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il cinema di caino
"La famiglia" (1987)

di Ettore Scola

di Gordiano Lupi

Regia: Ettore Scola. Soggetto e Sceneggiatura: Ruggero Maccari, Furio Scarpelli, Ettore Scola. Collaboratore alla Sceneggiatura: Graziano Diana. Fotografia: Riccardo Aronovich. Montaggio: Francesco Malvestito, Ettore Scola. Musiche: Armando Trovajoli. Scenografia: Cinzia Lo Fazio, Luciano Ricceri. Produttore. Franco Committeri. Case di Produzione: Mass Film (Roma), Rai, Les Film Ariane (Parigi). Distribuzione: UIP. Durata (126').

Interpreti: Vittorio Gassman (Carlo adulto/ nonno di Carlo), Andrea Occhipinti (Carlo ragazzo), Emanuele Lamaro (Carlo bambino), Cecilia Dazzi (Beatrice ragazza), Stefania Sandrelli (Beatrice adulta), Jo Champa (Adriana ragazza), Fanny Ardant (Adriana adulta), Joska Versari (Giulio bambino), Alberto Giminiani (Giulio ragazzo), Massimo Dapporto (Giulio uomo), Carlo Dapporto (Giulio anziano), Ilaria Struppia (Adelina ragazza), Ottavia Piccolo (Adelina adulta), Athina Cenci (zia Margherita), Alessandra Panelli (zia Luisa), Monica Scattini (zia Ornella), Marco Vivio (Carletto bambino e padre di Carlo), Sergio Castellitto: (Carletto uomo), Fabrizio Cerusico (Paolino ragazzo), Ricky Tognazzi (Paolino uomo), Philippe Noiret (Jean Luc), Renzo Palmer (zio Nicola), Massimo Venturiello (Armando), Giuseppe Cederna (Enrico), Barbara Scoppa (Maddalena), Memè Perlini (Aristide), Dagmar Lassander (Marika), Consuelo Pascali (Adelina bambina), Raffaela Davì (Portiera del palazzo).

La famiglia è un film corale di impostazione teatrale che racconta la storia di una famiglia borghese italiana dal 1906 al 1986. Si comincia con una fotografia e si termina con identica scena, ottant'anni dopo; lo scorrere del tempo è rappresentato metaforicamente da una soggettiva nel corridoio della casa in cui si succedono gli eventi, generali e particolari, di circa un secolo. Scola non è interessato tanto alla parte politica della narrazione, quanto al lato minimalista e sentimentale, per questo inserisce gli eventi nazionali come scenografia di fondo. Ambientazione romana, nel rione Prati, in una via inesistente (Scipione l'Emiliano, 45), fotografia anticata, musica composta e diretta da un Trovajoli in gran forma (Ciak d'oro e David di Donatello per la miglior colona sonora), montaggio lento e compassato che caratterizza lo scorrere del tempo. Difficile raccontare una storia che si dipana attraverso le singole esistenze, narrata da Carlo in un lungo flashback, dal giorno della sua nascita fino al compiere degli 80 anni.

Carlo è un intellettuale antifascista, professore universitario, il preferito del padre, mentre il fratello Giulio è uno scapestrato che si mette sempre nei guai e finisce sommerso dai debiti. Filo conduttore della storia è il grande amore burrascoso tra Carlo e Adriana, che dura un'intera vita ma non giunge mai a compimento, perché Carlo sposa la sorella Beatrice, più mite come carattere. Soltanto dopo la morte di Beatrice, Carlo verrà a conoscenza che la moglie aveva sempre saputo del suo amore per la sorella ma aveva fatto finta di niente per non perderlo. Nello sfondo delle vicende familiari vediamo scorrere la campagna d'Africa, la Prima Guerra Mondiale, il fascismo, il dopoguerra, la ricostruzione, il boom degli anni Sessanta, le contestazioni studentesche e il riflusso anni Ottanta. Un film diviso in nove lunghe sequenze, dal battesimo di Carlo al suo ottantesimo compleanno, passando per vita universitaria, lavoro da insegnante, vacanze al mare, figli e nipoti, pensione e vedovanza. Ettore Scola dispensa indizi di ambientazione con immagini televisive (Marilyn Monroe sposa Arthur Miller, il naufragio dell'Andrea Doria...) e riferimenti d'epoca (Giulio parte per la guerra d'Etiopia, lo zio partecipa a una ricorrenza fascista). Ogni sequenza racconta dieci anni di vita della famiglia, partendo dai primi del Novecento sino a toccare l'età contemporanea. Straordinario il cast, soprattutto per i personaggi in età adulta. Carlo guadagna grazie alla caratterizzazione di Gassman che sostituisce uno spento Occhipinti. Beatrice interpretata da Stefania Sandrelli è ben altra cosa della giovane Cecilia Dazi, così come Fanny Ardant è un'intensa Adriana, che negli anni giovanili ha le sembianze di Jo Champa. Il personaggio di Giulio si fa interessante quando subentrano Massimo e Carlo Dapporto - figlio e padre nella vita - che rappresentano due diverse età del personaggio. Ottime le tre sorelle zitelle: Scattini, Cenci e Panelli, prima litigiose e - dopo la morte della più anziana - serene e tranquille.

Philippe Noiret - nei panni del fidanzato francese di Adriana - si vede lo spazio di una cena, ma la sua lite al tavolino con il geloso Gassman è da manuale, anche perché recita in italiano. Ricky Tognazzi è il figlio Paolino, Barbara Scoppa è la figlia Maddalena, che il padre stima e per lei spera grandi cose, ma finisce per restare deluso. Dagmar Lassander proviene dal cinema bis ma si ritaglia un piccolo ruolo nei panni della donna di Paolino. Ettore Scola si concede alcuni virtuosismi registici che fanno parte del suo stile, quasi una firma d'autore, come un lungo piano sequenza sulla famiglia intenta ad ascoltare un brano di musica classica al pianoforte. Molte dissolvenze poetiche, alcuni riferimenti a tematiche tipiche di Bergman, rese più lievi e narrate con un tono a metà strada tra dramma e commedia. Pezzi musicali d'epoca (Abatjour, Casta Diva...), il suadente piano di Trovajoli, l'attenzione ai particolari scenografici, la cura nel rendere veritiero abbigliamento e arredamento fanno del film un prezioso documento storico - letterario. Il minimalismo la fa da padrone, tra storie d'amore e difficili rapporti tra fratelli, piccoli tradimenti e grandi passioni che sconvolgono la vita. Ricordi, pensieri, luoghi che segnano lo scorrere del tempo, visioni che riportano indietro con la memoria ai giorni della giovinezza. Un film malinconico e struggente, un apologo della vita che si conclude con la solitudine del vecchio professore, circondato per l'ottantesimo compleanno dall'affetto dei suoi cari. Scola fa man bassa di premi: David di Donatello, Nastro d'Argento, Globo d'Oro e Ciak d'oro, ma non viene molto considerato al Festival di Cannes, dove riceve solo una nomination alla Palma d'Oro. Da recuperare.
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articolo pubblicato il: 20/02/2016

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