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editoriale
i nani e le ballerine dell'era di Craxi ed i peones di oggi
di Ada

Si ritorna a parlare di riforma elettorale anche per impedire il referendum che è stato proposto per modificare la legge attuale che nulla di buono – per dirla con parole cortesi – ha prodotto. Si deve far presto perché in mancanza di una riforma si andrebbe a votare – appunto nel referendum – nella primavera dell’anno prossimo. Si tenta in ogni modo di arrivare ad un testo condiviso da maggioranza e opposizione e questo naturalmente tra mille difficoltà. Una cosa è certa: la legge nuova dovrà nei limiti del possibile salvaguardare due aspetti fondamentali dell’assetto politico e istituzionale: la governabilità innanzi tutto e il bipolarismo che bene o male, sull’esempio dei grandi paesi democratici, sta funzionando anche da noi.

Non saremo certo noi a dire quale sistema potrà essere elaborato e scelto, ma vorremmo soltanto ricordare che uno degli aspetti più negativi dell’attuale regime elettorale è quello della scelta dei candidati al Parlamento. Nella storia personale di ciascuno è stata valutata soltanto l’appartenenza alle strutture dei partiti e l’affidabilità ideologica e altro, a destra e sinistra non importa. Le aule di Camera e Senato sono ora affollate da gente che ha fatto ben poco per meritare l’agognato seggio, ben retribuito dopo tutto. Fatte le debite eccezioni (perché tra gli “eletti” ci sono anche uomini o donne d’alto livello) si tratta dei famosi “peones” che sempre ci sono stati. Quanti sono fra i quasi mille senatori e deputati di oggi coloro che hanno “nello zaino il bastone di maresciallo”? Per ora sono perfetti sconosciuti, in grandissima parte, dunque pronti a votare in aula sì o no con un tasto collegato al computer centrale su ordine dei capigruppo: tanto varrebbe farli rimanere a casa propria e farli votare online. Non cambierebbe nulla perché, salvo i soliti, nessuno parla, nessuno giudica, nessuno vede niente. Forse siamo troppo ingenerosi?

Vediamo: in Parlamento i vertici dei partiti hanno insediato un po’ di tutto, da persone già giudicate per gravissimi reati, fino agli assistenti o segretari, dai raccomandati di ferro agli amici o amiche di nuova o vecchia data per finire ai portaborse. Altro che i nani e le ballerine dell’era Craxi i quali almeno non erano in Parlamento. Insomma in tutti o quasi tutti i partiti persone fidate al massimo, impossibilitate a dire di no.

In realtà bisognerebbe dire a voce alta “viva i peones”, se non altro a riguardo di quelli di una volta che il seggio parlamentare se lo guadagnavano voto per voto, andando di casa in casa, riunendo amici e amici degli amici, riempiendoci la cassetta della posta d’inutile paccottiglia, con belle foto da copertina che forse nascondevano brutte magagne, ma almeno si presentavano direttamente in qualche modo agli elettori e ti chiedevano il voto che tu poi non gli davi tanto facilmente. Ora non più, ci sono le liste preconfezionate, ai primi posti i grandi o i medi nomi già noti , il resto anonimato più disarmante. Qualcuno di loro sta ricorrendo addirittura a incredibili comparsate in televisione in gare di ballo, tanto per farsi vedere un po’. E’ finita comunque la vera competizione tra i candidati, è finita la “sfida”, qualche volta anche con se stessi per l’umana volontà di prevalere; c’è rimasta soltanto quella tra i partiti. Non c’è nessuna selezione della classe dirigente politica con tale sistema, a scatola chiusa, in pratica senza alcuna possibilità per gli elettori di scelta o almeno di preferenza. Alla fine chi sceglie e chi vota sono i vertici dei partiti, e tutto ciò fa tanto comitato centrale del fu PCUS, con i volti anonimi, oscuri e grigi che tante volte in passato abbiamo visto in TV . Vorremmo dire a chi si appresta a modificare la legge elettorale di non ripetere questo grosso errore, di non infliggere ancora questa pena agli italiani che forse meritano una maggiore considerazione, ridandoci la possibilità almeno di scegliere da soli i nostri rappresentanti, belli o brutti che siano, se non altro spesso bravi a raccogliere voti il che non guasta. Per fortuna con un timido tentativo di autocensura fra di loro non si chiamano più “onorevoli”, ma semplicemente deputati o senatori. Si arriverà a chiamarli semplicemente “cittadini”, tanto per ricordare una ben più gloriosa rivoluzione?

Brogli o non brogli, forse il centrodestra nell’aprile scorso non avrebbe perso quelle importanti elezioni per soli venticinquemila voti se alcune migliaia di candidati scatenati avessero fatto una campagna elettorale normale. Le liste “chiuse” non hanno certo incoraggiato i candidati, o meglio i “nominati”, ad impegnarsi più di tanto. Quanti erano ai primi posti in lista, stavano tranquilli sulla base dei precedenti risultati elettorali, gli altri all’opposto sapevano bene che soltanto un miracolo li avrebbe portati in Parlamento: allora tutti a casa ad aspettare il voto popolare al partito d’appartenenza. Non è stato bello, anzi, ma così è andata.

Possibile che gli autori della legge, varata con i voti della sola maggioranza di centrodestra non avevano previsto tutto ciò? Per superare l’ostacolo delle preferenze, i “prestigiosi esperti” d’ingegneria elettorale ebbero la “brillante” idea, dimostratasi poi la più rovinosa . Non per nulla la legge in vigore non fu avversata più di tanto dai partiti della sinistra, più capillarmente organizzati e capaci più degli altri di far ingoiare qualsiasi cosa, anche la più bislacca, ai propri sostenitori. Servita su un vassoio d’argento Prodi e i suoi sodali, l’hanno utilizzata al meglio, per loro naturalmente.

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