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trasparenza delle lobby
di Riccardo Ruggeri

da ITALIA OGGI

Non credo all'esistenza di lobby trasparenti, qualsiasi organizzazione umana trasparente (ammesso che esista) mai sarà una lobby, al massimo una bocciofila. Nei prossimi giorni su questo tema dovremo tornarci, i vertici politici del Senato ci hanno anticipato che la legge sulla «attività di rappresentanza di interessi» avrà una corsia preferenziale.

Prepariamoci a un grande battage legislativo-pubblicitario, Renzi ne ha un disperato bisogno in questo momento di difficoltà (comunque si dia una calmata, i suoi nemici, fino a quando non si assoceranno turandosi reciprocamente il naso, non saranno credibili, per ora è solo Renzi il nemico di Renzi).

Conoscendo la professionalità dei nostri senatori sono certo che la legge sarà tecnicamente perfetta, ma non vogliatemene, sarà solo una rete per pesci piccoli, come quelle tanto strombazzate anglosassoni.

A cavallo degli anni '80, imparai l'esistenza delle lobby, allora solo anglosassoni, entrai in contatto con loro. Lo confesso, ero giovane, credulone, facile da gabbare, mi ci volle del tempo a diventare l'apòta che sono ora. Molte le traduzione di lobbying, solo una ne interpreta lo spirito profondo, coniai: «elegante modalità di corruzione», ad essa rimasi fedele. Lobbying ha molte sfaccettature, le stesse che ha la corruzione, nel mondo 2.0 la corruzione si è evoluta, la sua natura si è fatta camaleontica, quindi camaleontiche dovevano farsi le lobby, è avvenuto. Il fatto che il Gafe (Google, Amazon, Facebook, Apple) e gran parte delle aziende dichiarino la lobbying fra gli investimenti primari è significativo.

Il passaggio di denaro (nero) ormai è modalità da poveracci, da quarto mondo, così assegnare consulenze farlocche, offrire viaggi-soggiorni principeschi e similari. Passate di moda anche le assunzioni di famigli, troppo facili da scoprire, sostituite da meccanismi ben più sofisticati. Un esempio. Il Corrotto «A» chiede all'AD dell'azienda corruttrice «B» di assumere suo figlio. Questi non lo fa ma chiede all'AD dell'azienda «C» (altro settore merceologico, nessun rapporto con «A») di farlo, impossibile scoprire alcunché. L'AD di «C» ha un bonus verso l'AD di «B» che eserciterà al momento opportuno (ricordate il Padrino?). Questi giochini anglosassoni sono di vent'anni fa, chissà cosa si saranno inventati ora, stante l'esplosione della corruzione mondiale: l'unico vero successo della globalizzazione.

Il caso Basilicata dimostra pure l'infimo nostro livello del know how tecnico-corruttivo, sia dal punto di vista della comunicazione, sia delle modalità corruttive. Ormai più nessuno usa il telefono, peggio il cellulare, ma si comunica attraverso la filosofia «snapchat» (l'immagine si autodistrugge), quanto di più lontano da ciò che è successo nel caso Total. Penso ai colloqui della filiera Guidi-Gemelli-Cobianchi e relative contropartite, un imbarazzante squallore comunicativo.

Un amico di NY al quale ho fatto leggere la bozza di questo Cameo, chiedendogli un esempio di modalità 2.0 sulla corruzione, mi ha fatto alcuni casi limiti anglosassoni. Prendiamo un tipico Presidente degli Stati Uniti. Questi, durante i suoi due mandati, ha uno stipendio ridicolo, è sottoposto a tanti e tali controlli che non può oggettivamente compiere «peccati» di nessun genere, ai Servizi Segreti nulla sfugge, qualsiasi cosa dica è registrata.

Se è entrato ricco alla Casa Bianca, ne esce più povero, non così il suo cerchio magico. Se è entrato povero, all'apparenza povero ne esce. Non dobbiamo aver fretta a capire come si è comportato. Solo dopo una decina d'anni, si valuta il patrimonio, suo e dei suoi famigli, «prima» e «dopo». Allora, se vieni a sapere che, uscito povero, ora ha 150 milioni di patrimonio, che puoi dire? E' stato pagato cifre folli per conferenze di un'ora? Un privato può pagare un cittadino comune quel che vuole. Ha avuto consulenze d'oro? Ci ha pagato le tasse, e allora? Oppure, si scopre che i suoi genitori hanno patrimoni nascosti? Fatti loro, lui che c'entra? Ereditare non è reato.

Cari amici senatori, le punte apicali delle Classi Dominanti sono nettamente più intelligenti di tutti noi. E molto più corrotti, ma non lo si può dimostrare. Già non passare per fesso lo considero un grande successo.
www.grantorinolibri.it
editore@grantorinolibri.it

articolo pubblicato il: 06/04/2016 ultima modifica: 13/04/2016

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