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boomerang stile inglese
di Riccardo Fontana

Il famigerato referendum del giugno scorso, ha sorpreso tutti sia nel cosidetto Regno Unito, sia nella cosidetta Unione Europea. Neanche i sostenitori del “leave” avrebbero creduto nel risultato del 52% contro il 48% dei sostenitori del “remain”. Da ciò emerge la debolezza del sistema referendario britannico tanto che gli antieuropeisti, temendo la sconfitta, avevano proposto un emendamento di legge che prevedesse il 75% dei votanti con un quorum del 60% dei voti.

Ma il dramma della sorprendente vittoria formale del bye-bye Europe, in attesa della consulta parlamentare e della comunicazione ufficiale a Bruxelles, è avere creato lo scompiglio tra le file dei conservatori e dei laburisti evidenziando la spaccatura del paese e dell’opinione pubblica con una palese crisi politica interna. vGli anziani delle zone rurali hanno per poco prevalso sui giovani dei centri urbani mentre la Scozia ha subito approfittato per riaprire le porte verso un nuovo referendum per l’indipendenza per poi allacciare accordi con l’UE. Idem l’Irlanda del Nord che forse potrebbe annettersi alla Repubblica irlandese.

Fedele alla sua tradizione in materia di divorzi sin dai tempi di Enrico VIII (allora nei confronti del Papa romano), l’Inghilterra ha fatto prevalere il suo status di isola erede di un vasto impero e di un Commonwealth ormai relegati negli archivi storici.

Ha prevalso l’impeto di coloro che rimescolano in un atavico complesso di superiorità nei confronti del continente europeo e del resto del mondo, posizione questa alimentata dai continui flussi di migranti che giornalmente invadono le coste e le terre europee (ma guai se arrivano nella cosiddetta Gran Bretagna) e dalla crescente crisi istituzionale, politica e economica della UE sotto le accuse delle destre xenofobe che vogliono il ritorno alla sovranità nazionale e alle monete antecedenti l’euro.

Ma ciò che sorprende ancor più, è constatare che proprio i protagonisti del Brexit se la sono squagliata all’inglese gettandosi in mare dopo aver incendiato la nave! Nel voler infliggere un colpo alla vecchia Europa di cui hanno fatto parte pur con ogni ritrosia ed ogni privilegio (ed ancora ne fanno parte fino alla conclusione di questa grave crisi), i britannici conservatori hanno messo in luce tutte le loro debolezze interne lasciando intravedere un Gran Bretagna destinata a diventare una Piccola Bretagna mentre il Regno Unito diventa Regno Disunito e dimezzato, senza Scozia e Irlanda del Nord.

L’arzilla novantenne regina Elisabetta II dovrebbe coraggiosamente chiedere un piccolo ritocco all’inno nazionale britannico; invece di “God save the queen”: “God save the kingdom”. Realmente l’Union Jack creato nel 1703 rischia di essere sostituito dalle bandiere nazionali della tradizionale confederazione monarchica, mentre esce dal consesso delle bandiere europee.

Il colpo all’Europa in termini istituzionali ma soprattutto economici e finanziari ha già causato il deprezzamento della lira sterlina col declassamento del rischio paese, mentre si prevede che l’asse degli investimenti diretti e indiretti si sposti da Londra a Parigi, Francoforte e forse a Milano. Francia, Germania e Italia potrebbero e dovrebbero, infatti, giocare un nuovo ruolo a difesa della UE.

La Brexit pertanto realizza un effetto boomerang mentre le autorità europee hanno la grande chance di rafforzare le istituzioni puntando sulla salvaguardia dell’occupazione e degli investimenti altrimenti dovranno soccombere alle reazioni contro un potere centralizzato da lunghi anni contestato dai popoli associati “obtorto collo” e da coloro che non vogliono più una burocrazia sovranazionale né un euro poco affidabile.

L’impasse creato da un voto al margine della accettabilità chiede urgente soluzione sia nel caso di conferma del Brexit, sia nella ipotesi di rigetto dell’esecutivo o del legislativo con teorica proposta di nuovo referendum. Il colpo, per ora, sembra aver fatto danni più ai britannici che agli europei e suona come monito per possibili altre fuoriuscite come quelle annunciate dagli anti-europeisti in Francia, Italia, Olanda, Svezia e Ungheria.
God save the Europe.

articolo pubblicato il: 07/07/2016 ultima modifica: 15/07/2016

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