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unità di misura da tenere sotto controllo
di Vittorio Sordini

Tra le domande che vengono poste al cliente (o potenziale tale) nel corso dell’intervista MIFID ce n’è una che appare umoristica.” Si tiene informato sull’andamento dei mercati? Con cadenza giornaliera, settimanale, mensile o mai?”

In un mondo dove le notizie finanziarie non risparmiano nessuno ed in un Paese nel quale dopo che lo spread era stato scoperto, questo veniva comunicato ogni poche ore durante i telegiornali, quasi si trattasse delle previsioni del tempo, poter rispondere alla domanda con un ”una volta al mese” rappresenterebbe, naturalmente per i non addetti ai lavori, un privilegio.

Dire che ci si aggiorna sulle notizie di carattere finanziario è una cosa, rendersi conto degli effetti che le stesse hanno sui mercati è ben altra cosa. Sapere quello che potrebbe accadere e come comportarsi è affare da professionisti. Va anche precisato che non tutti i professionisti hanno lo stesso obiettivo. Ricorrendo ad una esemplificazione al limite della banalità, chi fa trading ha un obiettivo di lunga durata (il profitto), ma un timing brevissimo; chi si occupa di gestione dei patrimoni ha un obiettivo di lungo periodo, non è assillato dal timing, ma deve poter navigare evitando di imbarcare acqua per effetto del beccheggiare causato dalla volatilità dei mercati.

La molteplicità d’informazioni che potrebbero consentire il formarsi di un’opinione più o meno vicina alla realtà dei prossimi accadimenti sulle quotazioni dei vari mercati e sul successo degli investimenti ed anche solo sulla qualità della nostra vita, inducono ad esprimersi con prudenza evitando di fare propri alcuni legami sistematici che alcune “fonti” amano propinare come scienza esatta. Un esempio, il prezzo del petrolio/dollaro usa; prezzo del petrolio/andamento delle borse……

Un legame sicuramente c’è, ma l’importante è conoscere in che modo l’andamento di tali grandezze influenza quello che è alla base di qualsiasi sano sistema economico: “la crescita” e soprattutto in che termini percentuali e con quali limiti di tempo. A questo punto ad una analisi grossolana, che se spacciata come raffinata potrebbe causare guai seri, è necessario sostituire un quadro completo di informazioni orientate a farci capire quelli che è successo e quale probabilità ci sia in futuro che accada altro, in una direzione o in un’altra.

Per valutare la congruità dei prezzi nel mercato finanziario è universalmente riconosciuto il price/earnings, cioè il multiplo con cui si tiene conto degli utili attesi, per sapere quanto dovrebbe valere un’azione. Aver dato uno sguardo a questo indicatore avrebbe potuto evitare qualche amarezza dovuta allo scoppio della bolla del 2000, quando l’indicatore segnava 30 (cioè il prezzo di un’azione era valutato 30 volte gli utili attesi). Ante Lehman il moltiplicatore era 23. Oggi alcune autorevoli fonti ci informano che l’indicatore che misura il rapporto tra prezzo e profitto delle società che compongono l’indice americano S&P 500 calcolando il profitto con il criterio GAAP (generally accepted accounting pinciples) è a 21.

Passando dall’osservazione di un dato macro a quella di un dato micro, la curva dei tassi ha in passato anticipato un segnale di recessione o crescita economica. Banalizzando, quando i tassi a breve sono più alti di quelli a lungo, determinando un’inversione della tendenza nella curva dei tassi, il segnale è quello di una imminente recessione. L’attuale situazione potrebbe indurre a pensare ad un momento di tranquillità, ma il dato potrebbe aver perso parte della propria attendibilità per la scarsa possibilità di un’inversione della curva a causa degli spread vicini allo zero. Con una differenza minima tra tassi a breve e tassi a lungo risulta estremamente difficile apprezzare il ribaltamento della curva.

Proviamo a testare le “correlazioni” che come abbiamo già accennato va tanto di moda. Se rimbalza il prezzo del petrolio siamo salvi, poiché tutto è accaduto con la caduta del prezzo del petrolio. E’ sufficiente fare alcune brevi ma efficaci considerazioni per abbandonare la “pista”: sul mercato, oltre alla guerra dei prezzi scatenata dai Paesi produttori del Golfo per reazione alla dichiarazione degli americani di voler essere autosufficienti, si è affacciato sul mercato un nuovo competitor che legittimamente spera di riprendersi le proprie quote di mercato ante embargo: l’Iran. Il prezzo del petrolio dipende da diversi fattori, tra i quali il costo di estrazione, che recentemente nuove tecnologie hanno permesso di abbassare.

Un’altra considerazione che specialmente agli europei sfugge è quella relativa al fatto che univocamente, nel mondo, il prezzo del petrolio è stabilito in dollari. Prima di scandalizzarsi perché il barile è precipitato a 30 usadollars sarebbe bene fare qualche considerazione sull’andamento dei cambi. Negli ultimissimi anni il dollaro si è apprezzato molto rispetto alle altre valute, in particolare contro euro e in modo ancor più significativo nei confronti delle valute dei Paesi Emergenti o appena emersi.

Un altro segnale da tenere sotto controllo è lo spread tra i titoli considerati ad alto rendimento e quelli molto più sicuri e meno redditizi. Se la differenza di prezzo si allarga il segnale è di pericolo, se diminuisce potrebbe significare che la tempesta si sta allontanando. Il sentiment del mercato, tuttavia, è segnalato da altri importanti indicatori: i flussi di risorse che vengono investiti. Dall’andamento dei flussi si apprezza la disponibilità ad assumere rischio da parte degli investitori, che si presuppone siano guidati da buon senso e non dalle momentanee emozioni.

Per le emozioni esiste un altro indicatore : l’indice VIX, anche chiamato l’indicatore della paura. Il VIX è un indice che misura la volatilità ed è calcolato sul più grande mercato mondiale di opzioni, ossia il Chicago Board Options Echange, a partire dal 1993. Il VIX è un indice che misura la volatilità implicita nel prezzo delle opzioni, ovvero un indicatore che misura il prezzo che gli operatori sono stati disposti a pagare per assicurarsi la facoltà, ma non l’obbligo, di scommettere al rialzo e al ribasso sull’indice S&P500.

Considerando tutti questi indizi ed effettuate le opportune riflessioni possiamo pensare che la micidiale turbolenza che ha caratterizzato i mercati con particolare riferimento alla fase centrale del mese di gennaio scorso dia segni di attenuazione, ma questi non sono inconfutabili e la prudenza è d’obbligo.

Non ci sono neanche segni anche lontanamente paragonabili a quelli che anticiparono lo scoppio delle bolle del 2000 e del 2008. Tuttavia facendo riferimento ai rispettivi periodi si può affermare che nel 1998 e nel 2007 ci furono segnali che non furono interpretati correttamente e che nel caso fossero stati presi nella dovuta considerazione avrebbero potuto evitare parecchi dispiaceri: la prudenza è sempre d’obbligo, perché la “bolla”, contrariamente al postino che bussa due volte, non bussa mai e quando arriva è sempre spinta dall’effetto “gregge” che per l’occasione si trasforma in effetto “mandria”, che tutto travolge e distrugge con buona pace dell’accurata lettura degli indicatori. www.sorvittor blogspot.com /a>

articolo pubblicato il: 01/03/2016 ultima modifica: 11/03/2016

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