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finanza
ma per fortuna che c'è l'Atlante
di Vittorio Sordini

Via libera ad Atlante: il Fondo finanziato da banche, Fondazioni e CdP (Cassa Depositi e Prestiti) per sostenere gli aumenti di capitale e ridurre le sofferenze delle banche, che in Borsa festeggiano.

Per capire che cosa ci sia da festeggiare è necessario tornare indietro nel tempo e focalizzare l’attenzione sulle disposizioni di Basilea 3 che all’indomani della feroce crisi finanziaria del 2008 e con l’esempio della Lehman Brothers, ha deciso di fare in modo che le banche si dotassero di un patrimonio adeguato alla soluzione di problematiche di solvibilità. Quando furono varati i provvedimenti di Basilea 3 fu calcolato che la ricapitalizzazione delle banche italiane sarebbe costata 20 miliardi, mentre quelle tedesche 50 miliardi; a seguire oltre 100 miliardi per quelle francesi e inglesi. Le Autorità Europee dettero ampi termini temporali per la realizzazione del piano e per il recepimento delle direttive.

Naturalmente furono creati i meccanismi per determinare i parametri ai quali attenersi nella misurazione dei requisiti minimi di capitalizzazione. Si fece riferimento al Tier 1 ratio, che al profano non dice nulla, ma che sarebbe utile a tutti conoscere per non avere brutte sorprese, specialmente dopo il 1 gennaio 2016, data in cui è stata recepita in Italia la normativa europea conosciuta come “Bail in”, cioè quella che vieta l’aiuto di Stato nel salvataggio delle banche.

Tornando al Tier 1 ratio la parola stessa ci induce a pensare che si tratti di un rapporto ed infatti si tratta del rapporto tra Tier 1 capital e il valore degli investimenti pesati per l’indice di rischio. Il Tier 1 o patrimonio di base è composto dal Capitale versato, dalle riserve, compreso il sovrapprezzo delle azioni e dagli utili non distribuiti. Il fatto che si fa riferimento al Tier 1 implica che il numero 1 sia distintivo rispetto all’esistenza di altri Tier ed infatti nella divisione del capitale esistono altri due Tier. Il Tier 2 o patrimonio supplementare è composto da riserve di rivalutazione e da un’ampia schiera di strumenti di capitale ed ibridi. Nel Tier 3 confluiscono i prestiti subordinati di terzo livello, cioè quelli che devono soddisfare alcune condizioni, tra cui la durata non inferiore a due anni; inoltre il capitale e gli interessi non possono essere rimborsati se il rimborso riduce l’ammontare complessivo dei fondi patrimoniali della banca ad un livello inferiore del 100% del complesso dei requisiti patrimoniali; non possono quindi essere toccati minimamente i requisiti patrimoniali.

Per inciso: sarebbe da accertare quanti sottoscrittori di obbligazioni bancarie subordinate sono stati edotti sulle problematiche riguardanti i requisiti patrimoniali della banca. Oggi parecchi hanno toccato con mano, come si usa dire, e francamente non vedo perché lo Stato dovrebbe fare in modo di fargli recuperare i soldi persi; sicuramente si tratterebbe di un ulteriore aiuto di Stato, anche se indiretto. Non vedo proprio perché con le tasse che pagano tutti gli onesti cittadini si debbano risarcire gli sfrontati. In Diritto Penale Ignorantia iuris neminem excusat» ovvero «Ignorantia legis neminem excusat», cioè «L'ignoranza della legge non scusa nessuno».

Traslando il concetto nella vita quotidiana: i danni della stupidità umana non possono essere ripartiti in capo anche a chi dimostra di non essere stupido. Riprendendo sul discorso dei festeggiamenti in borsa, argomento da cui siamo partiti, si apprende che oltre alle banche e le fondazioni, a partecipare al fondo ci sarebbe anche la CdP. Ma chi è la CdP? La CdP è la cassa depositi e prestiti, cioè quell’Ente che si preoccupa di gestire i soldi di tutti coloro che versano alle Poste Italiane (vedi www.cdp.it: Cassa Depositi e Prestiti è una società per azioni a controllo pubblico). CDP gestisce una parte consistente del risparmio nazionale, il risparmio postale. E’ stato svelato il mistero dei festeggiamenti: in un momento in cui i privati cittadini e gli investitori Istituzionali come ad esempio i Fondi Pensione italici o esteri non hanno nessuna intenzione di investire in un settore che presenta molteplici criticità, si è trovato chi caccia i soldi.

Speriamo che chi effettivamente, i soldi, li tira fuori, magari sottoscrivendo un buono postale, si renda conto, anche, di dove vadano a finire: e qui è tutta un’altra storia. Non vorrei che gli italiani, magari quelli meno istruiti, meno avvezzi al rischio, più attaccati alle tradizioni familiari, debbano subire qualche altra delusione cocente. Ma per fortuna c’è Atlante che ha il peso del mondo sulle sue spalle. Peccato che illustri studiosi tra cui Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente di strategia alla Bocconi, si siano espressi in questi termini: “Atlante ha le spalle strette e le gambe molli.
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articolo pubblicato il: 14/04/2016 ultima modifica: 29/04/2016

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