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sempre più poveri
di Domenico Massa

Il curriculum, se non taroccato (ogni riferimento a sedicenti economisti italioti con aspirazioni di salire in politica è puramente casuale), dovrebbe trasmettere il tratto del personaggio in esame. In giovane età i titoli accademici e le prime esperienze di lavoro si sostanziano nella maggior parte delle notizie qualificate a delineare lo spessore del personaggio. In età avanzata, al contrario, i titoli accademici dovrebbero divenire secondari, rispetto ai risultati conseguiti, naturalmente ad eccezione dei riconoscimenti elargiti della Comunità Internazionale, quali potrebbero essere premi Nobel.

Questa premessa è necessaria per inquadrare le considerazioni che siamo costretti a fare circa il Ministro italiano dell’Economia. Il suo nome è associato alla gestione della crisi di grandi Paesi, e già in quelle occasioni illustri accademici non furono teneri nel commentare i risultati della sua azione. Il premio Nobel per l’economia Paul Krugman dalle pagine del “New York Times” si sentì in dovere di ammonire: “Certe volte gli economisti che ricoprono incarichi ufficiali danno cattivi consigli; altre volte danno consigli peggiori; altre volte ancora lavorano all’Ocse”. Pensare male è peccato, ma spesso ci si azzecca e tutti pensarono che con quelle parole si riferisse proprio a Padoan, che fu vice segretario generale dell’OCSE dal 2007 e prima ancora fu Direttore Esecutivo per l’Italia al FMI.

L’economista Nobel, si riferiva alla gestione di Padoan nella crisi dell’Argentina poi finita in default e alla crisi della Grecia e Portogallo i cui risultati oggi sono sotto gli occhi di tutti. Una ricerca su internet, anche effettuata frettolosamente, ci porta a rivedere alcune dichiarazioni effettuate in passato dal ministro dell’economia italiano ed a confrontarle con gli accadimenti che sono ancora vivi nella nostra memoria e che ci addolorano ancora oggi, per rendersi conto che il premio Nobel per l’economia Paul Krugman lo ha proprio meritato. Il risultato della gestione degli ultimi Governi italiani è sotto gli occhi di tutti e, pur se ricapitolarlo è doloroso, non è possibile fare a meno di farlo a partire dalle ultime dichiarazioni dell’agenzia europea di statistica, che ci informa che in Italia ci sono sette milioni di poveri; l’Istat ha recentemente comunicato che le aspettative di vita in Italia si sono ridotte (le cause sono sempre legate all’aumento della povertà e alla impossibilità di curarsi viste le condizioni della sanità pubblica italiana) e questo è gravissimo.

Il FMI ha rivisto al ribasso (all’1%) le stime del Governo sulla crescita del 2016 (+ 1,2%). Padoan si è risentito ed in un’intervista ha dichiarato: ”staremo a vedere chi ha ragione”. Appare risibile che ci si debba accapigliare sulle previsioni dello “zero virgola” quando sappiamo benissimo che con i decimali non si va da nessuna parte e che per parlare di ripresa ci si deve attestare almeno ad un 3% di crescita annuale. Il 3% di crescita ci metterebbe in pace con tutto; in primis con l’occupazione e prevalentemente quella giovanile; il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo finalmente si attesterebbe a livelli graditi alla Comunità Europea e farebbe dormire sonni tranquilli anche ai “falchi nord europei”.

La domanda a questo punto è: questo esecutivo sta andando nella direzione giusta? Bandendo dalla mente “ipotesi e tesi complottistiche” i curricula dei nostri Ministri delineano il tratto e almeno per gli addetti ai lavori dovrebbe essere facile capire a quali lobby rispondono. Le intercettazioni pubblicate sui Media aiutano anche i non addetti ai lavori a capire da che parte sta chi. Se non bastassero le intercettazioni, sempre i Media ci forniscono le dichiarazioni rilasciate in questa o quell’occasione per fare il punto. Se poi si ricorre agli archivi e si va indietro nel tempo si scopre che “un critico del sistema capitalistico” (apertamente negazionista rispetto alla teoria keynesiana) oggi è Ministro dell’Economia di un Paese democratico occidentale. Come dire: Gesù ricorre a Satana per tirare fuori le castagne dal fuoco; ma questa è tutta un’altra storia.

articolo pubblicato il: 18/04/2016 ultima modifica: 29/04/2016

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