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cronache
perequazione pensioni

il Tribunale di Palermo pone la legge 109 all'attenzione della Consulta


Di seguito riportiamo alcuni articoli pubblicati nei giorni scorsi sulla stampa relativi al rinvio, da parte del Tribunale di Palermo alla Consulta, del DL 65/2015 convertito nella Legge 109/2015.

da "Il Giornale"

Pensioni, la rivalutazione di nuovo alla Consulta
La mancata rivalutazione delle pensioni torna sul tavolo della Corte costituzionale. Un'altra mazzata all'orizzonte per le casse dello Stato. Il tribunale di Palermo ha appena rispedito alla Consulta il decreto legge con il quale il governo aveva tentato di porre rimedio alla sentenza dello scorso aprile, la quale a sua volta censurava l’azzeramento della perequazione

Un'altra mazzata all'orizzonte per le casse dello Stato. Il tribunale di Palermo ha appena rispedito alla Consulta il decreto legge con il quale il governo aveva tentato di porre rimedio alla sentenza dello scorso aprile, la quale a sua volta censurava l’azzeramento della perequazione. Il nuovo pronunciamento non sarà naturalmente immediato, ma se andasse nella stessa linea della sentenza 70 il governo si troverebbe nella necessità di correre di nuovo ai ripari. La vicenda, come riporta il Messaggero, nasce dal ricorso di un pensionato (difeso dagli avvocati Riccardo Troiano e Alessia Ciranna dello studio Orrick) che nel 2013 aveva chiesto ai giudici di dichiarare l’illegittimtà del cosiddetto decreto salva-Italia, nella parte in cui appunto cancellava completamente la rivalutazione spettante nel biennio 2012-2013 alle pensioni superiori a tre volte il trattamento minimo Inps. Il blocco era stato ritenuto incostituzionale in quanto applicato anche a pensioni di importo non elevato e per un periodo di due anni consecutivi, in nome di una non meglio precisata (secondo i giudici) "contingente situazione finanziaria".

Se in precedenza la Consulta aveva ammesso interventi limitativi della perequazione, in via eccezionale, la norma Monti-Fornero era stata invece giudicata troppo sbilanciata a favore delle esigenze finanziarie dello Stato, rispetto a quelle del pensionato di vedere tutelato l proprio potere d’acquisto. Erano stati così violati, per la Corte, gli articoli 36 e 38 della Costituzione, nelle parti in cui richiedono rispettivamente la proporzionalità del trattamento pensionistico, inteso come retribuzione differita, e la sua adeguatezza. A quella sentenza il governo aveva risposto cercando di limitare danni e prevedendo quindi una restituzione solo parziale delle somme a suo tempo non attribuite, in misura decrescente al crescere dell’importo: 40 per cento per le pensioni tra tre e quattro volte il minimo, 20 tra quattro e cinque, 10 per cento tra cinque e sei. Al di sopra delle sei volte il minimo non era stato previsto alcun rimborso. Così il pensionato, un ex dirigente il cui trattamento nel 2011 superava di poco i 2 mila euro lordi al mese si è visto riconoscere una rivalutazione pari solo al 20 per cento di quanto teoricamente dovuto e per di più senza la possibilità di recuperare negli anni successivi quanto comunque perso a causa del nuovo meccanismo. Per il tribunale di Palermo tutto ciò non basta a rispettare le osservazioni dei giudici costituzionali ed è quindi fondata la richiesta di ridare loro la parola.

da " Firenze Post"

Il Tribunale di Palermo “ha dato ragione alle tesi di dirigenti in merito al blocco della perequazione dei trattamenti previdenziali”: lo afferma Giorgio Ambrogioni, presidente della Cida la confederazioni di dirigenti, manager ed alte professionalità’. “Quando a luglio scorso dichiarammo che la sentenza della Corte Costituzionale, in tema di perequazione automatica delle pensioni, era stata impropriamente interpretata dal Governo con il dl n.65 (poi convertito nella legge 109/2015) avevamo ragione”, spiega Ambrogioni commentando la sentenza del Tribunale di Palermo che, con ordinanza del 22 gennaio, ha ritenuto che la rivalutazione proposta dalla legge “e’ di entità’ talmente modesta da indurre a ritenere che anche la nuova normativa mantenga un contrasto con i principi dettati dalla Costituzione e con l’interpretazione che degli stessi principi ha fornito la Corte Costituzionale”. Il Tribunale di Palermo ha disposto la trasmissione degli atti di causa alla Corte Costituzionale e, “ora attendiamo con fiducia il pronunciamento della Suprema Corte”, ha concluso il presidente della Cida.

Quindi l’iniziativa del sindacato dei dirigenti ha avuto un primo esito positivo. Molti attendevano la sentenza di Palermo per verificare se procedere ad analoga richiesta ai tribunali di tutta Italia. Adesso è possibile procedere e i pensionati potranno adire l’Autorità giudiziaria per cercare di recuperare quanto il governo ha loro sottratto.

articolo pubblicato il: 01/02/2016

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