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teatro
"Homologia"

a Teatri di Vita di Bologna


Raccontare la solitudine di un anziano come un viaggio magico e perturbante nei sogni e nell’immaginazione: “Homologia” è l’opera di debutto della giovane compagnia DispensaBarzotti, che con questo progetto ha ricevuto una segnalazione speciale al Premio Scenario 2015. Lo spettacolo, diretto da Alessandra Ventrella e interpretato da Rocco Manfredi e Riccardo Reina, è in scena a Teatri di Vita (via Emilia Ponente 485, Bologna; tel. 051.566330; www.teatridivita.it), venerdì 8 aprile, alle ore 21, nell’ambito di “Interscenario 5 – Le generazioni del nuovo”, la rassegna dedicata al Premio Scenario che coinvolge quattro teatri di Bologna.

Dopo la rappresentazione ci sarà un incontro pubblico con la compagnia condotto da Cristina Valenti, docente dell’Università di Bologna e direttore artistico del Premio Scenario.

“Solo, in un salotto assordato dalla televisione, affossato su una poltrona consunta dal tempo, come le rughe ben solcate sul suo volto di plastica, una maschera, un anziano si perde nella routine della sua solitudine fatta di ore e giorni sempre uguali, in attesa della morte. Ma all’improvviso un tonfo dalla soffitta e un’apparizione imprevista…” (Valentina de Simone, La Repubblica). Ecco uno spettacolo affascinante e misterioso, realizzato da una giovane compagnia nata nel 2014 che raccoglie e interpreta con intelligenza e grande resa spettacolare “la sfida di un teatro di silenzio, senza parola che rimanda con semplicità a Beckett, Pinter, Kantor, per cercare una via contemporanea al teatro di figura”, come si legge nella motivazione della giuria del Premio Scenario 2015.

“Ci interessava il tema del doppio e anche quello del perturbante. Ci siamo basati anche sull’opera di David Lynch. (...) Ci interessava il linguaggio muto dello spettacolo mentre abbiamo affidato il sonoro solo agli oggetti di scena che vengono utilizzati (il rumore del giornale, il martello per muovere il manichino), effetti sonori che non derivano dall’essere umano, e le musiche naturalmente, altrettanto importanti per la drammaturgia (BelleOrchestre, gruppo musicale canadese, Étienne Perruchon compositore francese per il teatro e il cinema, Dario Andreoli del Teatro delle Briciole). Abbiamo concentrato la nostra ricerca sulla sensazione di non vita per contrasto e deciso di non animare i corpi umani quanto, invece, di dare vita agli oggetti. Una scelta che ci permettesse di capire attraverso la ricerca in negativo di cosa noi definiamo qualcosa che poi chiamiamo vita. La storia di un uomo che ha vissuto ma non realmente e alla fine trarre un bilancio di cosa gli resta, il simbolo di una condizione fallimentare. Il dramma dell’uomo che non sa di vivere, se sta vivendo. Da qui la scelta di animare il corpo in scena come se fosse un burattino ma di se stesso però. Il personaggio lo abbiamo voluto creare dandogli delle caratteristiche poetiche di leggerezza, pur sapendo cosa significa il dramma reale che vivono le persone nella loro vecchiaia: questo per evitare il patetico e la retorica che sarebbe stato un errore e il peggior nemico nel rappresentare la nostra idea”
(da un’intervista alla compagnia a cura di Roberto Rinaldi, “Rumorscena”)

Un eterno silenzio scandito dall’abitudine. Un anziano, solo, in un perenne dormiveglia che lo fa procedere per inerzia in un congegno meccanico che sembra non potersi arrestare. L’uomo si trascina nei corridoi della sua casa vuota per ritornare sempre sulla stessa poltrona. Gli unici contatti con il mondo esterno sono le parole della televisione e gli inserti dei giornali. Benvenuti a Homologia. Homologia è allo stesso tempo «studio dell’uomo» e «studio di ciò che si ripete identico». Homologia è una visione telescopica che procede dall’uomo in direzione dell’uomo tentandone una radiografia dettagliata. Una grande illusione. Una festa impossibile e centinaia di tentativi falliti. Una casa dove si svelano porte di accesso a stanze piene di sorprese, specchi dimenticati e scale che conducono nell’abisso. Il volto che ci guida tra i corridoi sembra costringersi in una maschera capace di un’unica espressione: un essere inanimato in un mondo di cose animate, un essere finto, dozzinale, scadente.

articolo pubblicato il: 05/04/2016

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