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arte e mostre
"Metafore"

a Mantova


Le “metafore” di Antonio Notari
Galleria Arianna Sartori – Mantova
27 febbraio – 17 marzo 2016

La Galleria Arianna Sartori di Mantova (via Ippolito Nievo 10) ospita la persona-le dell’artista Antonio Notari “Metafore” curata da Angelo Calabrese, Angela Noya Villa e Arianna Sartori.

“Trame di pensieri e qualità relazionali – ha scritto Angelo Calabrese - sono per Notari contributi d’arte alla conoscenza dell’esserci nella storia degli uomini umani, qui e ora, come da sempre. Si avvale delle strategie della pittura e di quella sua connotativa, pro-digiosa, padronanza del segno per trasferire in immagini polifonie di voci del cuore e della mente, che hanno, molto spesso, volti di donne: enigmi per chi tenta di farsi interprete dei loro silenzi. Fisionomie persistenti alla memoria, viste e mai più perdute, tornano ritrovate nei colori dell’umanità che non usa espedienti quando è concentrata sull’ineluttabilità di una condizione mai nuova sotto il sole e che, nel mistero di chissà quali calcoli combinatori, si ripropone inesauribile nella carne formata a immagine e somiglianza. La sua arte veicola idee, stimoli mentali che inducono a pensare, sicché ogni tema, sacro o profano, non dimen-tichiamo i suoi vasti affreschi dedicati ai misteri della fede in famose cattedrali della cristia-nità, respira nel senso di quell’inafferrabile metaforico che aleggia tra il silenzio e la melo-dia. Antonio Notari, come già proponeva Kafka, asseconda le metafore: entra nelle proprie evocazioni con i sensi trasognanti, le congestioni di pensieri e gli ancoraggi ai giorni di tutti. Le luci pittoriche che pulsano dal profondo e dall’inconscio, svelano desideri, turbamenti, disfatte, inconciliabili dissidi, che, da una più attuale possibilità conoscitiva, si arricchisco-no delle molteplicità delle esperienze. Un’evoluta grammatica fa fluire nella totalità pluri-linguistica dell’arte altri strumenti per la conoscenza di quell’umanità che, dall’ancestro, ri-vendica un posto al sole. Già in altra sede abbiamo sottolineato che Notari esige, per più motivati comportamenti nei luoghi della storia, che mai si perda di vista il duplice senso del verbo Sein, che impegna ad esserci ed appartenerci. Notari trasforma in poesia i risvegli, i trasalimenti e le impennate della coscienza: solarizza, propone squarci paesistici, marine, fioriture consolatorie, guizzi di luci che potrebbero distogliere i suoi protagonisti anche dall’ossessione di cui sono in preda. Un grumo d’arcobaleno, potrebbe, se non conciliarla con la vita, almeno distrarre, in qualche modo, una donna, che impersona la gelosia, da quell’ossessione che minaccia di renderla esangue. La bella fanciulla è assalita dai tumidi pensieri che agitano le sue visioni sotto le palpebre. Quelle sono serrate, proprio come le labbra, nella tempesta che la scuote. Forse non diventerà mai più verde dell’erba, al pari di Saffo gelosa, ma è tanto più ferocemente infiammata d’incontenibile passione.

Intanto vibrano perfino i suoi orecchini, mentre sul riquadro al quale volge le spal-le sono cromatizzati gli ardenti furori, variati dall’arancione al rosso vermiglio. Altri fiori tornano intanto alla mente di una delicata creatura che si trova a stringere al seno vari steli e corolle primaverili. Dal momento, però, che i loro colori sono meno vividi di quelli che si stagliano nello spazio di un ricordo incancellabile, vuol dire certamente che non si è mai di-sperso dal cuore un profumo d’altrove che ancora fà gli occhi ridenti. Metafore, dunque, sono anche i porti degli arrivi e delle partenze, i moli che si affacciano sull’ eterno moto del-le onde con le storiche dimore, gli immancabili luoghi di culto, le memorie che persistono arroccate, mentre colmano tutti gli altri spazi urbani tanti edifici, a selva, gareggiando in al-tezza, per godere della vista marina. Le preesistenze resistono a conforto e desiderio di chi conosce le vie del mare e da quello trae sostentamento. In arte la metafora non mente e non tradisce; fa cultura nel vero senso di spazio fisico e psichico che comunica umanità. Se un rozzo e furbo scudiero ammicca a chi osserva un cavaliere dalla triste figura donchisciotte-sca, in preda a bellicosi eroici furori, vuol dire che Astolfo deve ancora e sempre viaggiare sul cavallo alato per recuperare dall’ammasso il senno di chi si ostina a perderlo. Nel no-stro tempo dell’incertezza il rischio dell’insensatezza cresce in progressione geometrica. Che dire poi se nell’occhio di un gabbiano c’è lo stupore di un dialogo tra una giovane donna e un uccellin che vien dal mare? L’attesa prolungata evita il monologo: la vita esige conforto e trae auspici da ogni occasione, da ogni possibilità di presagio. C’è addirittura chi offre al-la lontananza una fiorita di pensieri e spera che si avveri l’incontro prima che appassisca-no. Notari non si appaga del sostantivo. Sceglie l’infinito del verbo per trasferire in pittura il farsi di un’azione da evidenziare tra metamorfosi e trasfigurazione. La metafora si dilata nel tempo che occupa un unico orizzonte, che è quello del tempo dell’uomo che si ritrova nello specchio della delusione, della sorpresa, dell’incanto, dell’esilio dei migrantes, delle Elene sempre misericordiose, delle Meduse ferocemente pietrificanti. Insomma, in Notari, sapienza antica e accadimenti quotidiani si combinano, nel senso inesauribile del rispetto della vita umana, con l’armonia nell’ebbrezza, con la decenza, cioè con ineffabile competen-za, e l’eleganza nell’arte che non pretende di sostituirsi alla scienza, alla filosofia, ma invita a riconciliarsi con la natura e con la vita in transito”.

Antonio Notari nasce a Napoli nel 1940, da oltre trent’anni vive e lavora a Sora (Fr). Inizia la sua formazione in ambiente artistico e culturale napoletano.
Ancora studente dell’istituto d’Arte, dov’è allievo di Carlo Striccoli, frequenta la studio del Maestro Guido Casciaro, qui apprende e sperimenta tecniche tradizionali ed antiche. In seguito, allievo del-la locale Accademia di Belle Arti, si avvale degli insegnamenti di vari Maestri, tra i quali Alberto Ziveri, e della frequentazione di altri (Capogrossi). Giovanissimo, inizia l’attività espositiva che prosegue partecipando a numerosi concorsi e rassegne d’arte in Italia ed all’estero (Francia, Olanda, Nigeria, Stati Uniti, Giappone) conseguendo premi e ricono-scimenti.
 Artista di vasta cultura figurativa, ad una mano particolarmente felice nel disegno aggiunge un notevole senso del colore, dati che consentono di creare racconti ed atmosfere. Opere di Antonio Notari sono presenti in numerose collezioni private e pubbliche.

Di lui ha scritto la co-curatrice della mostra Angela Noya: “Puoi esimerti dal parlare di un amico, un amico artista che ha il dono, la capacità di raccontare e raccontarsi, con l'ausilio di una capacità pittorica a dir poco prestigiosa; poter affidare al segno, al colo-re: l'evolversi e il manifestarsi di sentimenti, catturare, come in un affascinante racconto, l'attenzione di quanti hanno la ventura di poter ammirare i suoi lavori, è come l'armonia di una musica. Il compito del testimone è forse aggiungere o cercare di spiegare l'intimo dell'artista. Il lavoro di Antonio Notari ha il particolare di trasferire nelle sue pennellate la suggestione e la splendida natura della sua terra d'origine, Notari come un esule ormai lontano da Na-poli da molti anni, con una tecnica e una maestria notevole fa rivivere tutta la poesia, il co-lore e il calore del suo spirito partenopeo. Ritengo essere questa la ragione dominante a rendere affascinante e indimenticabile la sua arte. A ciascuno il piacere di conoscerlo e sa-perlo apprezzare; la sincera passione e l'indiscussa capacità espressiva sono sicuramente la migliore garanzia per il suo successo”.

Galleria "Arianna Sartori"
Mantova - via Ippolito Nievo 10 - tel. 0376.324260
E-mail: info@ariannasartori.191.it

articolo pubblicato il: 25/02/2016

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