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arte e mostre
Gino Terreni

a Mantova


Arianna Sartori Arte & Object Design Via Ippolito Nievo, 10 - 46100 Mantova - Tel. 0376.324260 - Info@Ariannasartori.191.It

Gino Terreni

Ricordo di un Maestro del Novecento Prima retrospettiva dal 18 al 30 giugno 2016

Nome della Galleria: Galleria "Arianna Sartori" Indirizzo: Mantova - via Ippolito Nievo 10 - tel. 0376.324260 Titolo della mostra: Gino Terreni. Ricordo di un Maestro del Novecento. Prima retrospettiva Mostra a cura di: Arianna Sartori, Leonardo Terreni, Associazione “Archivio Gino Terreni” Date: dal 18 al 30 giugno 2016 Inaugurazione: Sabato 18 giugno, ore 18.00 Orario di apertura: dal Lunedì al Sabato 10.00-12.30 / 16.00-19.30. Chiuso festivi

La mostra “GINO TERRENI, ricordo di un Maestro del Novecento”, realizzata alla Galleria Arianna Sartori di Mantova (Via Ippolito Nievo 10) dal 18 al 30 Giugno 2016, rappresenta la prima retrospettiva realizzata sul Maestro.

Gino Terreni è stato un artista italiano legato alla corrente Espressionista. È nato a Empoli, in località Tartagliana, figlio di coltivatori diretti, il 13 settembre del 1925. È morto all’ospedale di Empoli la sera del 28 novembre 2015, dopo breve malattia. Fin da giovanissimo ha espresso le proprie doti artistiche plasmando l’argilla del luogo e disegnando la vita quoti-diana dei contadini della valle dell’Orme. L’evento bellico interrompe i suoi studi. L’8 settembre del 1943 entra nella brigata partigiana “Arno” e poi nel IX battaglione arditi d’assalto “Col Moschin”, della divisione Legnano, combattendo sulla Linea Gotica ed entrando tra i primi a Bologna. Finita la guerra, riprende gli studi al Magistero Fiorentino (Istituto d’Arte di Porta Romana), sotto la guida di Francesco Chiappelli e Pietro Parigi. Gli orrori della guerra lo segneranno profondamente e da questo momento inizierà a percorrere la strada dell’Espressionismo. La sua arte diviene testimonianza della Storia Italiana del Secondo Novecento, dagli orrori della guerra alla speranza della pace, dalla vita dei campi all’arte sacra, sperimentando quasi tutte le tecniche conosciute. Realizza la sua prima personale nel 1955, al Fondo Anichini a Piombino (LI). Dopo saranno centinaia le mostre personali e collet-tive su invito, realizzate un po’ in tutto il mondo. La sua produzione è sterminata e le sue opere, frutto di quasi ot-tanta anni di attività artistica (il suo primo autoritratto è del 1937 a soli 12 anni), si trovano presso numerosi mu-sei, nazionali ed internazionali, in decine di chiese, edifici storici e piazze italiane. Si possono citare la Galleria de-gli Uffizi, dove è presente con l’autoritratto giovanile del periodo espressionista, quindici disegni del tempo di guerra e una serie di xilografie; il Museo Puskin con una serie di Xilografie; la Casa Museo di San Massimiliano Kolbe a Roma con 15 xilo sulla vita del santo; le collezioni della Regione Toscana; il Museo dei Gessi di Pietra-santa, con i bozzetti di alcuni monumenti colà realizzati; la Casa Natale di Arnolfo di Cambio a Colle di Val d’Elsa (SI), con un ciclo di affreschi; il grande ciclo in mosaico presso il Santuario di San Gerardo Materdomini, Avellino; l’affresco nella Basilica di Santa Dorotea a Roma. Ha realizzato sette monumenti pubblici, tra cui da evidenziare il monumento internazionale alla Pace, in bronzo e mosaico, all’Abetone (PT) su incarico dell’ONU; il grande monumento marmoreo “Lo Stupore”, dedicato alle vittime per l’Eccidio del Padule di Fucecchio, inaugura-to nel settembre del 2002 dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, a Castelmartini di Larciano (PT). Nel 2008 la Regione Toscana gli ha dedicato una mostra omaggio a Palazzo Cerretani a Firenze e nel maggio 2012 e settembre 2014 ha tenuto due grandi esposizioni, sempre omaggio alla sua carriera artistica, organizzate dall’Accademia delle Arti del Disegno a Firenze. È stato accademico dell’Accademia delle Arti del Disegno di Fi-renze con nomina nel 1970, delle Muse e degli Incisori d’Italia, ha fatto parte dell’Associazione Incisori Veneti ed è stato “Paiolante” d’onore dell’antica Compagnia del Paiolo di Firenze. Nominato Cavaliere della Repubblica Italiana per meriti artistici nel 1999, sotto la Presidenza di Carlo Azeglio Ciampi. Cittadino onorario dei Co-muni di Montaione, Abetone e Larciano. Ha fondato, a Empoli, con l’amico Carmignani i “Musei della Resistenza e d’Arte Moderna”. I suoi ultimi studi sono stati quelli di Empoli, via Giovanni da Empoli 19, di Castelfiorentino, via O. di Paolo 24 e di San Martino alla Palma, sulle colline di Firenze. Il 3 marzo 2016 nasce, per iniziativa degli eredi Leonardo Giovanni e Sabrina Terreni, insieme a storici dell’arte ed allievi, l’Associazione “Archivio Gino Terreni”, per la tutela e la valorizzazione delle opere del Maestro.

“Dopo il Guttuso del “Got mit nus”, non è rimasto che Gino Terreni a testimoniare gli orrori della guerra e dell’epos della Liberazione. Combattente nella brigata partigiana “Arno” e poi, sulla Linea Gotica, nel corpo dei Volontari della Libertà, Terreni ha vis-suto i giorni belli e terribili che videro la Patria riconquistare la libertà e l’onore. La sua arte è una testimonianza civile di altissimo signifi-cato, esempio e modello per le giovani generazioni in questo anno che celebra i sessant’anni della Costituzione Repubblicana. Fa bene Riccardo Nencini a ricordarcelo. La guerra però è un’esperienza che segna per sempre, è un’ombra nera che scende sulla vita di chi l’ha vissuta occupandola per sempre. Gino Terreni non ha mai dimenticato gli occhi febbrili dei combattenti in prima linea (Soldato empolese della Legnano, matita nera su carta, 1948), non ha dimenticato il pianto delle madri (xilografia, 1963), la cupa desolazione di chi ha perso tutto (Sfollati del 1946), lo stupore degli innocenti portati al macello (Eccidio del Padule di Fucecchio, marmo di Carrara, 2002). Chi ha vis-suto la guerra (e quella guerra, guerra civile senza onore e senza misericordia…) non potrà mai più essere artista di ordine, di grazia, di armonia. “E come potevamo mai cantare col piede straniero sopra il cuore…” scriveva, in quei giorni, Quasimodo. Aveva ragione. L’ombra lunga della guerra è entrata nella vita e nello stile di Gino Terreni. I suoi riferimenti saranno d’ora in poi i neri inchiostri di Parigi, i Fusillados e i capricci neri di Goya, gli espressionisti tedeschi, Guttuso e Maccari. Il risultato sono opere dolenti, ma non disperate, testimoni di grandi sofferenze ma non negate alle attese dei giusti e dei pacifici che un giorno – dice il vangelo – possederanno la terra”.
Antonio Paolucci direttore dei Musei Vaticani

Per approfondimenti e/o collegamenti si rimanda al sito www.ginoterreni.it oppure a info@archivioginoterreni.it

articolo pubblicato il: 16/06/2016

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