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finanza
Brexit, prime conseguenze
di Domenico Massa

Una recente notizia collegata alla Brexit riguarda alcune importanti società di Gestione del Risparmio attive nel campo degli investimenti immobiliari in Inghilterra. La problematica che è evidenziata da importanti giornali e Media specializzati riguarda il blocco dei rimborsi, annunciato da Aviva e M&G sulle quote dei fondi immobiliari da loro gestiti ed attivi nel mercato immobiliare in Inghilterra.

Non c’è assolutamente da meravigliarsi dell’accaduto: infatti si tratta di società che hanno creato fondi comuni di investimento per il mercato immobiliare, cioè per acquistare immobili; come è noto il mercato immobiliare è per sua stessa natura poco liquido o per meglio dire presenta problematiche di liquidabilità sicuramente diverse dai fondi che investono nel mercato mobiliare. Anche i non addetti ai lavori sono in grado di capire che vendere un titolo attraverso un mercato regolamentato è decisamente più facile e veloce rispetto a vendere un palazzo o un negozio. Nel primo caso basterebbe un click in una qualsiasi sala operativa, nel secondo caso si dovrebbe trovare qualcuno disposto ad attivare una trattativa che potrebbe durare anche molto tempo.

Questo episodio porterà all’attenzione del grande pubblico un nuovo termine che entrerà sicuramente nel lessico familiare, al pari dello “spread” che prima del 2008 in pochi conoscevano, più precisamente il termine liquidabilità che esprime un concetto diverso da liquidità.

La liquidità è garantita dall’efficienza dei mercati. In assenza di un mercato efficiente anche uno strumento finanziario di per sé considerato liquido potrebbe essere non liquidabile, nel senso che se non c’è qualcuno che lo compra alla fine non si è in grado di venderlo e venire in possesso di danaro contante detto anche “liquidi”. In alcuni casi attraverso la costruzione di specifici strumenti finanziari l’industria del settore ha contribuito a rendere liquidabili investimenti che per la loro stessa natura sono difficilmente liquidabili. E’ il caso dei fondi immobiliari, che permettono di investire nel “mattone” con l’apparente stessa semplicità che si ha nell’investire in titoli di Stato, azioni o obbligazioni.

Oggi ci si renderà conto che il “requisito” di liquidabilità non è da sottovalutare, perché i fondi immobiliari pongono in essere politiche di gestione che possono garantire una quantità di rimborsi fisiologici, ma non sono in grado di gestire nell’immediato importanti richieste di rimborso e questo è sotto gli occhi di tutti.

Trattare semplicisticamente e superficialmente una materia così delicata ed importante avrà sicuramente conseguenze. Se si dovesse innestare l’effetto gregge e si dovesse creare la condizione per cui un fatto assolutamente fisiologico come quello enunciato: “blocco dei rimborsi delle quote dei fondi immobiliari” fosse interpretato come segnale per richiedere rimborsi massicci e generalizzati anche su settori diversi dall’immobiliare sarebbero guai seri.

Verrebbe in mente il detto che un battito di ali di farfalla in un luogo del pianeta potrebbe generare uno tsunami dall’altra parte del Globo.

articolo pubblicato il: 06/07/2016 ultima modifica: 15/07/2016

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