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teatro
"La mia Odissea"

al Cineteatro Duse di Agrate Brianza


Sabato 16 aprile si terrà l’ultimo dei cinque appuntamenti della stagione Binario Duse presso il Cineteatro Duse di Agrate Brianza, curata dalla compagnia teatrale La Danza Immobile/Teatro Binario 7 in collaborazione con l’Amministrazione Comunale. In scena La mia Odissea, una riscrittura moderna del grande mito greco ad opera di Marina Thovez che, oltre a curarne la regia, divide il palco con Mario Zucca e altri sei attori.

La rappresentazione teatrale si propone di far rivivere intense passioni trasportando i personaggi del mito dalla dimensione del poema a quella teatrale, trasmettendo così quella stessa ammirazione per Omero che anche Marina Thovez ha voluto rendere con la sua trasposizione e la sua regia. In un susseguirsi di scene quasi cinematografico, il mito di Odisseo riporterà il pubblico in un mondo lontano ma mai dimenticato facendo appassionare gli spettatori grazie ad una grande varietà di fatti e punti di vista e attraverso il ritmo incalzante che la regia ha imposto allo spettacolo.

Lo spettacolo si pone a conclusione di una ricca stagione teatrale che è stata inaugurata venerdì 11 dicembre con Il Gran Galà dell’Operetta, è proseguita con un’eclettica e irresistibile Silvana Fallisi in La morte balla sui tacchi a spillo per poi procedere con Il vizio dell’arte, uno degli spettacoli più significativi degli ultimi anni del Teatro dell’Elfo, e il grande ritorno della coppia comica Alfredo Colina e Barbara Bertato in eLevati e Lavati. Si ringrazia quindi il Comune di Agrate Brianza, in particolare l’Ufficio Cultura e il Consigliere Delegato Patrizia Beretta, i volontari che gestiscono lo spazio teatrale e naturalmente il pubblico che ha condiviso le scelte artistiche.

NOTE DI REGIA L’idea di creare una commedia da quel vasto tema mitologico è nata dal desiderio di far rivivere i protagonisti dell’inizio della Letteratura Occidentale nella forma in cui io stessa sento di vivere: il teatro. Nell’Odissea, come in qualunque opera narrata, l’autore concede raramente ai suoi personaggi il privilegio di un monologo o di un dialogo. Ne La mia Odissea i personaggi occupano tutta la scena, parlano. Ho scritto per Telemaco, per Euriclea, non “di”, con amore filiale, in realtà tutti noi siamo i discendenti di quegli eroi e, per quanto l’ironia sia un segno cui non riesco a rinunciare, ho lavorato con rispetto sacrale verso un mondo poderoso, dove il mito non è favola ma religione. Il contrappunto Odisseo-Calipso non è semplicemente un duetto d’amore ma rappresenta la lotta tra Dio e Uomo. Mentre sull’Olimpo gli dei decidono quale destino assegnare a ognuno, Odisseo compie l’ultimo tentativo per tornare a casa mettendosi ancora una volta in mare. È il primo segno di una rinascita dell’uomo che torna uomo. Contemporaneamente il giovane Telemaco si mette in mare per la prima volta per cercare Odisseo: diventa uomo. Intanto, a Itaca, Penelope è assediata dai Proci, gli attentatori delle cose più sacre: moglie e casa. Da Omero ho cercato di imparare a essere spiazzante, a dare alla trama uno sviluppo insolito, traghettando l’impianto drammaturgico dagli schemi teatrali verso un montaggio cinematografico.
Marina Thovez

articolo pubblicato il: 06/04/2016

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