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il cinema di caino
"Un toro da monta" (1976)
di Gordiano Lupi

Un toro da monta (1976)
di c vRegia: Roberto Mauri. Soggetto: Roberto Mauri. Sceneggiatura: Piero Regnoli, Roberto Mauri. Fotografia: Franco Villa. Musiche: Carlo Savina. Edizioni Musicali: Cam. Montaggio: Adriano Tagliavia. Scenografie: Francesco Roselli. Organizzatore Generale: Enrico Magretti. Operatore alla Macchina: Enrico Biribicchi. Aiuto Regista: Pier Maria Cristofani. Fonico: Goffredo Salvatori. Microfonista: Luigi Salvatori. Fotografo di Scena: Cosimino Spagnolo. Effetti Speciali: Agostino Possanza. Produttore: Enrico Magretti. Casa di Produzione: Pama Cinematografica. Distribuzione: C.I.A.. Colore: Technicolor/ Techniscope. Interni: R.P.A. – Elios Film (Roma). Sincronizzazione: Cinefonico. Genere: Commedia Sexy. Durata: 90’. Interpreti: Femi Benussi (Sabrina), Daniela Giordano (Concetta), Alfonso (Al) Saggese (Salvatore Frittella), Pupo De Luca (commendator Carli), Renato D’Amore (Pupo), Bianca Toso, Tom Felleghy (camionista tedesco), Cesare De Vito, Luigi D’Ecclesia, Giuseppe Carbone, Angela Contenta, Maria Rita De Angelis, Gualtiero Rispoli, Calogero Azzaretto, Salvatore Carrara, Umberto Amabrini, Vito Terlizzese, Paola D’Egidio, Rita Moscatelli.

Un toro da monta è trash e grottesco sin dal titolo, perché gioca sull’ambiguità toro - uomo e sullo stretto rapporto che si crea tra il protagonista (Saggese) e il suo animale da riproduzione, avuto in eredità dal padre. Salvatore Frittella è un siciliano trapiantato al Nord - in Emilia, per la precisione - insieme alla cugina Concetta (Giordano), un vero maschio alla Buzzanca, che non fallisce un colpo. Purtroppo quando s’innamora di Sabrina (Benussi) scatta un meccanismo perverso, finisce con l’idealizzare la sua donna ed è incapace di avere rapporti sessuali. Il sale del film sta tutto qui, con la cugina pronta a escogitare metodi ispirati al folle libro di un improbabile professor Von Kazzen per far ritrovare a Salvatore la perduta virilità. Niente serve, se non a complicare la vita dei protagonisti, neppure far interpretare alla moglie la parte della prostituta, vedere film porno o farsi scaldare dalla disponibile cugina. A un certo punto il film presenta una virata grottesca e surreale con il toro innamorato che soffre identici problemi del padrone e si suicida con i fuochi d’artificio. Proprio l’anima del toro, in sogno, suggerirà a Salvatore la soluzione: trattare male la sua donna, malmenarla, offenderla … e tutto andrà bene. Messaggio non certo femminista ma il problema è risolto: Salvatore mette incinta moglie e cugina, passeggia per il corso con le due donne in compagnia del suocero e sbeffeggia un rivale (D’Amore) che voleva rubargli la bella compagna. Un film che metabolizza in salsa rozza la lezione di Pietro Germi e tutti gli stereotipi siculi duri a morire: l’emigrante con la valigia legata con lo spago, il coltello a serramanico, la moglie illibata, il macho che non deve essere mai delicato con le donne, la mentalità gretta e superata. Certo, Mauri non è Germi, quindi condisce il tutto con abbondanti dosi di grottesco, un pizzico di sesso (mai esplicito), tanta malizia e una trama composta da dialoghi surreali. Un film che conserva la sua dignità nonostante la critica lo distrugga quasi all’unanimità, perché le pretese sono molto basse e il regista (autore del soggetto, sceneggiato da Regnoli) raggiunge lo scopo di far divertire con trovate a base di doppi sensi e di soluzioni imprevedibili. Mauri usa molto la soggettiva e lo zoom, realizza anche buone panoramiche della campagna romana e convincenti campi e controcampi degli attori. Commedia sexy nella variante siculo - campagnola, girata quasi completamente a Roma (la vegetazione a base di pini marittimi fa pensare ala zona di Ostia e Fregene), anche se la finzione vorrebbe Torino, Marostica e l’Emilia. Le sequenze girate nei luoghi indicati (anche la piazza con la scacchiera) sono immagini di repertorio che non vedono mai gli attori in primo piano. Femi Benussi - intervistata da Cine 70 - ricorda di aver girato a Jesolo, ma non pare possibile. Se il film risulta ancora vedibile molto del merito va agli attori. Al Saggese è il meno convincente nei panni del toro da monta dove avremmo visto più adatto un Lando Buzzanca o un Carlo Giuffrè, in ogni caso se la cava puntando sul registro grottesco, molto sopra le righe. Femi Benussi è solare quanto brava, una bellezza sprecata dal cinema italiano in ruoli minori e cinema di serie b, mentre con le sue caratteristiche avrebbe potuto interpretare qualsiasi ruolo. Perfetta moglie sexy che le prova tutte pur di congiungersi carnalmente al marito, fotografata bene in diverse pose sensuali e in alcuni incontri erotici. Daniela Giordano è doppiata in siciliano, interpreta un ruolo ironico più che malizioso, si prende cura dei problemi del cugino e finisce per giocarci al dottore come quando erano ragazzini. Bellissima, forse in uno dei film dove la sua bellezza sicula è fotografata meglio, gambe lunghissime e sguardo intenso, si diverte a dissacrare i luoghi comuni meridionali ed è proprio lei a cercare i rimedi per l’impotenza. Pupo De Luca è il suocero commendatore, padre di Sabrina, che cerca di portarsi a letto Concetta, sorvegliatissima dal cugino. Bravo anche lui e abbastanza comico nel gestire la rivalità con Pupo (D’Amore) che insidia Sabrina e Concetta, nella realtà e nei sogni di Salvatore.

Un erotico campagnolo quasi invisibile che abbiamo ripercorso grazie a una copia registrata sul defunto canale satellitare FX. Molta pubblicità indiretta a base di J&B e Crodino, ma è un segno dei tempi. Tanti dialoghi trash ai limiti del cattivo gusto (“Lei ce l’ha larga?” - “Larghissima?”, si parla di mentalità, ma la risposta della Giordano si presta all’equivoco), gag riprese da Totò (Pupo De Luca equivoca a ripetizione sul cognome Frittella), battute come “Siamo diventati nordici, ormai!” (Giordano), scontri di culture tra un nord evoluto e un sud ancorato alla tradizione. Nonostante tutto, Mauri vorrebbe affrontare un discorso serio e fare un minimo di critica sociale. Alcune sequenze sono da manuale della commedia sexy: la Giordano ripresa con le lunghe gambe in posa maliziosa ammirata e concupita da un eccitato D’Amore, le gambe della Benussi oggetto di sguardi sotto il tavolo durante il matrimonio, il tentativo di amplesso nella stalla tra De Luca e Giordano, la Benussi travestita da gatta, il gioco del dottore Saggese - Giordano, lo strip di Femi Benussi (ricorda Sophia Loren in Ieri, Oggi e domani) il rapporto onirico tra Benussi e D’Amore spiato dal marito grazie a un foro praticato nella parete dietro a un quadro (voyeurismo). La trovata del libro di Von Kazzen è da fumetto erotico di serie z ma diverte, così come è grottesco il complesso della scopata legittima di cui soffre il marito. Le parti erotiche sono tutte sfumate, al punto che non sono in grado di stabilire se ho visto una copia tagliata o se il regista ha deciso di non insistere su tali sequenze. Ottima la colonna sonora di Carlo Savina - molto sicula - che a un certo punto si presta al gioco trash de La marcia dei bersaglieri quando Salvatore crede di farcela a congiungersi con la moglie ma è solo un illusione: “E’ caduto il generale La Marmora!”, conclude. Franco Villa firma una fotografia solare e luminosa, vera nota d’autore in un film non memorabile.

Il film ricorda per analoghe situazioni La vedova inconsolabile ringrazia quanti la consolarono (1973) di Mariano Laurenti interpretato dalla coppia Edwige Fenech - Carlo Giuffrè. Non solo, è debitore di molte trovate contenute ne La sculacciata (1974) di Pasquale Festa Campanile, interpretato da Sydne Rome e Antonio Salinas (sempre Regnoli autore, insieme a Brescia), pure se il marito perde la virilità per motivi diversi. Sono molte le commedie basate su tale incipit di un marito che non riesce a congiungersi carnalmente con la moglie, ma Roberto Mauri percorre una strada originale grazie alla trovata del binomio indissolubile tra il toro e Salvatore, rappresentati come due amici che discutono a suon di parole, muggiti e improvvise defecazioni gigantesche.

Vediamo la critica, davvero ingenerosa. Marco Giusti (Stracult): “Notevolissimo come titolo. La storia vede uno stallone mancato prendere ispirazione da un vero toro da monta. E poi comportarsi come si conviene… Mai visto, però…”. Sarebbe buona norma vedere prima di scrivere, perché Giusti racconta una trama inesistente e mette fuori strada il lettore. Pino Farinotti (My Movies) concede una stella: “Un marito impotente si ispira al toro che ha ereditato dal padre e ritrova la virilità perduta”. (una stella). Pure lui dimostra di non aver visto la pellicola. Film TV: “Un giovane sposo, sessualmente impotente, in seguito al matrimonio ricorre all’aiuto della scienza su consiglio della moglie. I rimedi risultano inefficaci, e la coppia rischia di entrare in crisi. Tuttavia, la morte del padre del ragazzo apre la strada a conseguenze inaspettate, poiché l'uomo ha lasciato in eredità al figlio un toro da monta. L'animale si dimostra preziosissimo: comunicando a suo modo con il nuovo padrone, dimostra prestanza e capacità stimolatrici, facendo intravedere un possibile rimedio all'impotenza...”. L’estensore di tale trama ignobile - che non ha niente a che vedere con il film - conclude: “Film praticamente sconosciuto, al cui interno convivono componenti erotiche, trash e grottesche. L'esito è sicuramente trascurabile”. Trascurabile al punto che non ha fatto la fatica di vederlo! Questa è mancanza di rispetto…

Molto meglio il Davinotti on line, da cui prendiamo un paio di giudizi interessanti: “Mini-prodotto non privo di un briciolo di simpatia. Siamo nel trash, ma i dialoghi fra protagonista e toro da monta acquisiscono man mano una certa naïveté, non dico conquistante, ma se non altro in grado di far accettare un prodotto di basso livello che però contiene qualche sorpresa: la bella fotografia di Villa, gli stupefacenti poster hard all'interno della roulotte di Gigia (in censura non se ne erano accorti?), la Giordano che zoccoleggia più della Benussi, con quest’ultima in clamorosa apparizione vestita da miciona, a poppe in fuori (I gusti di B. Legnani). “Penultimo film di Mauri che, spenti i riflettori sul suo spaghetti-western, cavalca la moda metà Anni Settanta della commedia sexy con un suo personale contributo e un titolo che, seppur volgare, può considerarsi epocale. La vicenda - alquanto rozza - ci mostra il solito campionario di cliché sulla mascolinità del siciliano medio cinematografico e, nel contempo, strizza l’occhio al pruriginoso grazie alla presenza della Benussi e della Giordano (se ci si accontenta di un pur sempre gradito reggicalze e un corposo seno nudo). (I gusti di Markus).

Due parole sul regista, grazie al testo indispensabile di Roberto Poppi. Roberto Mauri (Castelvetrano, Trapani, 1924). Attore, anche protagonista di film degli anni Cinquanta. Si dedica alla regia dal 1958, debuttando con una coregia firmata insieme ad Adelchi Bianchi (Roma, 1918 - 1968): Vite perdute (La legge del mitra). Il suo primo film da solista è I mafiosi (1960), che lo vede vestire anche panni di attore. Firma circa 25 pellicole, tutte di genere e tutte di non grande interesse. Tra i titoli più rappresentativi: La strage dei vampiri (1962) e Una sporca faccenda (1963). Molto attivo nello spaghetti western di serie c, dirige un Sartana, un castigo di Dio e alcuni episodi della serie Spirito Santo. Gli amanti del trash lo ricordano per il suo ultimo film: Le porno killers (1979), dove guida un’esuberante Carmen Russo in un’interpretazione ai limiti del porno.
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articolo pubblicato il: 05/07/2016 ultima modifica: 07/07/2016

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