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teatro
"Delirio di una trans populista"

a Teatri di Vita di Bologna


La parole del premio Nobel Elfriede Jelinek, il corpo e la voce di Eva Robin’s: un corto circuito deflagrante che diventa, nel nuovo spettacolo di Andrea Adriatico, un delirio populista. Si tratta della prima tappa della trilogia Teatri di Vita dedica alla scrittrice austriaca, nell’ambito del Festival Focus Jelinek. “Delirio di una TRANS populista. Un pezzo dedicato a Elfriede Jelinek”, che vede la partecipazione anche di Saverio Peschechera, Alberto Sarti e Stefano Toffanin, e che è dedicato idealmente a Marcella Di Folco, è in programma a Teatri di Vita (via Emilia Ponente 485, Bologna; infoline 051.566330 – www.teatridivita.it), da mercoledì 13 a domenica 17 gennaio (ore 21, domenica ore 17).

La stagione di Teatri di Vita è sostenuta da Fondazione del Monte e Fondazione Carisbo, con il contributo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, in convenzione con Comune di Bologna e Regione Emilia Romagna.

“Delirio di una TRANS populista. Un pezzo dedicato a Elfriede Jelinek” di Andrea Adriatico, con Eva Robin’s, Saverio Peschechera, Alberto Sarti, Stefano Toffanin; suono, scene e costumi di Andrea Barberini; cura di Daniela Cotti, Monica Nicoli, Saverio Peschechera, Alberto Sarti, Rabii Sakri; grafica di Albertina Lipari de Fonseca. Una produzione Teatri di Vita in collaborazione con Festival Focus Jelinek e il sostegno di Comune di Bologna – settore cultura; Regione Emilia Romagna – servizio cultura; Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

“VOTA TRANS” è il nuovo slogan di una grottesca politica che riesuma antichi sogni totalitari “perché tutti siano davvero tutti”. Un comizio schizofrenico, ispirato al leader politico xenofobo austriaco Jörg Haider, che arringa folle sparute di ardenti fanciulle pronte a immolarsi per la causa. Delirio di una trans populista è un “pezzo” teatrale, Ein Stück, lanciato come il frammento di un discorso, amoroso e rabbioso al tempo stesso, verso il presente. Con le parole di Elfriede Jelinek che si trasformano nella voce e nel corpo di Eva Robin’s. Una rilettura straniante per accarezzare il mondo logorroico della scrittrice austriaca e per sondare il mondo macerato in cui agiscono i fantasmi, fin troppo realistici, dell’orrore quotidiano in cui viviamo. In una visione al contempo politica e psicologica, ludicamente camp e vertiginosamente tragica, dei nostri ingloriosi anni.

articolo pubblicato il: 11/01/2016

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