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arte e mostre
"Gloria in excelsis Deo"

ad Urbino


Urbino celebra il maestro Ilario Fioravanti (Cesena 1922- Savignano sul Rubicone 2012) con una bella mostra incentrata sul tema del Natale (“Gloria in excelsis Deo”) che, a cura di Marisa Zattini, presenta un corposo nucleo di opere in terracotta policroma voluta da Vittorio Sgarbi, Assessore alla Rivoluzione, Cultura e Agricoltura del Comune di Urbino. La città si veste, così, ancor più “a festa” rendendo omaggio ad uno dei più originali protagonisti della scultura italiana del XX secolo. “Conosco l’opera di Ilario Fioravanti da molti anni. Fioravanti è uno scultore di Cesena, nato nello stesso anno di mio padre, il 1922; l’ho cercato nel suo studio, stimolato da Giovanni Testori, il grande scrittore e critico che, per gli artisti contemporanei, aveva una sensibilità speciale ed era in grado di individuare valori veri in mezzo a tanti fasulli o inventati. Quando l’ho incontrato, Fioravanti stava mettendo insieme blocchi di creta per comporre figure che, pur essendo religiose, mostravano comunque un aspetto caricaturale”. Così scriveva nel 2003 Vittorio Sgarbi per introdurre la mostra di Ilario Fioravanti allestita a Spoleto in occasione del Festival dei due mondi e trasferita, poi, a Matera nella Chiesa del Carmine.

A dodici anni di distanza altre opere di Ilario Fioravanti “rivivono” la loro scena qui, ad Urbino. Quando si osservano queste terrecotte policrome di arcaica bellezza, dove l’artista ha preservato integra l’essenza di una fragrante religiosità popolare, nella memoria rivivono i modelli di un Niccolò dell’Arca, di un Guido Mazzoni dove, come sottolinea ancora Sgarbi, “è il sentimento popolare della religione, nella ruvidezza e nella mutevolezza della materia, nella schiettezza elementare della forma, a emergere come una spontanea preghiera” . E nel 2007 lo stesso artista scriveva: “ L’arte non è la realtà. È un’emozione, un mutamento, una trasformazione degli elementi. Mutare quello che noi percepiamo e filtriamo. L’arte non è vedere, fare una cosa com’è, ma il gesto di far vedere, un’operazione più profonda. Nell’arte, nella mia arte, ci deve essere un’attrazione. Fare scultura, così come realizzare un’opera d’arte, non è proporre la realtà fotografica, ma è invece reinventare”.

Filo conduttore di questo evento è il tema, sempre rinnovato, del Natale. Quell’ Annuncio che risuona nella profondità del Tempo e perennemente riecheggia, nonostante tutto e tutti. Fioravanti, in modo poetico e inconfondibile ha saputo, nell’arco di una vita, reinterpretare questo tema declinandolo fra annunciazioni, presepi, angeli, pastori, re magi, piatti istoriati, ciotole ad ingobbio, frammenti di affreschi, disegni e appunti tratti dagli inediti diari. Un tema cardine del quale possiamo fare perenne memoria. “Da quando ho cominciato a lavorare, durante il periodo natalizio, ho iniziato una serie di incisioni... e ora continuo, anche con altri manufatti, questo tema... un momento di gioia da donare agli altri ... un dono”. Sono parole intime, dal tono confidenziale, queste di Ilario Fioravanti che ci partecipano il suo stato d’animo, di uomo e di artista, di fronte ad un evento magico e straordinario qual è il Natale. Il pathos religioso emerge limpido e cristallino anche nel dialogo fra l’artista e S.E. il Nunzio Apostolico Monsignor Pietro Sambi, documentato nel video del 2007 realizzato dalla curatrice - in veste di regista (edizioni multimediali Il Vicolo editore) - nella Chiesa di Montetiffi, nel Montefeltro, congiuntamente a quello che storicizza il dialogo fra il Nostro e il sodale amico Tonino Guerra, svoltosi nell’Oratorio della Madonna della Misericordia, a Pennabilli. Per la mostra, per i tipi de Il Vicolo Editore, è stato pubblicato un catalogo che documenta tutte le opere in mostra, i testi istituzionali, critici e le poesie sui temi natalizi, selezionate, o composte ad hoc, a corredo dei diversi momenti tematici delle opere in mostra.

Fioravanti è uno dei più interessanti protagonisti dell’Arte Italiana. Fin da giovanissimo, prima con il disegno poi attraverso l’incisione e la scultura, si avvicina alle arti figurative. Nel 1949 si laurea in architettura a Firenze. La professione di architetto non lo distacca tuttavia da una necessità “organica” di testimoniare ogni sua emozione ed esperienza attraverso il disegno. Negli anni Sessanta ritorna alla scultura realizzando una serie di ritratti. Negli anni Settanta - Ottanta Fioravanti si appassiona alle espressioni artistiche arcaiche. Guarda con molto interesse l’arte egizia, le terrecotte della civiltà mesoamericana, le sculture nuragiche, l’arte etrusca e quella africana. L’opera omnia di Ilario Fioravanti è testimonianza di quel raffinato affresco narrativo che è stata la sua esistenza, dove l’elemento architettonico trova completamento nella pratica scultorea così come nel segno, nel disegno e nella pittura. Fioravanti era anche un fine scrittore, che rifletteva e dava continuamente testimonianza del suo lavoro a tutto campo, affiancato lungo tutto l’arco della sua intensa e pluridecennale vicenda creativa da un’auto-riflessione sul significato e sulle modalità stilistiche in cui si andava sviluppando; il tutto con una chiarezza e semplicità difficile a trovarsi. Di lui ha scritto Antonio Paolucci, Direttore dei Musei Vaticani: Fioravanti, “con sguardo speciale, ha saputo guardare al cifrato azzardo della vita e della morte e dunque al gioco dei segni e delle premonizioni con la virtù rara e suprema che la Bibbia chiama ‘Sapienza del cuore’. È una contemplazione distaccata e affettuosa che viene dall’altezza dei molti anni e delle molte esperienze, che esige cuore caldo, mente serena e saggezza infinita”.
Fino al 22 febbraio 2016 nelle Sale del Castellare di Palazzo Ducale

articolo pubblicato il: 20/12/2015

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