regista Cristina Comencini, figlia della principessa Giulia Grifeo di Partanna[1]. Nel 1983 all'età di dieci anni è attore nello sceneggiato televisivo Cuore (1984) diretto dal nonno Luigi Comencini, dove interpreta lo scolaro protagonista Enrico Bottini, nell'unico suo ruolo come attore bambino.

Laureatosi in giurisprudenza, comincia a lavorare per società finanziarie prima di approdare nel 1998 alla Ferrari, dove assume i ruoli di responsabile gestione relazioni con i clienti e con le istituzioni finanziarie, e poi a Sky dove è responsabile marketing[2]. InConfindustria viene nominato assistente del presidente[3] e poi direttore dell'area strategica e affari internazionali durante la presidenza di Luca Cordero di Montezemolo, dal 2004 al 2008[2][4]. Successivamente è direttore generale di Interporto Campano[5]e presidente di Interporto Servizi Cargo[2].

Coordinatore politico dell'associazione Italia Futura[6], nel 2013 è candidato alle elezioni politiche nella lista di Scelta Civica nella circoscrizione Lazio 1 della Camera[7], ma non viene eletto. Il 2 maggio 2013 viene nominato Vice ministro dello Sviluppo Economico nel Governo Letta[8], e viene confermato in tale incarico nel Governo Renzi[9], con delega al commercio estero. Come Vice ministro ha condotto numerose delegazioni di imprenditori italiani all'estero,[3] e promosso gli investimenti stranieri in Italia, mostrandosi particolarmente favorevole all'acquisto dall'estero di aziende italiane[10].

Nel febbraio 2015, insieme ad altri esponenti di Scelta Civica, dichiara concluso il progetto del suo partito e aderisce al Partito Democratico[11].

Il 20 gennaio 2016 è nominato dal governo Renzi come Rappresentante permanente dell'Italia presso l'Unione europea[12], incarico che ha assunto il 21 marzo[13]. La scelta inconsueta di nominare un politico in una posizione normalmente riservata ai diplomatici di carriera ha sollevato proteste da parte dei membri del corpo diplomatico italiano[14]. Il governo ha difeso la decisione come parte delle proprie prerogative, per quanto eccezionale e riservata a situazioni molto particolari[15]. Dopo soli due mesi, il 10 maggio 2016 torna al Ministero dello sviluppo economico come Ministro, subentrando all'interim che Matteo Renzi aveva assunto a seguito delle dimissioni di Federica Guidi[16].

Non può sfuggire il fatto che costui, l’unica volta in cui si è sottoposto al voto popolare non ha avuto successo. In altre parole abbiamo un ministro dello sviluppo economico che, pur propostosi, il popolo non ha voluto in Parlamento. Come se non bastasse, costui si professa apertamente fautore del trattato denominato TTIP, che se approvato, Dio non voglia mai, porterà estreme conseguenze per i cittadini europei.

Non a caso l’argomento TTIP è stato ampliamente dibattuto e l’accordo fortemente osteggiato; oggi che in diversi Paesi europei spira aria di elezioni, molti politici europei stanno prendendo le distanze dall’argomento TTIP. Certo se il vaglio delle urne rappresenta un optional del quale si può facilmente fare a meno nella propria carriera politica, prendere posizioni scelleratamente in favore degli interessi delle multinazionali a scapito dei cittadini diventa cosa estremamente facile e politicamente priva di conseguenze.

articolo pubblicato il: 04/09/2016 ultima modifica: 12/09/2016

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