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il cinema di caino
"Passione d'amore" (1981)

di Ettore Scola

di Gordiano Lupi

Passione d'amore (1981)
di Ettore Scola

Regia: Ettore Scola. Soggetto: dal romanzo Fosca di Iginio Ugo Tarchetti. Sceneggiatura: Ruggero Maccari, Ettore Scola. Fotografia: Carlo Ragona. Montaggio: Raimondo Crociani. Sceneggiatura: Fiorenzo Senese. Costumi: Gabriella Pescucci. Musiche: Armando Trovajoli. Direttore di Produzione: Giorgio Scotton, Gino Santarelli. Aiuto Regia: Paola Scola. Operatore alla Macchina: Adelmo Simonelli. Fotografo di Scena: Paul Ronald. Teatri di Posa: Cinecittà. Doppiaggio: Cooperativa Doppiatori. Edizioni Musicali: General Music. Esterni: Parco La Mandria (Venaria Reale, Torino). Produttore: Franco Committeri per Mass Film (Roma) e Marceau Cocinor (Parigi). Distribuzione: Rizzoli Film. Interpreti: Valeria D'Obici (Fosca), Bernard Giraudeau (Giorgio), Laura Antonelli (Clara), Jean Louis Trintignant (maggiore medico), Massimo Girotti (colonnello), Bernard Blier (maggiore), Gerardo Amato (tenente Baggi), Sandro Ghiani (attendente), Alberto Incrocci (capitano Rivolti), Francesco Piastra, Rosaria Schemmari (cameriera di Fosca), Saverio Vallone (tenente biondo).

Passione d'amore è un film in costume, ambientato nel 1863, che Scola e Maccari scrivono sceneggiando il romanzo simbolo della scapigliatura, quel Fosca, pubblicato a puntate su Il Pungolo (1869) e raccolto in volume, che Iginio Ugo Tarchetti non fece in tempo a terminare, visto che morì a tre capitoli dalla fine (scritti dall'amico e collaboratore Salvatore Farina). Melodramma intenso e cupo, legato al gusto di fine Ottocento per il feuilleton e per le storie passionali estreme, stile amore e morte, quasi un horror sentimentale. Presentato al 34° Festival di Cannes, ottiene una buona accoglienza di critica e pubblico, ma non è uno dei lavori memorabili di Ettore Scola. Vediamo in sintesi la trama, che - a differenza dei normali romanzi d'appendice - non è così complessa e articolata. La storia è raccontata in un lungo flashback dalla voce fuori campo di Giorgio che ricorda Clara (Antonelli) e Fosca (D'Obici), due donne della sua vita, la prima bellissima amante - purtroppo sposata - con la quale intreccia una relazione d'amore, la seconda bruttissima cugina del colonnello (Girotti) che comanda la guarnigione presso cui presta servizio. Giorgio vive una passione intensa per Clara, fino a quando non viene promosso capitano e trasferito in una sezione piemontese dell'esercito, dove in casa del colonnello conosce Fosca. La donna è malata di nervi e nel fisico, innamorata a senso unico del bel capitano, lo tormenta e lo concupisce, fino a quando Giorgio non subisce il fascino oscuro della brutta compagna e si abbandona con lei a una notte d'amore. Il rapporto con la donna - isterica quanto colta e sensibile, orribile come un Nosferatu al femminile - distrugge il bel capitano che viene sfidato a duello dal colonnello e resta vittima della stessa malattia di Fosca. La donna muore felice per aver ottenuto l'amore del giovane, ma trasmette il pernicioso morbo al capitano che finisce per consumare i suoi giorni in compagnia di personaggi deformi, bevendo per dimenticare un male isterico e un'incomprensibile passione d'amore.

Il film fa man bassa di premi: David di Donatello (miglior produttore e attrice protagonista, oltre a nomination per Scola, Maccari e Antonelli e per il miglior film), Nastri d'argento (Miglior sceneggiatura, Girotti miglior attore non protagonista, scenografia e nomination per Scola), Globo d'oro a Valeria D'Obici come attrice rivelazione, Efebo d'Oro a Scola, Miglior film al Chicago International Film Festival e infine nomination a Cannes per la Palma d'oro a Scola (non vinta). La pellicola è ben sceneggiata, fedele al tono cupo e romantico di un testo letterario decadente, ma per essere apprezzata fino in fondo occorre avere un'idea di quel che è stata la scapigliatura nella letteratura italiana e conoscere un minimo la vita dell'autore del romanzo Fosca. Iginio Ugo (pseudonimo in onore a Foscolo) Tarchetti era un militare di carriera che abbandonò le armi per problemi di salute, trasferitosi a Milano entrò in contatto con la scapigliatura e conobbe una donna bruttina e malata di tisi che lo affascinò al punto di vivere con lei una storia scandalosa. Tarchetti morì a trent'anni di tisi, scrisse un paio di romanzi e molti racconti cupi, pervasi da un senso della morte immanente, il suo capolavoro resta Fosca, ispirato alla vera passione d'amore per quella donna conosciuta a Milano. La scapigliatura nasce come movimento letterario settentrionale contrapposto all'idealismo romantico, mette in primo piano l'idea di una vita maledetta, fuori dalle regole, in contrapposizione con i dettami borghesi e con le convenzioni della buona società. La sceneggiatura di Scola e Maccari recepisce in pieno il clima angoscioso e torbido che gli scapigliati costruivano attorno a personaggi cupi e tormentati, infelici, tristi, perduti nei meandri di amori infelici, dissoluti, incompresi. La fotografia di Ragona è perfetta, toni autunnali, colore di fondo giallo ocra, tendenza a sfondi oscuri e tenebrosi, ma anche a panoramiche montane e campestri di ampio respiro, tra boschi e rovine di castelli. Costumi e scenografia privi di pecche, ambientazione senza sbavature e location - il parco della reggia sabauda di Venaria Reale - suggestiva, completata dagli interni girati nei teatri di posa di Cinecittà. Armando Trovajoli compone una vera e propria sinfonia al piano dai toni languidi e struggenti per sottolineare la torbida passione d'amore ed è il musicista ideale per le colonne sonore di film ambientati in epoca ottocentesca. Accenni politici d'epoca: il brigantaggio, la condizione della donna condannata a essere bella e affascinante se non vuole subire l'emarginazione da parte di una società maschile. Film teatrale, recitato quasi tutto in interni e con toni spesso sopra le righe. Non mancano stupende sequenze cinematografiche in panoramica e piano sequenza. Gli attori sono bravi e ispirati, una menzione particolare la merita Valeria D'Obici - protagonista assoluta nei panni di Fosca -, che accetta di imbruttirsi e rende il personaggio di una donna sensibile ma sgradevole con accesi toni melodrammatici. Laura Antonelli ricopre un ruolo meno rilevante nei panni della bellissima amante, protagonista di un paio di caste sequenze erotiche. Non vince il David di Donatello, nonostante la nomination come miglior attrice non protagonista, ma di fatto il suo ruolo è da partecipazione speciale, come indicato nei titoli di testa. Tra gli attori il migliore è Massimo Girotti, colonnello romantico e disilluso ("è un peccato invecchiare senza tanti ricordi"), ma se la cavano bene anche Blier (commensale che racconta barzellette) e Trintignant (medico che ha perso la passione), mentre Giraudeau non è un grande protagonista, visto che sfoggia sempre la stessa espressione imbambolata. Sandro Ghiani recita con la sua voce un buffo ruolo da caratterista nei panni di un attendente incapace e pasticcione sempre deriso da tutti.

Ettore Scola (Trevico, 1931) è un regista - sceneggiatore così importante da non poter essere sintetizzato in una rapida scheda. Proviamoci lo stesso. Si forma al Marc'Aurelio, vera fucina di artisti e di talenti comici, scrive commedie con Ruggero Maccari (per anni suo collaboratore), debutta alla regia nel 1964 (Se permette parliamo di donne). Primo vero successo nel 1968: Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa?, interpretato dagli straordinari Sordi, Blier e Manfredi. Il suo capolavoro riconosciuto è C'eravamo tanto amati (1974), ma non sono da meno Brutti, sporchi e cattivi (1976) - straordinario Manfredi come perfido borgataro - e Una giornata particolare (1977), con Mastroianni e Loren in una delle loro migliori interpretazioni. La terrazza (1980) e La famiglia (1987) sono due piccoli gioielli di film corali, come La cena (1998), forse il suo ultimo capolavoro. Che strano chiamarsi Federico (20113), un documentario omaggio dedicato a Fellini, chiude una grande stagione di cinema che lo vede vincere anche un David di Donatello alla carriera (2009).
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articolo pubblicato il: 07/12/2015

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