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finanza
BREXIT
di Vittorio Sordini

Si è parlato di Grexit (uscita della Grecia dall’Unione Europea); oggi gli occhi sono puntati sul prossimo referendum con il quale gli inglesi si esprimeranno su una possibile Brexit (uscita della Gran Bretagna dall’UE)

L’argomento è avvincente come lo è la disamina delle ragioni per il “si” o per il “no” alla Brexit.

Una cosa è certa: l’uscita di un Paese dall’Unione Europea è un fatto nuovo e difficilmente circostanziabile, tante e tali sono le ripercussioni in ambito economico e finanziario. La G.B. è inoltre il centro nevralgico delle maggiori attività finanziarie, come è il centro del sistema delle compensazioni. La normativa Europea si estende a tutte le Banche e ai Players in ambito finanziario con sedi sul territorio della U.E. Non poter considerare più la G.B. territorio U.E. creerebbe notevoli difficoltà. Fin qui si tratterebbe di problematiche tecniche da superare, ma numerosi economisti ammoniscono sui rischi di una Brexit. Lo stesso Krugman, che non si è mai dimostrato un tifoso delle politiche europee degli ultimi anni, con particolare riferimento all’austerity e all’ondivago approccio riservato all’immigrazione ammonisce circa i rischi di una possibile uscita di un Paese dall’Unione Europea. Il Financial Policy Committee (FPC) della Bank of England (BoE) nell’ultimo report trimestrale si esprime sull’argomento sottolineando che l'incertezza connessa al referendum sulla permanenza nell'Unione Europea potrebbe incrementare il premio richiesto dagli investitori su un gran numero di asset britannici. Tradotto per i non addetti ai lavori: ci saranno crolli dei prezzi in molti settori. Il contesto che si verrebbe a creare potrebbe portare ad un ulteriore deprezzamento della sterlina ed influenzare il costo e la disponibilità dei finanziamenti. La Brexit, continua il Comitato, potrebbe inoltre alzare il premio richiesto per gli asset di Eurolandia e ridurne le prospettive di crescita economica.

Il legame tra G.B. e U.E. è più facilmente risolvibile rispetto a quello che hanno i Paesi che aderiscono alla moneta unica; si potrebbe erroneamente dedurre che sia facile dirsi addio. Tutti sappiamo che con le separazioni spesso si innescano meccanismi le cui conseguenze possono rivelarsi fatali sia per chi lascia sia per chi viene lasciato. Si potrebbe innescare uno spirito di emulazione con ripercussioni sul futuro del Regno Unito. La B.of.E. ha preso veramente sul serio l’argomento ed ha avviato lo studio per testare gli stress sul sistema bancario ipotizzando flessioni del PIL nella misura del 4,50%, con una flessione dei titoli bancari di parecchi punti percentuali. Il solo pensiero dovrebbe far venire i brividi, e magari indurre ad una revisione dello schema europeo con meno burocrazia e più attenzione per i cittadini.


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articolo pubblicato il: 29/03/2016 ultima modifica: 06/04/2016

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