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editoriale
di qua e di là dal mare
di Gabriele V. R. Martinelli

La via per la Presidenza degli Stati Uniti d’America è molto lunga e siamo solo agli inizi della corsa. Sarebbe del tutto prematuro affermare che Hillary Clinton sia già fuori dai giochi e che il pretendente democratico alla Casa Bianca sarà il settantaquattrenne Bernard Sanders, senatore del Vermont, l’unico politico americano dai tempi della Caccia alle Streghe a non aver paura a definirsi socialdemocratico e in qualche discorso addirittura socialista.

Il vecchio Bernie sta trovando sostenitori e suffragi tra coloro che cronicamente non hanno partecipato alle varie elezioni e tra i giovanissimi che nessuno avrebbe mai ipotizzato che si sarebbero interessati alla vita politica.

Non è bastato in New Hampshire a Hillary l’appoggio del marito Bill, travestito da boscaiolo locale che come un boscaiolo ha menato fendenti su Sanders, definendolo sessista, come non è bastato l’aiuto di certe femministe. Onestamente, non si vede dove stia il femminismo di Hillary, che si fa chiamare con il cognome del marito come si usava in Italia prima del ’75 e che a suo tempo non dette importanza al sistema con cui lo stesso aromatizzava i propri sigari.

Nel 2008 la liberal Hillary affrontò le primarie come se fossero una passeggiata sul red carpet, salvo trovarsi sulla strada un afro dal nome estremamente ridicolo ai suoi orecchi wasp e che invece gliele suonò di santa ragione. Poi però fu nominata Segretario di Stato e utilizzò la sua carica anche per entrare a gamba tesa nel processo ad Amanda Knox, sull’onda di una campagna di stampa tesa a salvare una cittadina statunitense dalle grinfie degli italiani, notoriamente inaffidabili e mafiosi. Detto per inciso, la Knox ha avuto ben cinque gradi di giudizio e comunque non avrebbe rischiato, come accade in tanti Stati USA, la pena capitale, mentre dalle sue parti avere un giudizio d’appello non è affatto un diritto del condannato.

Per quanto riguarda la corsa dei repubblicani, Jeb Bush sembra avere ben poche possibilità di emulare padre e fratello, nonostante la discesa in campo in suo appoggio di mammà. Sta invece spopolando Donald Trump, che si è congratulato con Sanders per la schiacciante vittoria sulla Clinton in New Hampshire con queste testuali parole: “Congratulazioni a Bernie. Ma lui vuole svendere la nostra America. E invece noi rifaremo l'America grande, batteremo la Cina, daremo una lezione al Messico, tutti dovranno rispettarci. Avremo frontiere forti, protette dal Muro. Rinegozierò tutti i trattati commerciali in nostro favore, basta con le concessioni ai cinesi e a tutti gli altri. Sarò il più grande Presidente che Dio ha mai dato all'America”. Sono parole decisamente inquietanti, che però rispecchiano il modo di pensare di molti americani, i quali sono calvinisticamente convinti che Dio li ami perché sono fortunati ed il resto del mondo è diviso tra coloro che accettano il loro più o meno latente protettorato e gli imperi del male che si oppongono al loro strapotere.

Noi in Italia, invece, siamo costretti a sentire Debora Serracchiani, la quale, imitando il Pangloss del Candide, dimostra che questa Italia è la migliore delle Italie possibili, mentre Gianni Cuperlo, che minaccia un giorno sì e l’altro pure di uscire dal PD, ricorda il Barbiere di Siviglia, quando tutti cantano “presto andiamo via di qua”, ma le esigenze della partitura li costringono a restare in scena.

Se guardiamo in Forza Italia, vediamo una schiera di belle ragazze disperate perché Renzi ha risposto al fuoco con gente del calibro di Maria Elena Boschi e con altre altrettanto belle. Però in Forza Italia c’è anche Maurizio Gasparri; un nostro amico assicura che quando durante il giorno ha avuto qualche contrarietà, qualche contrattempo, o solamente è stata una giornata uggiosa, la dichiarazione di Gasparri al telegiornale della sera gli fa tornare il buonumore molto prima e molto più di quanto farebbero le battute di certi comici di professione. Così dice.

articolo pubblicato il: 10/02/2016

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