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arte e mostre
"Dottori e i futuristi umbri"

presentato il nuovo ordinamento della Raccolta

di Michele De Luca

Ha riaperto finalmente al pubblico nel Museo civico di Palazzo della Penna a Perugia (Via Podiani, 11), al termine di un “esilio” durato più di tre anni, il percorso espositivo permanente dedicato a Gerardo Dottori, per l’impegno dell’Assessore alla Cultura, Turismo e Università, Teresa Severini, che ha molto lavorato per il raggiungimento di questo obiettivo e che coordinerà tutto l’evento. Il taglio del nastro, significativamente inserito all’interno del programma delle Celebrazioni per il XX Giugno, è avvenuto lunedì 20 giugno, preceduto alle ore 16.00 da un pomeriggio di studi dal titolo: “Conversazioni su Gerardo Dottori” (Salone di Apollo, Palazzo della Penna). L’inaugurazione si è tenuta alla presenza del Sindaco di Perugia, Andrea Romizi, del Sottosegretario al Ministero dei Beni Culturali e del Turismo, Ilaria Borletti Buitoni, dell’Assessore all’Agricoltura, Cultura e Ambiente della Regione Umbria, Fernanda Cecchini. Il nuovo allestimento, collocato al primo piano del museo (dove un tempo aveva sede la Collezione Martinelli, dal 2015 trasferita alla Galleria Nazionale dell’Umbria), espone 48 opere tra dipinti e disegni, oltre a numerosi documenti originali; tra queste figurano anche alcuni lavori di altri artisti futuristi umbri, come Leandra Angelucci Cominazzini, Alessandro Bruschetti, Enrico Cagianelli, Giuseppe Preziosi, che accolsero e interpretarono ciascuno a suo modo la lezione dottoriana. L’ordinamento e il catalogo, edito da Fabrizio Fabbri editore, sono curati da Massimo Duranti, presidente dell’Associazione Archivi Dottori, in collaborazione con Andrea Baffoni e Francesca Duranti, e da Antonella Pesola e Domenico Cialfi.

Il percorso, articolato in sezioni tematicamente e cronologicamente ordinate, propone un excursus che comprende gli esordi, le prime sperimentazione d’avanguardia, la maturazione futurista e aeropittorica dell’Artista, la declinazione sacra del suo linguaggio e, infine, come sopra ricordato, gli effetti della sua “lezione” nella formazione di una nuova generazione di futuristi umbri. Il tutto sarà arricchito da un folto apparato documentario e didattico del quale fanno parte lettere e documenti originali, fotografie, filmati, oltre che una sintesi bibliografica che testimonia il lungo percorso di studi grazie al quale, oggi, Gerardo Dottori può essere annoverato tra le voci più interessanti del movimento futurista.

Insieme ai grandi capolavori del Maestro – “Trittico della velocità”, “Incendio città”, “Forze ascensionali”, “Autoritratto”, “Flora” - il nuovo allestimento comprenderà anche un’enclave intitolata “I Dottori ritrovati”, dedicata alle nuove scoperte e ai confronti, nella quale a rotazione saranno esposte opere provenienti da collezioni pubbliche o private utili ad approfondire ulteriormente le tematiche dottoriane. Nel corso della inaugurazione, col coordinamento dell’Assessore Teresa Severini, sono stati illustrati gli studi portati a compimento negli ultimi anni e l’esperienza della presenza delle opere del Maestro in mostre prestigiose tra le quali merita ricordare Italian Futurism al Guggenheim di New York (2014) e la monografica “Gerardo Dottori. The Futurist View” alla Estorick Collection di Londra (2014). Inoltre sono stati anche presentati i restauri e i progetti didattici e di valorizzazione che hanno consentito a Gerardo Dottori di assurgere anche sul piano della critica, oltre che del sentimento popolare, a massimo esponente dell’arte perugina del Novecento.

Gerardo Dottori (Perugia, 11 novembre 1884 – Perugia, 13 giugno 1977) è stato un pittore italiano della corrente futurista, firmatario del manifesto dell’Aeropittura. Di famiglia d'estrazione popolare, a 8 anni perse la madre. Si iscrisse giovanissimo all'Accademia di Belle Arti di Perugia, lavorando al contempo presso un antiquario. Iniziò quindi l'attività di decoratore trasferendosi temporaneamente a Milano tra il 1906 ed il 1907. Tornò quindi agli studi accademici e dal 1908 cominciò a frequentare ambienti artistici d'avanguardia a Firenze. Nel 1910 iniziò a collaborare con la rivista “La Difesa dell'Arte”. Nel 1911 andò a Roma dove conobbe Giacomo Balla, aderendo al Futurismo. Nel 1912 riunì il primo gruppo futurista umbro, e nel 1915 partì arruolato per la Grande Guerra, scrivendo sotto le armi Parole in libertà. Nel 1920 fondò la rivista futurista “Griffa!”, che si prefiggeva il compito di diffondere le idee del movimento a Perugia. Nello stesso anno espone a Roma la sua prima personale.

Nel 1924 fu il primo futurista ad esporre alla Biennale di Venezia. Nel corso della sua vita Dottori parteciperà in tutto a 10 edizioni della Biennale. Il suo apporto maggiore al movimento fu quello dell'Aeropittura, figurò infatti tra i firmatari del “Manifesto dell'aeropittura” (firmato dal solo Marinetti nel 1929) sottoscritto nel 1931 insieme a Marinetti, Balla e Prampolini, i maggiori esponenti del movimento. Tra il 1925 e la fine degli anni trenta visse a Roma scrivendo su varie riviste d'arte. Nel 1932 è citato come primo esempio di artista futurista impegnato anche in soggetti sacri nel “Manifesto dell'Arte Sacra Futurista” firmato da Marinetti e Fillia. Nel 1939 vinse la cattedra di Pittura all'Accademia di Perugia, dirigendola sino al 1947. Nel 1941 in piena guerra mondiale scrisse il “Manifesto umbro dell’aeropittura”, dove chiarì che la vera essenza del suo futurismo risiedeva nel rappresentare ambientazioni e paesaggi misticheggianti. Rimase sempre fedele al futurismo, anche dopo il declino di quest'ultimo ed al suo “paesaggio totale”. Negli ultimi anni, in particolare, le sue opere compaiono nelle principali retrospettive sul futurismo sia in Italia che all'estero.[3] Si spense nel capoluogo umbro nel 1977 e venne sepolto nel Cimitero monumentale di Perugia, nella sezione riservata ai cittadini illustri. I maggiori risultati li ottenne raffigurando paesaggi e visioni della sua terra, l'Umbria, per lo più con immagini percepite da grandi altezze, tra le più famose ricordiamo “Primavera umbra ed Incendio in città”, entrambe dei primi anni venti.

articolo pubblicato il: 09/07/2016

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