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politica estera
arrampicarsi sugli specchi

Dilma Rousseff parla addirittura di golpe

di Riccardo Fontana

Come previsto nel mio precedente articolo “Tempesta tropicale”, la presidente brasiliana Dilma Rousseff ha incassato il 17 scorso una severa sconfitta alla Camera dei Deputati che ha votato con ampio quorum superiore ai due terzi, l’accettazione delle fondate accuse per l’apertura del processo di impeachment contro di lei. Incapace non solo di gestire il governo ma di accettare qualsiasi critica o accusa, essa aveva riunito il corpo diplomatico qui accreditato e la stampa estera per denunciare l’esistenza o il tentativo di un “golpe” da parte delle forze di opposizione.

Ciò, dopo che alcuni funzionari di questo ministero degli esteri avevano divulgato presso la loro rete diplomatica all’estero circolari allarmanti sul supposto golpe. Questa stampa, insieme agli eminenti parlamentari dei partiti di opposizione al governo del PT ed anche il decano della Corte Suprema Federale insieme ad alcuni suoi ministri, hanno chiaramente ed onestamente elucidato che le istituzioni democratiche sono stabili e funzionanti, che il processo di impedimento è previsto nella Costituzione, che sono stati riconosciuti ampi diritti di difesa all’accusata e, pertanto, non esiste alcun tipo di colpo di stato, né civile e tanto meno militare.

Gli organi di polizia hanno agito secondo la legge portando avanti una lunga serie di accuse e di arresti di numerosi imprenditori e politici coinvolti nel mega scandalo che si è abbattuto sul Brasile nelle due gestioni Lula e ricadendo addosso all’attuale mandataria. La Polizia ha agito con competenza ed efficienza evitando possibili scontri tra le fazioni pro e contro il governo e le forze armate hanno mantenuto un rispettoso silenzio e neutralità di fronte alla grave crisi in atto che continuerà ad acuirsi nei prossimi giorni e mesi. La Suprema Corte Elettorale sta infatti raccogliendo le accuse di frodi elettorali ed uso di lavaggio di denaro nella campagna del 2014 mettendo ancor più in bilico la attuale presidente e il suo vice per cui lo scandalo non risparmia nessun partito e nessun personaggio. Avendo accusato la sconfitta alla Camera, mentre si prevede una seconda sconfitta al Senato per il 12 maggio prossimo quando sarà confermata l’accettazione del suddetto processo, la Presidente decide di volare a New York proprio il 21 aprile, giorno in cui si commemora il sacrificio del martire Tiradentes, vittima della tirannia portoghese a fine ‘700 (ed anche il natale di Brasilia) approfittando dell’occasione della firma del trattato per i controlli climatici alle Nazioni Uniti, per fare un discorso di politica interna ovviamente estraneo all’evento internazionale, dove essa si dice vittima di un “golpe” perpetrato dai conservatori che non riconoscerebbero i progressi sociali portati avanti da Lula e da lei stessa, sua segretaria esecutiva.

Tutto ciò, come sostiene la stragrande maggioranza della popolazione brasiliana, è falso e disonesto e punta, come ultima carta, a fare un appello disperato e patetico alla opinione pubblica internazionale suonando un allarme ingiustificato e pieno di equivoci. Purtroppo la visione europea e americana resta legata al costume sudamericano dei facili colpi di stato quando i tempi sono cambiati e il Brasile ha dimostrato di essere capace di autogestirsi e mantenere salde le sue istituzioni democratiche dopo il regime militare finito nel 1985. Gli strumenti giuridici e giudiziari funzionano insieme a quelli legislativi e solo nei mesi scorsi si è finalmente aperta la corsa della polizia e della giustizia contro il maggior scandalo di acquisto di voti e di lavaggio di denaro della storia di questo paese, smascherando le azioni perverse dei due governi Lula (il vero padrone del paese, stile cubano e venezuelano) e del governo Dilma ormai totalmente sfasciato.

Aver atteso 14 anni senza prendere le misure ora in atto, deriva dalla struttura presidenziale del Brasile e dalla sua Costituzione del 1988, molto estesa e invasiva in ogni materia per cui le istituzioni restano ingessate e i personaggi protagonisti della scalata al potere, in nome dei lavoratori, sono stati blindati. Ma il cerchio si stringe sempre di più contro Lula e il PT e si prevede che a metà maggio il potere passerà da Dilma Rousseff al vice presidente Michel Temer di centro-destra che assumerà ad interim per 180 giorni e che già sta cogitando “de jure” il suo governo per la ripresa della economia brasiliana sul lastrico, con oltre dieci milioni di disoccupati ed una perdita del 4% del PIL seconda solo al Venezuela che è sprofondato all’8%.

È pertanto inaccettabile che la suddetta arpia vada all’ONU, usando la macchina dello Stato, per cercare di salvare se stessa da un naufragio già annunciato, prolungando in tal modo una agonia istituzionale e soprattutto la sofferenza di un popolo che è passato in pochi anni dalla speranza all’incubo. Col circo in fiamme, essa ha rinunciato ad andare ad Atene per la cerimonia della accensione della torcia olimpica e il 5 agosto si prevede che il vice inaugurerà i Giochi di Rio de Janeiro, minacciati da pericoli di epidemie e anche da ventilati attacchi terroristici tanto che circolano voci della infiltrazione di agenti dello stato islamico presso le favelas in mano ai trafficanti di droga e di armi. In conclusione, sarebbe meglio che l’arpia volasse all’Avana dove fece il corso di terrorismo e dove si sentirebbe in casa.

articolo pubblicato il: 21/04/2016 ultima modifica: 01/05/2016

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