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cinema
due protagonisti

FEFF 18 di Udine


Vogliamo dirlo? Diciamolo: è davvero esplosiva la quarta giornata del #FEFF18! Protagonisti assoluti, sotto il segno del Sol Levante, due dei big name di quest’edizione: l’idol giapponese Morita Go, che alle 19.45 presenterà in prima mondiale il thriller Hime-Anole, e uno dei più grandi maestri della Sci-Fi nipponica, Obayashi Nobuhiko, che alle 21.35 riceverà il Gelso d’Oro alla Carriera “accompagnando” sul palco del Teatro Nuovo il cult House!

Se Morita Go, amatissimo anche in Italia, ha già scatenato l’attesa delle ammiratrici (cronaca di un delirio annunciato, com’era successo nel 2013 con Kamenashi Kazuya: ricordate?), la presenza di Obayashi Nobuhiko sta entusiasmando tutti gli appassionati di fantascienza. Non a caso, quattro dei suoi migliori film fanno parte della retrospettiva Beyond Godzilla – Alternative futures and fantasies in Japanese cinema, curata da Mark Schilling, e su di lui si concentra anche una sezione del volume che porta lo stesso titolo, sempre curato da Schilling (verrà presentato alle 11.00 durante il FEFF Talk).

Due big name, dicevamo, per due generazioni diverse (Morita Go è del ’79, Obayashi Nobuhiko del ’38) e per due traiettorie professionali che fanno rima con “pop”: quello di Morita nell’accezione più contemporanea, sia sullo schermo sia sul fronte musicale (è un membro storico della band V6, autentico fenomeno in patria), quello di Obayashi nell’accezione più surreale ed anarchica (guardate House e non ci sarà bisogno di aggiungere altro!).

E chiudiamo lasciando la parola proprio a Mr. Obayashi, che grazie al FEFF 18 ritornerà in Italia dopo tantissimo tempo (girò vari spot televisivi negli anni Settanta). Pochissime frasi che condensando un’intera filosofia cinematografica: «Immaginare la luna è meglio che fare una passeggiata sulla sua superficie. I film sono un mezzo per ricordare, non per registrare. Mi piacciono i documentari perché cercano di rivelare la verità su un argomento senza riuscirci appieno e penso che l’ironia di questo fatto sia molto interessante. I documentari hanno qualcosa dell’amore non corrisposto, mentre i film sono l’innamoramento puro, che non chiede nulla in cambio. È un amore unilaterale».

articolo pubblicato il: 24/04/2016

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