torna a "LaFolla.it" torna alla home page dell'archivio contattaci
cerca nell'archivio




ricerca avanzata


Google



contattaci

ingrandisci o rimpicciolisci il carattere del testo

taccuino di viaggio
Uganda: Queen Elizabeth national park
di Sergio Gigliati E Claudio Tarricone

L'aeroporto internazionale di Entebbe scorre velocemente sotto di noi. L'aria e' calda, quasi piacevole con i suoi 27 gradi ed una leggera brezza che scompiglia i capelli. Sbrigate le formalitą doganali ci dirigiamo verso la capitale dell'Uganda, Kampala, distante circa 40 Km e nella quale arriviamo dopo circa un ora in tarda serata. La citta', con oltre 1,3 milioni di persone, si erge, come Roma, su sette colli e prende il nome da un'antilope molto comune nella regione: l'Impala. Trascorriamo la nostra prima giornata girovagando per la citta', tra i negozi ed i mercati del centro non trascurando alcuni siti culturali quali la Cattedrale di Saint Mary a Rubaga, il Teatro Nazionale, la cattedrale protestante di Saint Paul a Namirembe ed il Balunghe (Parlamento del regno Buganda). L'Uganda e' una societą multi tribale (sono almeno 33 le tribł presenti) e con lingue differenti; molte regioni, quale quella del Buganda, hanno un proprio regno. Qui l'appartenenza tribale e ad un particolare regno rivestono un particolare significato nella vita e nelle credenze degli abitanti.

Meta del nostro viaggio e' il Parco Nazionale Queen Elizabeth (QENP), nel sud del paese ai piedi del monti Rwenzori, dove speriamo di incontrare i caratteristici leoni che si arrampicano sui grandi alberi di figus. Per arrivarci noleggiamo dei fuoristrada 4x4 guidati da alcune guide locali: le guide, oltre a guidarci lungo le sconnesse strade del territorio, potrebbero rivelarsi utili in caso di pericolo. Gia', perché ancor oggi qui, nonostante il flusso turistico sia molto accresciuto negli ultimi tempi, la situazione di sicurezza e' assai degradata. Non e' raro incontrare gruppi di guerriglieri a nord del paese dove da tempo opera il movimento guerrigliero dell'LRA (Lord's Resistance Army).

Prima della partenza notifichiamo la nostra presenza all'Ambasciata di Kampala ( Lourdel Road, 11 Nakasero) dandogli un itinerario di massima e passiamo la nostra ultima sera con Kintu e Yower, le nostre due guide ed autisti, che ci tengono compagnia nella frenetica vita notturna della grande citta'. La mattina successiva partenza di buon ora in direzione di Mbarara, sulla strada del QENP. Centinaia di Km scorrono sotto le nostre ruote attraversando paesaggi da sogno popolati da moltitudini di animali spesso a noi sconosciuti, che vivono in armonia in un ecosistema perfetto. La nostra Nikon, fedele compagna di tutti i viaggi, immortala centinaia di immagini lungo l'itinerario. Piccole deviazioni, suggerite da Yower, su sentieri poco battuti che si diramano impercettibilmente dalla strada principale, ci regalano attimi inebrianti, paesaggi incontaminati e profumi selvaggi che rivivremo spesso nei nostri sogni e nei nostri ricordi futuri.

Raggiungiamo, dopo circa 450Km, a notte fonda, il parco Queen Elizabeth dove abbiamo riservato alcune stanze in un albergo. Dopo un pasto quasi frugale ed una doccia ristoratrice, cadiamo in un sonno profondo popolato dalle suggestive immagini catturate dalla nostra mente durante il viaggio, immagini che continuano a girare vorticosamente in un caleidoscopio selvaggio. La mattina successiva Kintu e Yower ci attendono nella hall con alcune carte in mano: e' l'itinerario che hanno programmato e che ci condurrą sulle tracce del leoni fino ai piedi dei monti Rwenzori. I monti Rwenzori o Montagne della Luna, sono il pił grande massiccio montuoso presente in Africa. Si sviluppano per circa 120 Km lungo il confine del Congo e, a differenza di altri grandi massicci africani, non sono di origine vulcanica. Qui troviamo una delle vette pił alte dell'Africa, il Monte Stanley (5109m). Il primo europeo a scalare queste vette fu Luigi Amedeo di Savoia Duca degli Abruzzi; questi, a capo di una spedizione italiana, raggiunse la vetta piu' alta del Rwenzori. il 18 giugno del 1906

Le piste si snodano selvagge sotto le ruote dei nostri fuoristrada; elefanti, leopardi, Kob ugandesi, bufali ed altro vengono immortalati dai nostri apparecchi fotografici. Siamo in un area di zone umide e di aperta savana dove dominano numerose specie di primati, tra cui le scimmie vervet (blu e dalla coda rossa) e babbuini. Ma di lui, il re della foresta, neanche l'ombra. Scoraggiati ci fermiamo ai piedi di alcuni alberi su una radura a sud della zona di Ishasha e sorseggiamo un caffč. L'aria porta con se rumori e odori sconosciuti. Il canto di un uccello interrompe il nostro fantasticare. E' in quest'area dell'Africa che speriamo di incontrare i celebri Leoni tree-climb che sono soliti arrampicarsi sugli alberi per sfuggire alla pressante calura del giorno. La mattina trascorre veloce. Riprendiamo la strada. Pochi chilometri e la nostra attesa viene gratificata dalla presenza di alcuni splendidi esemplari di leoni e leonesse che in branco si aggirano stancamente lungo la savana. Non si scompongono minimamente al nostro avvicinarsi. Forse ci considerano una sorta di intrusi che non meritano alcuna considerazione; ci guardano con aria assente regalandoci, nel contempo, immagini di rara bellezza. E poi d'improvviso eccolo. Lui, il re della foresta che giace sornione e noncurante in una sorta di piccola e scarna radura. Un attimo che sembra un'eternitą' vede i nostri occhi incontrarsi e studiarsi. Poi d'improvviso si alza, si avvicina alla jeep scrutandoci in silenzio per secondi interminabili e come se avesse deciso di ritenerci non degni di lui si rigira con noncuranza, maestoso come solo un re sa essere e torna lentamente al suo riposo. Le leonesse in lontananza ci guardano altere senza scomporsi, fino a che non ci allontaniamo in direzione dei laghi Edwarde e Gorge, dove contiamo di arrivare in serata. L'incontro con i leoni nel loro habitat naturale e' stata un'emozione unica, una di quelle esperienze che lascia il segno. Non siamo riusciti a vedere nessuno di questi felini sugli alberi, ma siamo ugualmente soddisfatti delle giornate che stiamo vivendo.

Il mattino seguente affittiamo una barca che ci condurrą in escursione da Mweya lungo il canale naturale di Kazinga. Il canale collega tra loro i due laghi Edwarde e Gorge. La natura selvaggia dell'area ci toglie letteralmente il fiato: l'ambiente naturale e' unico, una specie di arca di Noe' dove convivono centinaia di specie animali: dalle iene alle antilopi, agli ippopotami, ai coccodrilli e molti altri ancora di cui non conosciamo il nome. Il tramonto ci regala nuove sensazioni. La luce arancione si specchia sul canale creando giochi cromatici indefinibili: sembra di tornare agli albori della nascita dell'uomo, in un luogo innaturale dove si ritrovano al tramonto per abbeverarsi specie diverse e nemiche tra loro. Chiudiamo gli occhi. Al nostro risveglio nella civiltą porteremo nel cuore impresse per sempre queste immagini e questi istanti, attimi fuggenti in una vita frenetica ma che qui rappresentano il lento ed immutabile scorrere del tempo: l'eternitą'.

Commenta Manda quest'articolo ad un amico Versione
stampabile
Torna a LaFolla.it